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questa è un po’ vecchio stile (ahimè), ma…
… come si dice: prima si conosce la regola e poi si può infrangere!
Dunque, la regola che vi enucleo oggi vorrebbe che gli imperativi alla seconda persona singolare dei verbi stare, andare, fare e dire fossero, rispettivamente:
sta’ (non stai);
va’ (non vai);
fa’ (non fai);
di’ (non dici).
Dunque, perché tutto questo? Ovviamente e prevedibilmente, la colpa è del nostro caro latino. Queste forme continuano infatti, e piuttosto banalmente, quelle imperative presenti del latino:
stā (con vocale lunga, infatti spesso le lingue antiche attribuivano una distinzione anche di significato tra parole con vocali brevi e parole con vocali lunghe);
vade (vedi vade retro);
fac (che non è una brutta parola);
dic.
Mentre, per quanto riguarda gli apostrofi? Perché non stà, và, fà e dì?
Relativamente semplice: parliamo di parole apocopate, cioè troncate nel finale di parola. Il segno diacritico che segnala il fenomeno dell’apocope è dunque l’apostrofo, giammai l’accento. Né grave, né acuto: è indifferentemente errato.
Dunque, quando mandate a quel paese qualcuno, preoccupatevi di mandarcelo bene. Ditegli: va’ a fan… (perché poi se ci fate caso la stessa parola per intero non si costruisce con la forma vai). Non vai!
Piccola postilla: la parola dì esiste col significato di parte del giorno caratterizzata dalla luce del sole, ed ha l’accento per poter essere distinta dalla preposizione semplice di.
Rebloggate se gradireste un post sul fenomeno dell’apocope e del suo complementare sincope (che non è uno svenimento) o, ancora, sulla distinzione di significato che nelle lingue antiche era determinata dalla sola lunghezza vocalica.
Alla prossima!
Nella lingua italiana…
…c’è una frase che trovo
più profonda rispetto ad un:
“Ti amo”…
Mi fai emozionare…
…mi stravolgi con dei sentimenti contrastanti e mi fai sentire viva.
È un po’ come il mare:
bellissimo quando è calmo
ed affascinante in tempesta…
AT
p i e r c i n g
Pietra filosofale
Immagine: una dozzina di lapis (da Flicker?)
Avete verificato se uno di quelli che usate sia per caso un lapis philosophorum?
La solita nota: quello che nel Granducato di Toscana, e in qualche altra rara zona, si chiama lapis, alcuni lo chiamano matita.
Nota: no, non sono [OT] con questo post: chi mai può dirsi lettore se non legge un cartalibro usando, e spesso, anche un lapis?

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Il miglior momento per tenere a freno la lingua è quando senti che devi dire qualcosa per non scoppiare.
Josh Billings
Licking. Salve from Gifer.com.