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Mi piacciono sempre meno le persone.
Sasha🩷
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Il paradosso della tolleranza: dobbiamo tollerare gli intolleranti?
Il paradosso della tolleranza riflette su questo tema: in una società democratica e tollerante, se viene lasciata troppa libertà a un'ideologia intollerante, si rischia di mettere in pericolo la tolleranza stessa.
Popper per risolvere questo dilemma, propone questa soluzione: una società tollerante può essere intollerante con gli intolleranti stessi.
Ma questo rende i tolleranti… intolleranti!
"Dal punto di vista marxista nessuna visione del mondo non-marxista è "innocente"". [GL]
Leggete qualcosa di Karl Popper, vi aprirebbe la mente.
- Comunque dovresti smetterla di guardare tutti male, sembra che non sopporti nessuno..
- SEMBRA?
" «Tu, vieni con me!», intimò una guardia di sicurezza in borghese a mia madre. «Perché?». «Lo sai benissimo perché!». La trascinò per il braccio facendola sfilare lungo la coda infinita delle casse, i pantaloni di tre taglie più grandi, su cui inciampava a ripetizione per tenere il passo dell'uomo. Ci spintonò dentro a quello che sembrava più uno sgabuzzino che un ufficio. Il capo della sicurezza era già lì a darci il benvenuto, le sue lenti da vista appoggiate pigramente sulla testa grassa e pelata. «Mia mamma non ha fatto nulla. Perché ci avete portato qui?». La guardia che ci aveva trascinato nel cubicolo strappò la borsa dalle mani di mia madre. Lei oppose resistenza, ma lui la lanciò immediatamente al capo. Senza mai toglierci lo sguardo di dosso, il ciccione ne estrasse un tubetto di fondotinta già parzialmente rimosso dalla confezione di plastica. Ce lo sventolò sotto gli occhi con fare derisorio e schioccò la lingua per esprimere disapprovazione. La donna che mi aveva predicato l’onestà fino a vomitare, a quanto pare era una ladra. Peggio, aveva scelto di rubare il fondotinta più economico del negozio, neanche lontanamente vicino al suo colore, perché in Italia cosmetici per neri non esistevano. Ma i veri ladri erano loro.
Il nuovo centro commerciale aveva già risucchiato la vita delle maggiori attività indipendenti della valle. Ci erano riusciti esibendo la crème de la crème della cucina italiana: risotti scotti e patate troppo unte, verdure bagnate di sale e spruzzate di pesticidi insieme a banane più verdi delle lattughe. La rete di consegna del pane caldo fatto a mano collassò quasi subito. Per risparmiare pochi spiccioli, papà fu uno dei primi traditori a surgelare lotti di pane dal centro commerciale, per poi scongelarli giorno per giorno. Prima ci avventuravamo fino a Celadina per comprare la carne direttamente dal macellaio di fiducia, col grembiule sempre macchiato di sangue. Adesso caricavamo nel carrello polpette ibride e bistecche impanate precotte. Fu poi il turno della pizza. Quella calda e filante sfornata dal forno a legna del nostro pizzaiolo fu sostituita da quella congelata e smunta di una nota marca. E quel poco che avevamo risparmiato nell'affare del diabolico centro commerciale, lo perdevamo ogni volta che c’impilavamo mozzarella e prosciutto, nel tentativo di imbellire la pizza precotta e di renderla mangiabile. Il colosso aziendale aveva fatto piazza pulita, distruggendo quei piccoli riti quotidiani che tessevano la rete di un’intera comunità. Famiglie che facevano giornalmente avanti e indietro dalla lattaia, dal panettiere, in merceria, dal sarto, dal ciabattino. Scambiando due chiacchiere con Giulio, mentre suo figlio ci metteva una vita a tagliarti una fetta di salame. O facendo gossip con Marino, il sarto che non osava sollevare un ago prima di metterti un bel bricco di caffè sul fornello. Adesso se n’erano andati tutti, un’intera generazione di disoccupati. Le strade del centro divennero un deserto. Al loro posto, estranei monitoravano il nuovo centro commerciale attraverso telecamere di sicurezza. "
Marilena Umuhoza Delli, Negretta. Baci razzisti, Red Star Press (collana Tutte le strade), 2020. [ Libro elettronico ]

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Se non hanno un figlio, detestano le foto dei figli degli altri. Se non hanno un partner, detestano vedere le coppie. Se hanno perso un parente, detestano vedere gli altri con i loro parenti. Se non vanno in vacanza, detestano vedere sui social le vacanze degli altri. Se non hanno amici, detestano le amicizie e relazioni altrui. Quindi? Dovremmo smettere di gioire solo perché qualcuno non ha quello che abbiamo? Dovremmo smettere di mangiare perché qualcuno non mangia? Dovremmo troncare col partner solo perché la nostra migliore amica non ce l'ha? Dovremmo andare a vivere per strada per rispetto a chi non ha una casa? Dovremmo smettere di vivere solo perché alcuni sono morti?
Stiamo vivendo un momento pieno di intolleranza e violenza, ma con tante foto felici sui social.
Intolleranza e purismo dogmatico a sinistra