29 gennaio. Bologna è addormentata. Arrivo alla stazione pensando di trovarmi in un’altra epoca. Della fiumana di gente che entrava e usciva dalla stazione non è rimasta che qualche persona.
Le scene che vedo mi ricordano le foto di cinquant’anni fa, con una popolazione meno densa e meno persone in giro, dopo la guerra. Il viaggio per arrivare a Bologna non me lo godo, per quanto lo considerassi un pò il mio regalo di compleanno.
Viva dio lavoro tanto, ma a causa di un dolore al fianco ho passato tre quarti di dicembre e una parte di gennaio dormendo in media 22 ore a settimana. Il dolore è cessato ma sono qui per capire perché mi fa ancora male, anche meno di prima.
Il polmone sinistro, più piccolo del destro soffre la mascherina. Mi sento una busta di plastica dentro il corpo che si apre e si chiude.
Mentre aspetto la visita a Bologna vedo un paio di amici, in un contesto assurdo. Se anni prima a Bologna si veniva per festeggiare, per fare “ baracca” oggi la cosa più festaiola che vedo è la CGL in piazza, che manifesta.
Mi trovo ad essere felice a poter fumare un sigaro in un parco, o su un balcone . Ho una vita fatta di case, di posti di frammenti che ho visitato, e starmene in un posto che non conosco è il mio habitat, e mi sento come un Koala sul ramo.
Mi sento fortunato ad avere degli amici un pò in tutte le zone del mondo: Praga, Brasov, Trento, Bologna, Forlì Verona, Firenze, Roma, Alghero. Contatto le persone che ho conosciuto di persona. Potrei facilmente rimediare un posto dove dormire anche a Madrid, a Mosca o a Bristol.
E cosa fai con i tuoi interlocutori, ci parli, ci parli dei problemi della vita, dei tuoi cazzi, dei loro, dei soldi, del tempo che passa, e del fatto di riuscire a vivere nonostante la pandemia.
Arriva il momento della visita. Il dottore è appena stato a farsi il vaccino, gli faccio “lei se lo merita”, fa spallucce e sorride dicendo “ Chissà”.
Revisiona il tutto, com’è la situazione a 6 anni dall’intervento, e mi mostra due viti, dove viti che dovrebbero trovarsi dentro la vertebra e invece l’attraversano, a pochi millimetri dal midollo.
E mi fa “ Queste viti non le toglierai mai, MAI, mi hai capito? Non le far togliere mai!” Mi spiega come sia una specie di miracolo della fisica come una vite che attraversi una vertebra a pochi millimetri dal midollo non abbia lesionato nulla.
Disclaimer per gli pseudo medici, amici dell’urlare all’ingiustizia. Avete diritto a dire che questa cosa non è giusta o a criticare l’operato di chi ha fatto l’operazione solo se vi siete laureati in medicina, e avete compiuto con le vostre mani almeno 120 operazioni a scoliosi T1 eT2, e tutte e 120 risultino perfettamente uguali con medesimi decorsi post operatori. Gli esiti di una operazione, qualunque operazione, non sono facili da prevedere, e tantomeno da giudicare.
Tornando a quel momento, mi sono sentito un coglione. Cosa che mi capita abbastanza spesso, sia chiaro, ma in quell’esatto momento ho immaginato la mia foto a fianco della definizione coglione sul dizionario.
Per pochi millimetri non mi trovo ad essere paralizzato dalla vita in giù, cosa che mi porterebbe a giocare a acchiapparella con il piccione, o a gareggiare a chi beve di più veleno per topi, con i topi, in breve tempo.
Non credo in Dio, ma data la situazione qualcuno ha deciso “ Ok, a questo qui facciamo fare un altro giro di giostra”. E fino ad ora ho vissuto 6 anni di vita. Di vita dura, ma vivo.
Sono morte 87’857 persone dall’inizio della pandemia, milioni hanno perso il lavoro, migliaia se la stanno vivendo male. Ma se state leggendo questa cazzata che ho scritto, vi ricordo che siete vivi.
Citando Bukowksi, “La gente si preoccupa delle piccole cose e non si accorge del gigantesco spreco della propria vita” . Ecco, io per me dopo ieri cercherò ancora di più di limitare sprechi di tempo, di energie e cose che non voglio fare. Voglio godermi questo giro di giostra fino in fondo.
Il mio invito è: sentitevi dei coglioni. E godetevi la vita. In particolare quello che avete. Basta un soffio, e tutto scompare.