Sono davvero stanca di stare male spero ci sia un arcobaleno anche per me alla fine di tutta questa sofferenza...

seen from United States

seen from Türkiye
seen from United States
seen from Netherlands
seen from Lithuania

seen from Malaysia
seen from United States
seen from Australia
seen from Japan
seen from China
seen from United States
seen from Japan

seen from United Kingdom
seen from United States
seen from United States
seen from Argentina
seen from United States
seen from China
seen from China
seen from United States
Sono davvero stanca di stare male spero ci sia un arcobaleno anche per me alla fine di tutta questa sofferenza...

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
“il vero lusso sono le risate e gli amici, il lusso è non essere malato, il lusso è la pioggia sul viso, il lusso sono abbracci e baci.”
— Clint Eastwood
“Vi giuro, signori, che l'esser troppo consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta malattia.”
Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”.
Ieri ho scritto tutto il giorno: il racconto di "Piccola Fiamma", creato per svolgere un esercizio del circolo letterario, è terminato. Ho aggiunto pian piano tutte le puntate sul blog🔥
Per chi volesse dare un'occhiata:
Puntata 1
Puntata 2
Puntata 3
Puntata 4
Puntata 5
Puntata 6 -Finale
🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥🔥
HO UN LINFOMA E FARÒ DEL MIO PEGGIO
Fra un mese compio 51 anni e pochi giorni fa ho scoperto di avere un Linfoma Non Hodgkin. È una patologia abbastanza aggressiva ma è stata presa in tempo. Ed è ben curabile, perché la scienza sta facendo passi da gigante nella cura dei linfomi.
Vivo a pochi passi di distanza da un ospedale all'avanguardia che mi ha preso in carico. Sotto molti aspetti, sono davvero fortunato e privilegiato rispetto a molte persone.
Quale sarà il mio atteggiamento di fronte alla malattia? Mi conosco bene e posso prevederlo, perché c'è una parola che lo definisce con precisione. È una parola significativa, addirittura emblematica, che riguarda il mio tasso di maschitudine alfa. Come potete intuire, non mi riferisco a "guerriero", quindi le metafore belliche possiamo tranquillamente metterle da parte.
La parola misteriosa è "mammoletta". Sì, sarò una mammoletta. Questo vuol dire che non vi darò lezioni filosofiche. Non diventerò un maestro di vita pronto a snocciolare grandi verità come "quello che non ci uccide ci rende più forti", "le sofferenze fanno parte dell'esistenza", "l'importante è apprezzare le piccole cose".
Sarò una mammoletta perché lo sono sempre stato, per esempio quando ho scoperto di avere una massa all'inguine. Era un rigonfiamento, duro come un sasso, grande come una pallina oblunga. La mia reazione? Due settimane senza far nulla. Mi sono detto: "Magari passa. Vuoi vedere che fra qualche giorno non ci sarà più? Non ho voglia di affrontare visite ed esami per un falso allarme. Odio gli ospedali".
Questo mio atteggiamento nasce anche da un'idea completamente sbagliata e irrazionale: la paura che gli esami possano creare malattie dal nulla. In pratica una zona oscura del mio cervello ragiona (si fa per dire) più o meno così: sei perfettamente sano, fai l'esame e ti trovano qualcosa. Lo so, non c'è niente di logico in questa convinzione, ma la mia mente non è mai stata fatta di pura logica.
Per quasi due settimane ho cercato di non pensarci anche perché ero in preda all'imbarazzo. Tra tutti i posti, proprio all'inguine doveva capitarmi? Ma la massa non ha dato cenni di sparizione e alla fine mi sono attivato.
Ho riscritto cinquanta volte il messaggio su WhatsApp prima di inviarlo alla mia dottoressa per fissare una visita, perché ogni volta il testo mi sembrava una molestia sessuale: "Buona sera, dottoressa, ho questa massa dura all'inguine e vorrei chiederle un appuntamento per mostrargliela". "Buona sera, dottoressa, ho un rigonfiamento...". Dopo un numero incalcolabile di tentativi, ho trovato le parole giuste e ho scritto un messaggio asettico, inequivocabilmente sanitario, con un perfetto stile burocratico ospedaliero.
Sono stato una mammoletta nei tre mesi e mezzo necessari per giungere alla diagnosi.
Sono stato una mammoletta nel giorno della TAC con mezzo di contrasto. Quella mattina sono giunto all'ospedale in autobus, dopo una notte insonne. Alla fermata ho controllato la cartella che conteneva i documenti. C'erano referti di ecografie, pareri medici e soprattutto l'impegnativa da presentare per svolgere l'esame. Ho controllato perché sono una persona molto precisa, di quelle che tornano indietro mille volte per verificare di aver chiuso il gas. "Non manca nulla", mi sono detto. Ho rimesso i documenti nella borsa. Ho raccolto le forze, mi sono alzato dalla panchina e ho raggiunto l'accettazione dell'ospedale. Senza la borsa. Vi lascio immaginare questa sequenza di eventi: imprecazione, insulti molto pesanti rivolti contro me stesso, corsa a perdifiato verso la fermata. La borsa era ancora lì. Nessuno me l'aveva fregata.
Per fortuna scelgo solo borse brutte.
Sono stato una mammoletta in occasione della PET, che ha rispettato un copione simile a quello della TAC. Venivo da una notte insonne e non ero in grado di comprendere istruzioni elementari, perché la mia intelligenza svanisce quando affronto esami medici. Mi chiedevano di porgere il braccio sinistro e porgevo il destro. Mi chiedevano il nome e recitavo il codice fiscale.
Sono stato una mammoletta quando mi hanno comunicato il risultato della biopsia. Per un considerevole lasso di tempo non ci ho capito nulla. La mia coscienza era come una trasmittente che passava una musica di pianoforte triste sentita mille volte in TV: quella che certi telegiornali usano per le notizie strappalacrime.
Ora guardo al futuro e la mia ambizione non ha limiti: raggiungerò nuove vette nel campo del mammolettismo. So di essere fortunato per molti motivi: l'ematologo, un tipo simpatico, mi ha rassicurato. Le terapie esistono e sono molto efficaci.
Ma mi lamenterò tantissimo, perché non voglio correre il rischio di essere considerato una persona ammirevole da qualcuno. Non lo ero, non lo sono e non lo sarò mai. Rivendico il diritto di essere fragile e fifone. Lasciatemi libero di essere una mammoletta. Per citare un motto di Anarchik, il mio piano è questo: farò del mio peggio.
[L'Ideota]

