Per noi socialisti - per quelli almeno, e sono i più, che non hanno ubbie statolatriche e non pensano affatto che in regime socialista l'educazione dei figli debba essere affidata a istituti di Stato, impersonali, operanti meccanicamente e burocraticamente - la famiglia deve essere reintegrata nella sola sua funzione morale, di preparazione umana, di educazione civile. La famiglia attuale non può adempiere questo compito. La preoccupazione maggiore dei genitori non è ora quella di educare, di arricchire la prole del tesoro di esperienze umane che il passato ci ha lasciato e che il presente continua ad accumulare. È invece quella di tutelare lo sviluppo fisiologico della prole, di assicurarle i mezzi di sussistenza, di assicurarle questi mezzi anche per l'avvenire.
La proprietà privata è sorta appunto per ciò. L'individuo, diventando proprietario, ha risolto il problema angoscioso della sicurezza di vita per i suoi figli, per la sua donna. Ma la soluzione che la proprietà privata ha dato a questo problema è una soluzione antiumana; la sicurezza per la prole diventa un privilegio di pochi, e noi socialisti vogliamo che ciò non sia, che tutti i nati di madre siano tutelati nel loro sviluppo fisiologico e morale, che tutti i nati di madre si trovino a essere uguali di fronte ai pericoli, alle insidie dell'ambiente naturale, e trovino tutti in modo uguale i mezzi necessari per educare la propria intelligenza, per dare a tutta la collettività i frutti massimi del sapere, della ricerca scientifica, della fantasia che crea la bellezza nella poesia, nella scultura, in tutte le arti. L'abolizione della proprietà privata e la sua conversione in proprietà collettiva, pertanto, potrà solo far sì che la famiglia sia ciò che è destinata a essere: organo di vita morale.
Odio gli indifferenti [1917-18], A. Gramsci, 1982
















