Da cotesta ignoranza e dal materiale concetto della religione, ridotta a recitazione di formole [sic], o vuote di contenuto, o non intese, a feste, luminarie, spari, segue, nel più gran numero di preti, una vita d'ozio, con tutte le sue più o meno deplorevoli conseguenze in rispetto al costume.
Vi sono paesi ne' quali il clero, specie quello giovane, non sapendo come impiegare o, meglio, sprecare il proprio tempo, si riunisce, dopo messa, con tutti gli oziosi del paese in qualche caffè o in qualche bettola, per giuocare a carte sino all'ora di desinare: e la sera, di nuovo, sino a tarda ora. Con il giuoco fiorisce, naturalmente, in bocca allo stesso clero, il turpiloquio e la bestemmia. Ricordo che un giuocatore, perdendo, principiò a bestemmiare Iddio; ebbene il compagno di giuoco, un prete, scoppiò a ridere, e non faceva che aizzarlo; mentre l'altro, vieppiù stizzito, vomitava tali orribili bestemmie da fare allontanare, inorriditi, molti laici, senza che il prete cessasse dal ridere e dallo sghignazzare... E potrei dire altro, intorno all'impiego del tempo da parte di molti preti, in certi paesi, che dovrebbero essere evangelizzati da uomini apostolici, e sono invece abbandonati a sé, nell'ignoranza e nella superstizione; depressi, per giunta, moralmente, dal malo esempio del clero; ma riuscirei ancor meno edificante dacché appunto a cotesta vita oziosa segue l'abuso nel mangiare e bere e la disonestà del costume.
C'è paesi interi ne' quali le donne sono obbligate a cercar lontano il confessore; o ad aspettar la venuta delle missioni, per accostarsi a' sacramenti, per timore d'avvicinare i preti disponibili, notoriamente corrotti. L'uso delle “sollecitazioni”, in certi paesi, è così diffuso, che una buona vecchietta, interrogata abilmente, un giorno, uscì in questa eloquente espressione: «Che vuole! È un fatto generale: dice che almeno una volta al mese bisogna cedere... Dopo tutto son uomini come gli altri».