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
In tutto – in ogni persona e sentimento – io sto stretta, come in ogni stanza: di una tana o di un castello. Io non riesco a vivere- e cioè a durare- nei giorni, e ogni giorno vivo fuori di me. È una malattia inguaribile e si chiama – anima.
Marina Cvetaeva
Lo conobbi quando mi trovavo
in una struttura dell'azienda per cui lavoro, non mia.
Lo salutai con il miglior sorriso che potessi sfoggiare per quel periodo; di risposta mi passó di fianco senza nemmeno guardarmi, occhi fissi nel vuoto.
Pensai quanto fosse maleducato, quanto si sentisse al di sopra di tutto e non mi piacque. Non lo considerai più, pur acquisendo nuove informazioni su di lui. Un giorno scappó, non si ebbero sue notizie per giorni, fin quando decise di tornare come un animaletto devastato. Quel giorno prese anche la decisione di dimettersi, quel percorso non faceva per lui.
Sinceramente parlando quando chiuse la porta mi sentii sollevata. Lo trovavo arrogante.
Un anno dopo, tornata sul mio posto di lavoro, parlavo con una collega del nuovo ingresso che sarebbe avvenuto di li a poco e delle aspettative che si avevano.
Non appena lo identificarono col suo nome sbiancai.
Tornava nella mia vita e questa volta dovevo lavorarci sul serio.
Lo accolsi dopo settimane di lavoro su me stessa, con un abbraccio e un "Ciao, come stai?"
Questa volta mi salutó e ricambió l'abbraccio.
Entrai comunque in ufficio sbuffando, dicendo ai presenti che no, non riuscivo, non potevo fare la falsa con lui, tanto meno con me stessa.
Mi devastava conoscere la sua storia perchè per lui provavo sentimenti molto contrastanti. Da una parte c'era il pensiero della sua arroganza, dall'altra un' infanzia rubata.
Era un sopravvissuto, lo sapevo ma non volevo guardare oltre.
Il turno successivo mi accolse con il sorriso e un fiume di parole.
Mi lasció stralunata il cambiamento e CI diedi una nuova possibilità.
Nei giorni a seguire mi documenti di più su di lui.
Inizió a spezzarmi il cuore conoscere meglio quel ragazzo dal trascorso rubato.
Mi volle come operatore di riferimento e gli diedero l'ok.
Iniziammo a parlare ma iniziai anche ad ascoltare i suoi silenzi a guardare quegl'occhi vitrei ma profondi e piansi.
Quel ragazzo aveva e ha solamente bisogno di affetto incondizionato e oggi l'ho capito.
Spero di aiutarlo almeno un pochino ad alleggerirsi da tutti quei pesi e a fargli capire che il mondo non è poi quel posto orribile che sogna tutte le notti.
- donnadighiaccio
Un esercizio veloce per capire quanto i "problemi" della tua vita siano soprattutto illusioni.
Fa' finta di trovarti seduta in una stanza. Tra te e l'altra persona c'è un tavolo e quella persona ha un camice. Stai ascoltando il riscontro di un esame di routine, il tempo di aggiornarti e sei già fuori a occuparti delle cose importanti.
Poi quella persona ti dice di prestare attenzione e che da quello che è emerso ci sono già troppe metastasi, che è molto strano che non avevi alcun sintomo e che purtroppo sono anche lì, dove nemmeno si può operare.
Adesso pensa ai problemi che hai e vedi quanto contano davvero. Nota bene quanto d'un tratto il quotidiano sparisce dalla tua testa... e quel dramma, quel conflitto, quello stronzo e quella stronza smettono praticamente di esistere.
Ogni relazione insana conta più o meno tanto.