“Tu pazza che pazzo mi rendi, io t'odio come t'amo.”
Charles Baudelaire, I Fiori del Male.
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“Tu pazza che pazzo mi rendi, io t'odio come t'amo.”
Charles Baudelaire, I Fiori del Male.

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Vorrei perdere la ragione a un unico patto: essere sicuro di diventare un pazzo allegro, brioso ed eternamente di buon umore, senza problemi né ossessioni, che ride senza motivo dalla mattina alla sera.
- E. M. Cioran
"When are you going to realize that being normal is not necessarily a virtue? It rather denotes a lack of courage."
Alice Hoffman
Bisogna essere dei pazzi a fare figli, in un mondo del genere poi. Dove dei bambini vengono portati via ad una famiglia che vive nel bosco e non ha il bagno dentro casa, ma che vengo lasciati nelle case dove c'è violenza e i genitori si ammazzano di botte e insulti. Bisogna essere pazzi a creare una vita e legarvi così per sempre a qualcuno visto che la fuori se ce né uno, anche mezzo normale, è tanto. Bisogna essere dei pazzi a fare figli con le coppie che scoppiano, anche le più salde. Bisogna essere dei pazzi a creare la vita di qualcuno che dipenderà da voi in tutto e per tutto per i prossimi 18 anni (ma molti di più con i tempi che corrono). Bisogna proprio essere pazzi per volersi stressare e complicarsi la vita così. Sicuramente innamorati pazzi, ma pur sempre pazzi.
-laragazzadagliocchitristi
“ Saltella tra le pietre della creusa scendendo dalle colline, sbocca in corso Firenze e degrada come fiume in spianata Castelletto, qui si quieta in lago, per poco. Viene risucchiata nella ripida discesa per la Meridiana, tumultuosa, trascinando ogni oggetto rotolante, zampilla in centro storico, rimbalza sui gradini di marmo della piazzetta, gira su se stessa in vortice, indecisa, poi rapida precipita in via Quattro Canti tra le saracinesche chiuse e i cani dallo sguardo perso, a lei si aggiunge l’acqua che scende da altre creuse e rivi e la rigurgitante dai tombini e la scrosciante dai pluviali e dalle grondaie, percorre inarrestabile via Posta Vecchia, si incanala per la Loggia di Banchi, specchia la chiesa di San Pietro e finalmente sfocia nella vastità di piazza Caricamento, qui si allarga e si distende, lenta come il destino, fino al bordo del piazzale di pietra e, in tenue cascatella, cade nell’immenso bacino portuale, ove si placa, si scioglie e si confonde con quelle di milioni di anni prima. Il mare tutte le raccoglie le lacrime del mondo. “
Paolo Milone, L’arte di legare le persone, Einaudi (collana Super ET), 2021¹; pp. 102-103.

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Ho visto su vinted l'annuncio di una scatola di cartone a 5 euro.
tutti matti
I cetacei sono piuttosto intelligenti eppure sembrano al riparo dall’infermità mentale. Penso che perché ci sia pazzia ci dev’essere linguaggio. Per poter sentire le voci immagino. Il perché non mi è chiaro. Ma bisogna capire cos’è stato l’avvento del linguaggio. Per un bel po’ di milioni di anni il cervello se l’era cavata piuttosto bene senza. L’arrivo del linguaggio è stato come l’invasione di un sistema parassitario. Ha cooptato quelle aree del cervello che erano meno attive. Maggiormente suscettibili di essere assoggettate. Un’invasione parassitaria. [...] Tutte le facoltà hanno la medesima storia a parte il linguaggio. Le uniche regole evolutive che il linguaggio osserva sono quelle necessarie alla sua stessa costruzione. Un processo avvenuto in poco più di un batter d’occhio. La straordinaria utilità del linguaggio lo trasformò in un’epidemia folgorante. Sembra che si sia diffuso quasi istantaneamente in tutte le sacche più remote dell’umanità. Quello stesso isolamento che aveva determinato l’unicità dei vari gruppi sembrerebbe non averli affatto salvaguardati da quest’invasione e sia la forma del linguaggio che le strategie con cui ha attecchito nel cervello appaiono pressoché universali. L’esigenza più immediata fu quella di una maggiore capacità di produrre suoni. Pare che il linguaggio abbia avuto origine in Sudafrica e quest’esigenza spiegherebbe i suoni avulsivi nelle lingue khoisan. Il fatto che ci fossero più cose da nominare che suoni per nominarle. In ogni caso la disposizione fisica alla parola fu probabilmente l’ostacolo più grande. La faringe si allungò al punto che nella sua forma attuale l’apparato ha quasi strangolato il suo possessore. Siamo gli unici mammiferi che non possono inghiottire e articolare al tempo stesso. Pensi al gatto che brontola mentre mangia e provi a fare lo stesso. Comunque sia, il sistema di guida inconscio ha milioni di anni, la parola meno di centomila. Il cervello non aveva la minima idea di quello che lo aspettava. L’inconscio dev’essere stato costretto a fare carte false per agevolare un sistema che si dimostrava del tutto inesorabile. Paragonabile non solo a un’invasione parassitica, paragonabile a nient’altro. Una dissertazione notevole. L’interesse sta nel fatto che il linguaggio si è sviluppato a partire da nessun bisogno noto. Era solo un’idea. Lysenko resuscitato. E l’idea, di nuovo, era che una cosa potesse rappresentarne un’altra. Un sistema biologico vittoriosamente preso d’assalto dalla ragione umana. Non credo di aver mai sentito trattare la biologia evolutiva in termini così bellicosi. E all’inconscio non piace parlarci per via dei suoi milioni di anni di storia priva di linguaggio? Sì. Risolve problemi ed è perfettamente in grado di suggerirci le risposte. Ma delle abitudini vecchie di un milione di anni sono dure a morire. Potrebbe facilmente dire: Kekulé, è un cazzo di anello. Ma a quanto pare gli è più comodo abbozzare un uroboro e arrotolarlo nel cranio di Kekulé mentre sonnecchia davanti al fuoco. Per questo i nostri sogni sono pieni di drammi e metafore. Non so cosa simboleggi l’uroboro. Simboleggia la configurazione della molecola di benzene. Non è importante. Parole difficili. Ma mi pare lei abbia suggerito che l’avvento del linguaggio, al di là della sua enorme rilevanza, sia stato devastante. Molto devastante. Proporzionalmente alla sua rilevanza. Distruzione creativa. Sono certamente andati persi talenti e abilità di ogni tipo. Perlopiù comunicativi. Ma anche cose come l’arte della navigazione e probabilmente perfino la ricchezza dei sogni. Alla fin fine questo strano nuovo codice deve aver almeno in parte sostituito il mondo con quello che se ne può dire. La realtà con l'opinione. Il racconto con l'approfondimento. E la sanità di mente con la follia, non dimentichiamolo. No. Non lo dimentico. E l'avvento della guerra totale. E l'avvento. da C. McCarthy, Stella Maris