Questo periodo, questo momento, è così difficile, mi ritrovo in una situazione che ormai conosco bene, fin troppo bene, quest’apatia nauseante, questo grigio che fa spaccare la testa, questa voglia di piangere senza ragione, questa piccolezza, questo sentirsi così insignificante.
Eppure ora è diverso, o dovrebbe, ora so come tirarmi su, una doccia, gli amici, un po’ di svago, e non passa nulla ma almeno ci faccio meno caso.
E invece eccomi qui a voler irrimediabilmente buttarmi sul letto e non fare altro, affogarmi in un sonno che mi intorpidisca i pensieri, annullando tutto finché non passa.
Ignorando chi non vorrei ignorare. Lottando con me stessa tra quello che so essere razionale e quello che vorrei. Chiedendomi ancora una volta se posso farcela, sapendo che la risposta è si ma pensando che sia no.
La parte peggiore? Dovermi trattenere.
Essere costretta a non isolarmi, a dovermi mantenere su perché non sono fisicamente sola, non posso far capire che sono giù.
Peggio ancora? Sapere che sono solo lagne.
La consapevolezza che dovrei baciarmi i gomiti, che ci sono persone che stanno morendo tutti i giorni, a migliaia, sole, che ci sono persone che stanno facendo turni interminabili sentendosi impotenti.
Poi il futuro, questo incasinato enorme niente, che non riesce a prendere una forma da nessuna parte, in nessun modo, le tantissime possibilità in cui neanche una sembra essere il giusto pezzo di puzzle, che continuo a rigirare e rigirare, cercando di incastrarlo ovunque, inutilmente, al punto che probabilmente ne prenderò uno a caso e lo romperò nel tentativo di farlo combaciare con qualcosa che non ha nulla a che fare con la sua metà, con il continuo adatto.
La domanda resta sempre la stessa, perché non posso essere diversa? Perché devo sempre complicarmi?