Vedo in giro delle foto del mare ma penso che non mi manca affatto, anzi mi danno delle sensazioni negative, mi sento a disagio, in allarme, forse angosciata. Vedo i monti, il verde e mi dà tutto una sensazione di pace, di vastità, di respiro a pieni polmoni. Eppure adoro l'acqua, è il mio elemento, mi piace stare in acqua e farei volentieri un bagno, sia un normale bagno caldo, sia un bagno al mare o proverei in piscina o al lago – anche se una mia collega ha fatto il bagno al lago e si è presa un batterio, così lo ha chiamato. Ma la vista della spiaggia, del mare mi suscita ricordi che non mi lasciano addosso delle sensazioni piacevoli, mi ricordano le mie estati solitarie, calde, piene di conflitti, di urla, di corse all'ospedale, più povere del resto dell'anno, dove il mare era l'unico svago e lo odiavo così tanto perché era così noioso fare ogni giorno la stessa cosa con le stesse persone e allora persino le commissioni in paese erano belle e divertenti, persino le visite all'ospedale o visite mediche in generale erano come una sorta di uscita piacevole invece che stare là ad annoiarmi, e se durante una di quelle uscite papà virava verso il centro commerciale o allungava il percorso prendendo strade diverse, oh che meraviglia! Quando capitava poi che andavamo nella località marittima e vedevo tanta gente che passeggiava, tanti ragazzi fare gruppo, stare insieme, divertirsi giocando col pallone o con le racchette, correre e buttarsi in acqua, seminudi giovani e bellissimi, quando vedevo tutto questo ero così invidiosa! Avrei voluto essere anche io così giovane, così bella, così spensierata, il fidanzatino estivo, le feste in spiaggia, le passeggiate, la pizza la sera, il gelato in centro. Ero così affamata di vita! Invece vedevo quella gente da dietro il finestrino dell'auto, li guardavo e sognavo, li vedevo da lontano sperando che un giorno magari... Per poi ritornare a dove badare alla povertà, ai conflitti familiari, alla solitudine, ai medici. Morivano anche i sogni, d'estate più che d'inverno.