Siete tutte uguali voi o troppo diverso io?

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Siete tutte uguali voi o troppo diverso io?

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Etichette scomode, verità libere
Possiamo esser tutto, possiamo esser niente, puoi dare delle etichette
Le parole ci vincolano, ci definiscono, ma non possono mai contenere
L intricato sentire dell'essere umano
Possiamo esser tutto, nel calore di un abbraccio,
nella dolcezza di un bacio o nel sorriso di un amico.
Possiamo esser niente, nell'ombra del silenzio,
nell'assenza di un gesto, nel vuoto di un momento.
Ma le etichette, ah, le etichette, che ci incollano addosso,
cercando di ridurci a un'unica forma, a un solo sguardo.
Etichette che imprigionano, limitano e confondono,
che sottraggono alla nostra vita il suo vero significato.
Siamo mosaici di esperienze, di emozioni e di pensieri,
sfaccettature iridescenti di un'unica anima.
Siamo più di ciò che ci si aspetta, più di un'identità prefabbricata,
siamo un universo di possibilità in movimento.
E lasciate che le nostre storie si intreccino senza limiti, senza etichette né confini.
“La musica non alimenta la violenza. Al contrario, la disinnesca. Per un ragazzo che si sente emarginato, perseguitato dai professori o dai bulli, è una salvezza trovare uno sfogo alla rabbia, sentire che qualcun altro è come lui.”
— Chester Bennington
(20 Marzo 1976 - 20 Luglio 2017)
We are all clown
Non chiamatemi essere umano
Giocatore o boia del vizio?
La vita è un gioco, frase impressa nella mente da quando ho ricordi.
Ma quanto c’è di subdolo in queste 5 parole?
Qual è il significato nascosto?
Nella vita vinco o perdo, non c’è scampo. Scelgo io etica, pianificazione, tattica, strategia, azioni da campo. Combatto in nome del libero arbitrio o per egoismo e il marcio che è in me?
Rischia, urlano gli spiriti dentro di me. Abbandona paure, ansie, dimentica che ad ogni azione segue una conseguenza. Svestiti, distruggi gli schemi, salta nel vuoto a piedi uniti. Lanciati.
Anche l’amore è un rischio, una roulette russa.
Un entusiasmo travolgente.
Una pompa di sangue e adrenalina mai vista prima.
Un pensiero fissato nel cervello con un post-it.
Improvvisamente, STONK! Una randellata mi ha sbattuto per terra.
Mi sono svegliato distrutto.
Il fogliettino di carta senza accorgermene era diventato un chiodo. Il cuore era andato in arresto cardiaco. La paralisi era la mistress del mio corpo.
E l’anima?
Sempre metterla in gioco ma attenzione. Potrebbe essere segnata a vita da frustate inflitte senza remore. Data alle fiamme come una strega. La stregoneria, una delle balle più grandi dell’umanità.
Ma io proprio non riesco a non amare. Un bisogno intrinseco. Clorofilla per piante. Api per l’impollinazione e la prosecuzione della vita.
Spesso, anzi ogni volta, non riconosco l’amore. Prendo un piccolo e bel gesto e lo vesto con i panni di Cupido. Risultato? Un accumulo di illusioni.
Mi muovo in chat. False identità, strafottenza, doppia vita, perfidia. Criticate e liquidate con chi chatta è uno psicopatico o vuole solo scopare. Le chat, un capro espiatorio. Da denigrare, da deridere, da affossare.
Stessa considerazione di Tumblr, il capro espiatorio online della contemporaneità.
Cosa hanno di diverso le chat dalla vita reale? Un cazzo di niente. Sono uno spaccato di ciò che trovo in stanza, per strada. Con la differenza che per strada si finge spudoratamente pretendendo di salvare la faccia.
E i social network? Ah, loro esaltano l’apparenza a discapito della vera essenza di cose e persone.
Strumenti e individui: tutte fotocopie della meschinità vecchia quanto il nostro pianeta.
Fantasmi, stupratori intellettuali, venditori di maschere, fieri spacciatori di odio, assassini della realtà.
Le regole sociali sono ormai morte. Tanto vale legalizzare l’anarchia.
Chiamatemi alieno.
Chiamatemi diverso.
Chiamatemi pazzo.
Chiamatemi emarginato.
Chiamatemi invisibile.
Ma non chiamatemi essere umano.
Non mi sento superiore, meglio metterlo in chiaro. Sincero, è proprio che non mi sento parte di questo mondo e questo mondo non appartiene a me.
Però, purtroppo, non posso fare a meno di amare. L’amore, una prerogativa umana? Un secco no. E io desidero quell’amore animale, bestiale. Quel maledetto gioco di anime, lo sfidante stoico della socialità malata.
Voglio rischiare. Tornare in pista. Donare e cercare ascolto, comprensione, considerazione. Solo un miraggio, ne sono consapevole.
Ma immortale è la speranza di trovare una persona che lotti insieme a me, che mi dica costruiamoci il nostro mondo e andiamo a prenderci ciò che ci spetta.

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Mi presento!
Ciao a tutti,
come potete leggere dal titolo del mio tumblr, sono una semplice ragazza che viene considerata una strana ed emarginata.
Ma perché vengo considerata così?
Ho qualcosa di sbagliato?
La verità è che non ho niente di sbagliato, certo ho difetti come tutti, ma non sono il tipo di persona che merita di essere emarginata, così come tutti gli emarginati del mondo.
La società di oggi è proprio strana.
Se sei diverso, ma realmente diverso, vieni allontanato, ostracizzato, fanno di tutto per escluderti, non ti considerano, ti guardano male e prendono in giro.
E’ dura essere diversi.
Ma la verità è che nessun diverso, per quanto si lamenti della sua condizione di emarginato, non vorrebbe mai diventare come la massa.
Scrivo su questo blog in forma anonima per sfogarmi, racconterò vicende che mi capitano da emarginata, non pretendo di certo che diventi molto famoso ma penso che mi aiuterà tantissimo a capire me stessa, e magari chissà, aiutare qualcuno che per caso legge cosa scrivo e che si sente come me.
Con questo spero di aver detto tutto il necessario,
un grazie a chi leggerà questo blog!!
- the social outcast
Quando sono in mezzo alla gente sono a disagio.
Parlano e hanno un entusiasmo che non fa parte di me.
Charles Bukowski
All'apparenza sbagliato, ma sbagliato era solo il luogo nel quale era capitato. Da quell'istante in poi, quella parte errante gli tenne compagnia, insieme vagarono senza meta come due emarginati, ma nel contempo connessi. Lui, incatenato dai sensi di colpa, perseguitato dal dolore e dalla paura, fu inconsapevole del fatto che alimentava l'altro, sempre più poderoso e sempre più affamato da diventare opprimente. Come un aguzzino che prova piacere nell'affondare lentamente la propria lama più in profondità. Allo stesso tempo vittima e carnefice di sé stesso. Divorato dal tempo, capì che la soluzione era una sola, accettarlo o esserne soffocati.
Silvio Smochina