Tra le cose che odio, di questo lavoro, c'è poi una questione meramente pratica tra noi colleghe: il menefreghismo. Quando c'è tanto stress, quando c'è tanto lavoro e siamo in sofferenza, ad un certo punto ognuna di noi va a cazzi suoi. Mentre per me sarebbe normale e fondamentale la coalizione di modo da alleggerire il carico per un po' tutte, per quanto è possibile; loro invece se ne sbattono, anche se tu sembri stare loro particolarmente simpatica. Allora due colleghe, deludendomi profondamente – non tanto una, che è una testa di cazzo anche normalmente, ma soprattutto l'altra alla quale tengo e che mi sta tanto simpatica – hanno preso questa settimana il giorno libero, sapendo che le tre nuove arriveranno dal primo giugno e che tutte le altre non lo hanno preso; questa mattina dato che c'era quella libera nessuno aveva fatto lavanderia, quando sono entrata ho notato e mi sono messa subito a fare quel che c'era da fare e non solo non ho ricevuto aiuto dalle altre che avevano il turno come il mio ma una, vedendo che ho dimenticato della roba su di un posto dove non doveva stare mi fa “come ma hai lasciato questo di là?”, le rispondo che l'ho dimenticato, lei toglie quello che ho dimenticato e se ne va senza aiutarmi. Oltre al danno anche la beffa, insomma. E così via dicendo, potrei fare delle liste enormi di tutti questi atteggiamenti di chi te la vuole fare pagare, ma pagare di che cosa che tanto quanto sei stanca tu, lo sono anche io? Eppure la devono far pagare, si fanno i dispetti l'una con l'altra, tra cui me ovviamente. Io cerco di fare le cose per bene ma davvero mi sento avvelenata esistenzialmente. È proprio una questione di etica, come se venissero a mancare dei principi fondamentali per la comune collaborazione lavorativa. Potrei fare, poi, un elenco altrettanto lungo del resto del personale, di quelli che si sentono di grado superiore perché non lavano i cessi come noi che i cessi li laviamo anche a loro. Non ti vedono come lavoratore o lavoratrice neanche loro, semplicemente non ti vedono affatto tanto quanto i clienti, con la differenza che i clienti stanno qualche giorno e si tolgono dal cazzo, questi invece se vai fortunata te li togli dal cazzo ad ottobre altrimenti a marzo. Tanto per fare un esempio, la sera a me tocca lo spogliatoio di una parte del personale, c'è una carta caduta a terra davanti ad un armadietto da giorni, io ovviamente aspiro e lavo a terra tutti i santi giorni ma questi non si degnano neanche di raccoglierla e buttarla nel cestino che c'è nello spogliatoio stesso. Ecco, io ho deciso che quella carta lì è e lì rimane.
Sono tutte queste dinamiche che mi fanno stare peggio, oltre allo stress del lavoro, alla governante incapace e arrogante, anche lei ovviamente non collaborativa ma anzi ostacolante. Tutte le sottili ingiustizie che vedo e che subisco da parte di colleghe e di gente che lavora altrettanto pure se una mansione diversa mi mandano il cervello ai matti. Forse erroneamente ne faccio una questione personale e mi sento, tra le altre cose, anche impotente nel non poter cambiare la struttura mentale di questi tarati. Allora somatizzo tutto: nervi infiammati, incubi, raffreddore, l'ultima il vomito durante la pausa.
Sono stufa di subire. Un giorno parlerò in maniera più generale di questi problema, appunto, strutturale; ma non è questo il giorno. Intanto vado a farmi una doccia e cercare di lavare via questa vergogna, questa umiliazione, questa tristezza.