In Italia le cellule anarchiche sono attive, e lo sono un po' di più che nel resto d'Europa
Gli attentati posti in essere dagli amici della Salis & Co. non sono “opposizione sociale” al Governo ma un vero atto di guerra agli Italiani onesti e rispettosi delle regole e che rappresentano la spina dorsale di questo Paese.
Più sotto trovate l’articolo di Anna Fabi sui danni (anche economici) creati da chi odia l’Italia e gli italiani.
(…) I dati di Unimpresa e i report…
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Gli atei non fanno attentati terroristici; si è atei poiché intelligenti e quindi non inclini alle soluzioni semplici, come un banale omicidio in stile "dio ebraico-cristiano".
Fu Mihajlo che spinse Sejdov ad entrare in contatto con i partigiani
Fu Mihajlo che spinse Sejdov ad entrare in contatto con i partigiani
Trieste, quartiere di Opicina: Chiesa Parrocchiale – Fonte: Wikipedia
Trieste: Via Carlo Ghega – Fonte: Mapio.net
Il 2 aprile 1944 una bomba esplode al cinema di Opicina, sobborgo di Trieste: muoiono 7 soldati tedeschi. La mattina seguente 71 persone, prelevate dalle carceri giudiziarie di via Coroneo, vengono fucilate per rappresaglia presso il poligono della frazione stessa. Il 22 aprile 1944…
Il mondo non è un bel posto, ci dona grandi spettacoli, ma non è un bel posto per viverci. La colpa è della razza umana. La razza umana tra tutte le creature del mondo è la più crudele, capace anche di grandi cose ma è la più crudele. La crudeltà umana si manifesta spesso attraverso una religione. La religione è un credo che ha portato e porta a grandi tragedie l'umanità, ci ha donato grandi cose, ma ha generato dei mostri. Il mondo, l'uomo e la religione. Io spero in un altro mondo, in un'altra umanità e in un altro credo. Ma non sarà di sicuro in questa vita. Perché questa vita è fatta per farci vivere in questo mondo.
[da ripetere come un loop]
- Libero De Mente
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Il bilancio dell’assalto resta al momento di 3 morti e 13 feriti, 9 dei quali gravi- «Ho visto corpi a terra»: la paura dei clienti dei ristoranti di Ascione e Bianconi- Chi è il killer: sfuggito a 27 arresti
È ora di dirlo, chiaro e netto. A dire la verità non è la prima volta che lo faccio, ma ora lo farò fuor di denti: l’Islam è, per sua stessa natura, contro ogni forma di democrazia, rispetto dei diritti umani, inclusi quelli religiosi, politici, civili, sessuali, qualunque cosa decente abbia prodotto la nostra (tanto vituperata da alcuni stessi suoi membri, che evidentemente non hanno la minima idea della storia del mondo) civiltà occidentale.
Sono nostri nemici, nemici mortali di qualunque cosa non rientri nel loro libro sacro, che NON è interpretabile e emendabile in nessun modo: se non ci credete, anime belle, sono decisamente e totalmente cazzi vostri; informatevi o meno, non fa nessuna differenza. E del terzomondismo novecentista in cui ancora credete ciecamente, per cui loro sarebbero proletari esattamente come voi, loro se ne sbattono: siamo tutti uguali, tutti cani infedeli, alcuni da usare e sfruttare per meglio sottometterci poi. E se li paragonate al Cristianesimo, che qualche passetto avanti l’ha fatto, per sua scelta o per la volontà di stati laici e democratici che qui in Occidente sono nati, e per la maggior parte sono ancora solo qui, manco vi rispondo, anzi no, andate a cagare.
Sono pochi, sono radicalizzati, sono lupi solitari, non cambieranno le nostre abitudini, sono cose con cui dobbiamo imparare a convivere, occorre che nelle loro moschee i sermoni (o come caspita si chiamano, affari loro) vadano enunciati nella lingua del paese dove sono situate, bisogna educare, integrare, assimilarci e, magari, meticciarci, bisogna evitare atteggiamenti di insofferenza e di esibizione di nostre tradizioni religiose o, peggio, d’odio da parte nostra, per non indurli in tentazione (Dio, perdonami di questa citazione) di accopparci come cani infedeli.
Ancora dubbi? Andate a toglierveli, che ne so, in Pakistan, magari chiedendo ad Asia Bibi che ne pensa della libertà religiosa nei paesi islamici e, se magari credete che sia prezzolata dal capitale o dal Vaticano, andate, andate in giro con croce al collo e col vostro cane, diciamo nero, al guinzaglio, andate a predicare il Vangelo esattamente nello stesso modo che i barbuti fanno dalle nostre parti col loro libro sacro, andate e fatemi sapere … ah, sì, dimenticavo: ho idea che non ci vedremmo per un bel po’ di tempo.
E voi, animalisti incazzati, andate a vedere che fanno, qui accanto a voi, con la loro festa dell’Eid Al Adha, voi che gridate al macello e cominciate a berciare come tanti piccoli Savonarola per le macellerie ad ogni agnello pasquale che vedete in vetrina. Andate e informatevi sul modo che hanno loro di macellarli. Ma di questo, manco una parola, eh?
Ma chi se ne sbatte, il tempo dei sofismi e dei ragionamenti pacati è finito, e l’hanno fatto finire loro, gli islamici voglio dire, e voi, già citate anime belle, che manifestate e protestate al minimo alzo di sopracciglio di un maschio (di etnia indoeuropea, ariano per intenderci) come apprezzamento verso una donna e vi girate dall’altra parte, o riuscite perfino a minimizzare, di fronte a raccapriccianti fatti di cronaca, se commessi da individui di etnia africana o mediorientale (vedi gli stupri di Rimini dell’agosto ‘17, gli infami assassinii di Pamela e Desirée), più millanta altri fatti criminali di cronaca, fatti che, vale davvero la pena di ricordare, non sarebbero mai successi se agli autori non fossero state allegramente aperte le porte d’Italia, permesso di rimanere vita natural durante e garantito un mantenimento a sbafo.
Il clima di odio e paura che le destre e la Lega hanno e stanno creando? Errore: il clima di odio e paura l’avete creato voi, eh, sì, proprio voi, cari amici di sinistra e cattolici buonisti, non regolamentando gli arrivi incontrollati degli sbarcanti, non comunicandone i numeri fuori controllo e l’eventuale numero massimo delle persone da ospitare, passando sotto silenzio i costi dei mantenimenti di baldi giovanotti (la stragrande maggioranza, contro minoranze sparute di donne e minori), argomentando senza criterio di fughe dalle guerre quando, se questa cosa fosse stata vera, altro costoro non sarebbero potuti essere chiamati che vili codardi, avendo abbandonato al loro tragico destino di assassinii, stupri, schiavizzazione, saccheggi e altro i loro genitori, fratellini e sorelle, nonni e via col parentado, sottraendo anche loro i risparmi per pagarsi il viaggio verso il Bengodi europeo, soprattutto italiano, direi, coprendo loschi affari con le cooperative locali (vi ricorda niente Massimo Carminati e mafia capitale?) e opache ONG, che altro si è visto che non erano che traghetti diretti Libia/Italia, giustificando occupazioni illegali di stabili, avendo più un occhio di riguardo per i non Italiani che per i cittadini regolari, sia per quanto riguarda gli emolumenti che per i crimini commessi, insistendo oltre ogni decenza per l’approvazione dello ius soli, che altro non era che un modo per trovare nuovi voti per le imminenti elezioni del marzo ‘18, sapendo benissimo che i vecchi li avevate ampiamente persi.
In pratica, finché avete potuto avete nascosto sotto il tappeto tutto quanto sopra. Poi il tappeto non è più riuscito a contenere quanto ci avevate infilato sotto e le cosucce sono venute alla luce. Salvini & Co. questi scheletri nell’armadio non li hanno certo creati, gli autori siete decisamente voi e, questo sì, della cosa ne hanno approfittato, hanno cavalcato l’onda del malcontento popolare che voi stessi avete provocato, se ne sono ampiamente giovati sotto il profilo elettorale e di successivi consensi.
E giuratemi sui vostri figli, se li avete, o su quel che vi pare che non vi viene il minimo dubbio, la minima esitazione, la seconda occhiata al prossimo mediorientale che incrociate per strada o su un mezzo pubblico, con cui magari condividete il condominio, con cui lavorate insieme (dei ricchi radical chic non mi occupo, certo loro non vanno sui bus, non vivono nei condomini e il lavoro, se lo fanno, non è certo alla catena di montaggio).
Ve ne rendete conto? Macchè, lo so benissimo, Non siete altro che comunisti di Pavlov®, che gridate in riflesso condizionato al fascista al minimo accenno di opinioni diverse dalle vostre; non fate neanche più ridere, guardate.
E adesso, viva sempre la libertà di parola e di manifestazione, andate a esporre le vostre tesi di accoglienza senza se e senza ma e di integrazione, andate pure liberamente e, ovviamente, senza censure, andate a dirle alle famiglie delle vittime dell’infame musulmano e dei feriti ricoverati in ospedale, tra cui, con la faccia da culo che vi ritrovate, pure ai parenti del povero Antonio Megalizzi, il giornalista italiano che si ritrova una pallottola nel cervello. Andateci pure, infami.
E manco un ripensamento, manco un dubbio, manco una resipiscenza: fate, fate pure, che col vostro atteggiamento da struzzi con la testa sotto alla sabbia siete i migliori fiancheggiatori, i perfetti utili idioti di quelli che vogliono fare di tutta l’erba un fascio (paragone azzeccato e voluto) e cacceranno o tenteranno di cacciare tutti i non Italiani, buoni e no, sbarcati e residenti regolari da anni, magari in retate simili a quelle di tragica memoria, come nell’autunno 1943 a Roma. Teste di cazzo, imbecilli, ciechi, nella migliore delle ipotesi tonti alla Forrest Gump! E, se siete troppo giovani per averli visti, ecco i cartelli esposti un tempo in tanti piccoli esercizi di paese: questo succederà, e gran parte sarà stata solo colpa vostra.
P.s.: e fate un pensierino anche su che avrebbero fatto, e hanno già fatto in situazioni simili, paesi del cosiddetto socialismo reale, come nel Xinjiang in Cina, furbacchioni.
Ri-p.s.: siete peggiori di lui, che almeno nella sua testa bacata ha accoppato gente perché crede in qualcosa di trascendente. Voi, invece, siete solo dei consapevoli e volenterosi complici di tanta nefandezza.
Ieri Spotify, tra i prossimi “concerts near you”, mi suggeriva anche quello di De Gregori, il 20 Ottobre, al “Bataclan”.
“Ba-ta-clan”, si chiamava così in origine il posto, dal nome di un operetta di Jacques Offenbach. È un locale storico, fu costruito nel lontano 1865 e da allora, fino al 2015, era già stato scenario della storia, ma di una storia di spettacolo, di cultura, di divertimento e spensieratezza.
Ba-ta-clan…
Sono quasi due anni che vigliaccamente, forse per “pudore”, per rifiuto, per dolore, evito anche di passarci davanti.
Ba-ta-clan, tre sillabe, come qualcosa che crolla in un tonfo, “Ba-da-bam”!
Prima di due anni fa, conoscevo già quella sala concerto e quello mi sembrava solo un nome buffo, simpatico, “allegro”. Un nome, un posto, un locale, che in una notte diventò un rumore.
“Ba-ta-clan” sentivo ripetere quella maledetta sera, insieme a “fusilliades” e non capivo, le parole erano chiare alla mia mente, ma qualcosa la teneva bloccate in qualche intercapedine. Non riuscivo a capire. “Quoi?”, ripetevo intontita.
“Ba-ta-clan”…“fucillades”, “morts”, “blessés”…
“ba-da-bam”!
Stavo lavorando, mi trovavo a Montparnasse, nel 14°, sulla rive gauche, con un fiume a separararmi dal disastro. Le persone intorno a me si scambiava informazioni, silenziose, come formiche. A ripetere quella parola dal suono buffo che adesso stava diventando qualcos'altro.
“Ba-ta-clan”, continuai a lavorare sotto il peso di quel suono bisbigliato dalla gente. Preparavo le crêpes e osservavo, davanti a me, una sala piena di persone che continuavano a mangiare.
Ero come un musicista del Titanic, continuavo a suonare per la gente che ballava mentre il mondo ci crollava sotto i piedi. E non capivo, non capivo niente.
Quella sera molti locali chiusero prima, la gente si ritirò nelle proprie case, i taxi sembravano non bastare… questo almeno è quello che mi dissero dopo. Perché io, in quelle interminabili ore, continuai a lavorare fino a chiusura.
Trovai un taxi, senza particolari problemi, ma il viaggio fu lungo attraverso la città, fatto di giri e strade alternative. Polizia e pompieri ovunque, elicotteri che ci sorvolavano, strade sgomberate, vuote, nastri a delimitarle.
Il tassista teneva la radio accesa e non ci scambiammo una sola parola per l'intero tragitto, ognuno chiuso nei propri pensieri.
“Bataclan”… ripeteva la radio. E quel posto mi rimbombava in testa. Me lo figuravo attingendo ai miei ricordi, quella specie di pagoda colorata che una volta metteva allegria.
Chissà cos'era diventato.
Il giorno dopo presi la bici e arrivai fino in place de la République. Ma mi fermai lì. Ero vicina, guardai per un momento gli striscioni, i fiori e le candele sotto la statua al centro della piazza, la gente radunata intorno. Poi guardai verso la mia destinazione, rimasi incerta mi voltai e tornai indietro.
Da allora non ho più superato quella piazza, fino ad ieri.
Ieri ho preso la bici e sono andata ad affrontare il “Bataclan”. L'ho visto da lontano, pareva uguale. Una specie di pagoda tutta colorata. Mi sono fermata a guardarlo, dall'altra parte della strada.
Come al solito spiccava quasi “buffo” tra i palazzi grigi e “ordinari” che lo circondano. Ancora chiuso, le luci spente, i tendoni, le transenne all'entrata per contenere le solite code di persone. Quel posto non pareva cambiato, alla vista. Ma nel mio animo cos'era diventato? Ancora non lo capivo. Ho osservato la gente che gli passava accanto, il traffico che continua a scorrergli davanti, i semafori a lampeggiargli intorno. Ho osservato “la vita che va avanti”. Il mondo che non crolla nonostante tutti i “ba-da-bam”. Eppure non ne ero confortata. Non mi sono sentita meglio.
Continuo a non capire, a non capire niente. Sono ancora confusa, frastornata come quella sera, con la testa piena di “quoi” e “pourquoi”.
Negazione
Rabbia
Contrattazione
Depressione
Le ho attraversate tutte nel corso di questi due anni. Mi manca ancora la “Accettazione”. Ma come faccio ad accettare quello che ancora non capisco?
“Bataclan”, ho letto ieri sul tendone. “Bataclan” ho bisbigliato triste a me stessa. “Bataclan” ha rimbombato nelle mie orecchie. Per me quel posto è rimasto un rumore.