Connettersi con il proprio io interiore
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto ci trasformiamo.
Secondo il buddismo la pace si raggiunge riuscendo a connettersi così profondamente con il proprio io interiore da non subire nessuna interferenza dagli stimoli esterni.
È un percorso lungo e complesso, soprattutto per le persone emotive a cui basta una risposta cattiva per sentire la propria energia alterata.
Credo che i protagonisti di questo percorso di ascolto interiore siano fondamentalmente tre:
Connettersi con il proprio io più profondo presuppone un buon punto di partenza in cui il nostro grado di consapevolezza sia già delineato. Poi, come scrivevo, è vero che mutiamo quotidianamente, ma la propria natura permane anche al variare della superficie.
La difficoltà più grande ho scoperto essere insita nella capacità di rompere quegli strati protettivi che ciascuno di noi erige nel suo animo, quelle corazze che, più o meno consapevolmente, costruiamo a difesa della parte più fragile del nostro io.
Mi piace immaginare la mia essenza come una piccola larva inerme, nascosta nelle profondità di una foresta intricata, e concentrata nello sforzo di attuare la sua metamorfosi.
Qualcuno di noi riesce a diventare farfalla, ma la maggior parte rimane larva o, nella migliore delle ipotesi, bruco.
Connettersi con il proprio io interiore è un percorso lungo, accidentato, spesso doloroso. Richiede molti anni e molta solitudine, ma se inizi a intuire i risultati che potresti raggiungere, la seduzione di quella luce ti spinge a non fermarti.