Di recente ho parlato con un uomo fiero di non volere nessun tipo di relazione col genere umano e ostinatamente cosciente di quanto non gli frega nulla del prossimo. A esclusione dei rapporti formali o di ruolo (lavoro, condivisione di spazi, situazioni sociali standard), per lui è importante soltanto il suo nucleo familiare.
In sintesi: si fottano tutti tranne moglie e figli.
Quest'uomo ha una figlia di 18 anni che già dai 10 presentava le stesse caratteristiche e che oggi hanno anche in lei la fermezza di chi dice ad alta voce: tanto a me non frega niente di nessuno.
L'altra figlia che di anni ne ha 13, non dice, ma rivela nel comportamento una prepotenza di fondo che trapela la stessa superiorità emotiva. Avendo una personalità di base più portata alla socialità tuttavia indossa una maschera più docile e mirata ai suoi scopi.
Il padre si preoccupa per loro, soprattutto per un fattore finanziario, ma non si rende minimamente conto delle conseguenze che il suo corpo emotivo e il suo comportamento hanno generato.
Questo è quello che intendo quando ripeto che le parole con l'educazione emotiva hanno il peso di una piuma, mentre l'esempio pratico è quasi l'unico a produrre risultati.
Molti genitori si preoccupano del futuro della loro prole dal punto di vista materiale e non vedono quello che creano a un palmo dal naso nella struttura del pensiero.
Come lui, dietro il concetto di famiglia, chissà quanti ce ne sono, poi si arriva a un livello di odio sociale collettivo e ci si chiede come mai.
Poi è colpa dei giovani...