Dormire è l'ennesimo compito che non mi riesce bene.

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Dormire è l'ennesimo compito che non mi riesce bene.

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Vi capita mai di pensare di vivere in una stanza troppo piccola ?
Come in una prigione , ma senza sbarre .
Si esce la mattina , puntali, ordinati , con il sorriso di circostanza sul volto e una lista di cose da fare stampata in testa.
Doveri , aspettative… responsabilità.
Sguardi che pesano , silenzi pieni di giudizi , giorni lisci come vetro , sempre uguali , sempre in fila , nei quali ci si ritrova a camminare dentro come delle comparse in un film senza trama.
Si diventa pure bravi , bravi a lavorare anche quando si è stanchi , bravi a fingere che va tutto bene , bravi a non deludere nessuno … a parte se stessi.
Ci si sveglia come dei soldati stanchi che non hanno mai combattuto per se stessi , con il peso di armature che non proteggono , ma schiacciano.
Le aspettative poi, avvolgono come un vestito cucito da mani altrui.
Genitori, insegnanti, amici, società: tutti con la misura pronta, tutti con l’ago in mano.
Tutti pronti a stabilire quale sia il vero valore dell’esistenza.
Per non parlare del peso delle responsabilità, come se vivere fosse un debito da saldare.
Responsabilità verso il lavoro, verso la famiglia , verso un futuro di cui non si sente di voler far parte.
…E poi un giorno ci si rende conto che forse si può evadere da questo carcere invisibile, fatto di abitudini , giudizi e consensi .
Forse basta avere il coraggio di disubbidire al sistema, avere il coraggio di dire No, dove prima si diceva “Certo”.
Avere il coraggio di restare in silenzio , dove non c’è possibilità di ascolto e dialogo.
Smettere di correre e riscoprire la lentezza, la meraviglia delle piccole cose, la bellezza di non sapere tutto , ma di riuscire a Sentire tutto.
Sarebbe bello ritrovare la vera natura umana, smetterla di essere solamente degli automi senza sentimenti.
Sarebbe bello ricominciare a stupire , a creare , provare, cercare e perché no anche sbagliare , amare e finalmente Essere.
La maturità comportamentale è definita dal senso di responsabilità personale.
Uno degli indicatori è quello che io chiamo riversamento. Ovvero quando una persona riversa su altre la responsabilità di una sua scelta, di una sua azione o di una situazione che non riesce a gestire.
Questo è molto palese nelle richieste di aiuto, che spesso sono soltanto riversamenti di responsabilità.
Es: mi trovo in una situazione che io percepisco obbligatoria, una persona mi chiede di andarla a trovare perché non sta bene, io ho moglie e figli, nonché un lavoro che non mi permette ferie a piacimento, ma sono divorato dai sensi di colpa se non ci vado. Non so come fare perché la situazione non è serena e non voglio portare i figli con me, tuttavia voglio mia moglie. Penso di non avere scelta e riverso l'accudimento dei figli su altre persone. Chiedo aiuto a queste perché anziché lavorare sui sensi di colpa e svincolare mia moglie, decido di dare la responsabilità di ciò che non so gestire ad altri.
Per cui altre persone vivono i casini che uno solo non vuole risolversi.
L'aiuto va chiesto soltanto nel momento in cui non c'è altra via, non quando non vogliamo cambiare noi stessi per trovarla. Questo è un concetto che viene considerato normale, ma non è sano ed è normale soltanto per una società malata.
Inoltre il riversamento è il fratello maggiore del Karma. Quando la gente si lamenta è perché spesso ha detto si a situazioni e persone a cui voleva dire no. Cioè ha accettato di prendersi la loro irresponsabilità, i loro doveri e i loro sbagli.
Non è punizione, è che ognuno a modo proprio si rifiuta di crescere e di prendersi la responsabilità di scelte personali.
La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri.
(Antonio Gramsci, dall'articolo “Socialismo e cultura”, pubblicato su Il Grido del Popolo il 29 gennaio 1916)

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"Perché diamine non mi sembra di aver fatto le vacanze, Lloyd?"
"Perché ogni volta che parte lascia al lavoro la cosa più importante, sir"
"Cosa, Lloyd?"
"La testa, sir"
"A volte è difficile dimenticare i propri doveri, Lloyd"
"Mai quanto doverli ricordare sempre dimenticando sé stessi, sir"
"Prossime vacanze devo consultarti per la valigia, Lloyd"
"Molto saggio, sir. Molto saggio"
— Simone Tempia
Che angoscia di umanità, questa in cui viviamo, per la quale le declinazioni di ‘’diritti e doveri’’ sono poco d’altro se non, rispettivamente, la risposta alla domanda ‘’scusi, per il disastro definitivo, che direzione dobbiamo prendere?’’ (Diritti!) e la domanda fatta con sospetto ed ansia a chiunque si sia sottratto alla doverosa costante connessione e condivisione tramite social, per qualche ora (Dov’eri?).
"Dei fatti maturano nell'ombra, perché mani non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora. E quando i fatti che hanno maturato vengono a sfociare, e avvengono grandi sventure storiche, si crede che siano fatalità come i terremoti. Pochi si domandano allora: «se avessi anch'io fatto il mio dovere di uomo, se avessi cercato di far valere la mia voce, il mio parere, la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci