Il castello del silenzio
Le stanze hanno il passo pesante di chi decide,
le pareti il colore di un patto sbiadito.
Lui parla di amore, ma è un re che divide
la sua proprietà dal resto del nido.
Lei muove le mani come un’ombra cortese,
sposta specchi e silenzi, dondola i passi,
un oggetto tra gli altri, comprato a sue spese,
un fiore di cera intrappolato tra i sassi.
C’era una volta una promessa di seta,
diventata catena nell’oro di un anello.
C’è una donna che vive come un’eremita,
prigioniera d’autunno dentro al castello.
Ma sotto la cenere, dove lui non s’addentra,
dove l’occhio padrone non può mai guardare,
un battito vivo e segreto rientra
e ricomincia, pian piano, a sognare.
Sogna una mano che non chiede il possesso,
ma sfiori la pelle come un soffio di vento;
un uomo che salvi quel bacio concesso,
che porti la luce dentro al cemento.
Un amore pulito, che non esiga il riscatto,
che sappia guardarla senza darle una fine.
E mentre la casa consuma il suo atto,
lei vola già oltre le sue tapparelle vicine.













