"Chi poco vale, non potendo giustamente estimar se stesso nè gli altri, è superbo verso se, e verso gli altri disprezzante"

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"Chi poco vale, non potendo giustamente estimar se stesso nè gli altri, è superbo verso se, e verso gli altri disprezzante"

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♠️_Le persone possono distruggere la tua immagine e offuscare la tua personalità, ma non potranno mai portarti via le tue buone azioni, perché non importa come ti descrivono, sarai comunque ammirato/a da coloro che ti conoscono veramente, e quando sai chi sei non devi dimostrare nulla a nessuno..🖤🌹
©️Licaonia Lupe
Nei social media, ci specchiamo in un abisso che riflette il peggio di noi stessi. Un'umanità ridotta a schermi, dove la morte di un innocente, di figure pubbliche o di mattanze per mano di un altro, o altri, non evoca più lacrime di compassione, ma ondate di esultanza o fiumi di veleno. Ogni vita spezzata viene brandita come trofeo ideologico: gioia per chi la vede come vittoria, odio per chi la trasforma in martirio. La pietà, quel fragile ponte tra cuori, è svanita, sostituita da giustificazioni ciniche o mistificazioni astute, tutto in nome di tornaconti politici e ideologici che ci dividono in tribù assetate di sangue virtuale. E noi, osservatori muti, alimentiamo questo ciclo, chiedendoci se l'immagine che ci restituiscono sia davvero la nostra, o solo l'eco di un'umanità che ha smarrito l'anima. E mi chiedo, dopo tutta la fatica, come genitore, per insegnare amore e rispetto ai miei figli, in che diavolo di mondo li ho concepiti.
" «Tu, vieni con me!», intimò una guardia di sicurezza in borghese a mia madre. «Perché?». «Lo sai benissimo perché!». La trascinò per il braccio facendola sfilare lungo la coda infinita delle casse, i pantaloni di tre taglie più grandi, su cui inciampava a ripetizione per tenere il passo dell'uomo. Ci spintonò dentro a quello che sembrava più uno sgabuzzino che un ufficio. Il capo della sicurezza era già lì a darci il benvenuto, le sue lenti da vista appoggiate pigramente sulla testa grassa e pelata. «Mia mamma non ha fatto nulla. Perché ci avete portato qui?». La guardia che ci aveva trascinato nel cubicolo strappò la borsa dalle mani di mia madre. Lei oppose resistenza, ma lui la lanciò immediatamente al capo. Senza mai toglierci lo sguardo di dosso, il ciccione ne estrasse un tubetto di fondotinta già parzialmente rimosso dalla confezione di plastica. Ce lo sventolò sotto gli occhi con fare derisorio e schioccò la lingua per esprimere disapprovazione. La donna che mi aveva predicato l’onestà fino a vomitare, a quanto pare era una ladra. Peggio, aveva scelto di rubare il fondotinta più economico del negozio, neanche lontanamente vicino al suo colore, perché in Italia cosmetici per neri non esistevano. Ma i veri ladri erano loro.
Il nuovo centro commerciale aveva già risucchiato la vita delle maggiori attività indipendenti della valle. Ci erano riusciti esibendo la crème de la crème della cucina italiana: risotti scotti e patate troppo unte, verdure bagnate di sale e spruzzate di pesticidi insieme a banane più verdi delle lattughe. La rete di consegna del pane caldo fatto a mano collassò quasi subito. Per risparmiare pochi spiccioli, papà fu uno dei primi traditori a surgelare lotti di pane dal centro commerciale, per poi scongelarli giorno per giorno. Prima ci avventuravamo fino a Celadina per comprare la carne direttamente dal macellaio di fiducia, col grembiule sempre macchiato di sangue. Adesso caricavamo nel carrello polpette ibride e bistecche impanate precotte. Fu poi il turno della pizza. Quella calda e filante sfornata dal forno a legna del nostro pizzaiolo fu sostituita da quella congelata e smunta di una nota marca. E quel poco che avevamo risparmiato nell'affare del diabolico centro commerciale, lo perdevamo ogni volta che c’impilavamo mozzarella e prosciutto, nel tentativo di imbellire la pizza precotta e di renderla mangiabile. Il colosso aziendale aveva fatto piazza pulita, distruggendo quei piccoli riti quotidiani che tessevano la rete di un’intera comunità. Famiglie che facevano giornalmente avanti e indietro dalla lattaia, dal panettiere, in merceria, dal sarto, dal ciabattino. Scambiando due chiacchiere con Giulio, mentre suo figlio ci metteva una vita a tagliarti una fetta di salame. O facendo gossip con Marino, il sarto che non osava sollevare un ago prima di metterti un bel bricco di caffè sul fornello. Adesso se n’erano andati tutti, un’intera generazione di disoccupati. Le strade del centro divennero un deserto. Al loro posto, estranei monitoravano il nuovo centro commerciale attraverso telecamere di sicurezza. "
Marilena Umuhoza Delli, Negretta. Baci razzisti, Red Star Press (collana Tutte le strade), 2020. [ Libro elettronico ]
Che gusto ci trovate nel prendere in giro le persone?

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Livelli di conoscenza nei rapporti interpersonali
Come classifichereste voi i vari livelli di conoscenza tra le persone?
Io penso innanzitutto che potremmo considerare a parte anche le conoscenze unilaterali, nel senso che io conosco tizio perché è famoso, lo vedo in tv, su internet, ma lui non sa della mia esistenza, tipo
Perfetto sconosciuto
Bassa/media/alta notorietà
Poi a seconda dell'inclinazione può esserci disprezzamento o apprezzamento leggero o più marcato
Infine se sei proprio un grande fan o l'esatto contrario, odio o adorazione
Invece nei rapporti piu comuni, anche se pure in questi spesso capita di avere due idee diverse, comunque ci sono livelli molto differenti, facciamo finta che il rapporto sia sempre equilibrato
Perfetti sconosciuti (questo vale sempre ovviamente)
Scarsissima conoscenza (tipo vi siete visti una volta a scuola ma mai frequentati)
Normale conoscenza
Buoni rapporti
Amici
Ottimi amici
Migliori amici
Reciprocamente interessati
Innamorati
Coppia ufficiale
Se le cose vanno male, disprezzo
Odio
Ex conoscenza (quando ognuno ha preso la sua strada e non vi calcolate più ma in modo neutrale)
Forse manca qualche altro livello però 🤔, ci sono tanti rapporti strani, è difficile classificati tutti, poi magari siete amici con benefici ma quello lo considererei comunque una sorta di "buoni rapporti"
Voi che ne pensate?
Probabilmente ho dimenticato cose importanti ma la mia memoria fa sempre schifo 🙈
«In nome degli interessi personali, molti rinunciano al pensiero critico, ingoiano insulti e sorridono a coloro che disprezzano. Anche smettere di pensare è un crimine.»
— Hannah Arendt
Non basta dire ad alta voce, di certa gente, che la si disprezza. Il silenzio soltanto è sovrano disprezzo. E quello che ho detto qui è già troppo.
Charles Augustin de Sainte-Beuve (Boulogne-sur-Mer, 23 dicembre 1804 – Parigi, 13 ottobre 1869)