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Coincidenze…
Stamattina apro il telefono e trovo il un real di Instagram mandato della mia collega di lavoro.
No, non sapeva nulla dell’accaduto,
anzi che sono caduta…
testo autobiografico - esperienza extracorporea)
Ricordo perfettamente quel momento, anche se avevo solo otto anni. Era il compleanno di mia nonna ed era una giornata d'estate quasi come le altre, finché non sono caduta dalla bici e ho sbattuto forte la testa. Ma ciò che è successo dopo non è spiegabile con le parole che usiamo tutti i giorni. So solo che non era un sogno. Non poteva esserlo.
Mi sono trovata sospesa nel nulla. Non c’era luce, non c’erano suoni, non c’erano pareti o confini. Solo buio. Eppure non faceva paura. Era come essere una fiamma azzurra sospesa nell’aria. Ero lì, cosciente di me, ma completamente priva di corpo. Non avevo le mani, le gambe, nemmeno gli occhi. Eppure... vedevo. Non con gli occhi fisici, ma con qualcosa di più profondo, come se stessi “percependo” con l’essenza stessa del mio essere.
Provavo a muovere le mani, ma non le avevo. Sentivo però l'intento, il desiderio di farlo, come se il ricordo del corpo fosse ancora dentro di me. E in quel momento ho capito: le mani, le braccia, ogni parte del corpo, non sono altro che delle estensioni. Servono per toccare il mondo, per interagire con la materia, ma non definiscono chi siamo.
La cosa che mi ha colpita di più però non è stata l’assenza del corpo, ma la presenza assoluta della mia coscienza. Io ero. Ero viva, consapevole, presente. Senza tempo. Come se tutto si fosse fermato o, forse, come se il tempo non esistesse affatto. In quell’istante ho avuto la netta sensazione che il tempo, così come lo conosciamo, sia solo una delle tante linee che attraversano un universo molto più vasto, fatto di infinite realtà, mondi, dimensioni. E io ero finita in uno spazio intermedio, tra una linea temporale e l’altra.
Ma non avevo paura. Non sapevo dove fossi, né come tornare alla mia vita, alla mia linea del “presente”. Eppure dentro di me c’era una fiducia inspiegabile, profonda, quasi primordiale. Come se sapessi che qualcosa, o qualcuno, mi avrebbe riportata indietro. Come se tutto avesse un ordine, anche quando sembra il caos. Non c’era bisogno di lottare o di capire: bastava affidarsi.
E così, in un modo che ancora oggi non riesco a spiegare, sono tornata. Ma quella sensazione non mi ha mai lasciata del tutto. Da allora, una parte di me è rimasta consapevole che esiste molto più di ciò che possiamo vedere e toccare. Che siamo qualcosa di eterno, che attraversa i mondi, le vite, le forme.
E che, forse, morire... non è davvero la fine.
Se nessuno oggi te l’ha ancora detto, te lo dico io:
Prendila con leggerezza, che tutto si aggiusta, che troverai la tua strada e il tuo tempo. Ora ti sembra tutto così maledettamente confuso, ma capirai che tutto ha un senso, le cadute, le lacrime, le mancanze. Che essere leggeri non significa essere superficiali.
Sono caduta. Mi sono rialzata. E poi sono caduta ancora. E ancora. E alla fine sono diventata più chiusa di com'ero, per difendermi, per non essere più toccata da cose che fanno male.
Roberto Emanuelli, Ora amati

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That poor eyeball from Final Destination 5...
(I didn't create the movie nor the eyeball, the hottie or the franchise, obviously)
Il tuo sguardo brilla
Come stelle nel cielo
Il tuo sorriso riscalda
Come il sole estivo
Cammini fiera e sicura
Ignorando chi aspetta
Una tua caduta
Ma non sanno
Che ti rialzi
E continui la tua strada
Nascondendo le ferite
Aspettando la pioggia
Per non piangere da sola
Cammini per la strada
Con il viso sorridente
E le ferite sotto il mantello
Come fanno in pochi
Con il cuore in mano
Per donare gentilezza
Per donare dolcezza
Dove sei unica in questo mondo
Cit. @pensieri-liberi-nella-mente
«Perché dovunque fugga è sempre l’inferno; sono io l’inferno.»
-Paradiso perduto, John Milton
L’angelo discese sulla Terra, le sue maestose ali spalancate verso il cielo. Un battito, poi un altro, sempre più giù verso le montagne. Era un tardo pomeriggio d’estate e poco più a valle risuonavano gli echi di un esercito in guerra. L’angelo scosse la testa. Gli umani trovavano sempre una ragione per combattere, ma non ci si doveva stupire. Persino le creature celesti non potevano dirsi totalmente estranee alla guerra.