Per chi non lo sapesse Tim Ferris è tipo Montemagno, ma meglio. Ha fatto 10 anni fa la cosa delle interviste e ci ha tirato fuori due libri” Tool of titans” e l’altro “Tribe of mentors”. In quest’ultimo ho trovato con estrema frequenza citato un libro, “ Man’s search for a meaning” di Viktor Frankl .
Viktor Frankl potrebbe essere definito come l’uomo che ha scoperto il senso della vita e l’ha scoperto in un lager. Viktor Frankl era uno psichiatra ebreo che internato nei campi di concentramento notava come le persone che resistevano a quelle condizioni tremende erano coloro che trovavano un senso alla loro vita.
Lo studioso che doveva terminare un libro, l’uomo che doveva sposarsi, lo stesso Frankl trovava conforto nell’idea di rivedere la moglie.
Se si va ad osservare bene, un dolore sofferto per una causa specifica, o alla quale noi riusciamo a dare un senso è qualcosa di molto potente. Un esempio è V per vendetta, un uomo in grado di immolarsi per qualcosa in cui crede fermamente, cosi come i manifestanti in piazza, o chiunque stia lottando per qualcosa in cui crede.
Il senso della vita è questo: dare un senso al dolore che patiamo affrontando la vita con uno scopo.
Domenica sono andato in bici verso Torbole, sul Garda. Lungo la ciclabile, uno dei tanti pezzi in cui strada e ciclabile si toccano, sono rimasto impressionato dal traffico e da due tedesche che si sporgevano dai finestrini urlando “ Ciao Beli” per poi continuare in quell’insieme di colpi di catarro che costituiscono i fonemi della lingua tedesca.
Questa domenica dicevo, ho pensato “ Vado a cazzeggiare un paio d’ore a Torbole cosi mi distraggo” e mi sono ritrovato a fare l’anello Torbole-Tempesta ( se siete su Tik Tok you know)e poi a fare parte del Monte Baldo in bicicletta. Dopo circa 12 kilometri da Torbole ho mollato il Baldo.
In quel preciso istante avevo fatto circa 52 km da Trento ( e gli stessi mi aspettavano al ritorno). Il polmone sinistro, già più piccolo di suo, non ama particolarmente andare in bici in salita, specie perché fumo da anni, pratica che dopo domenica, e un altro evento precedente ho deciso di eradicare definitivamente.
Nel mezzo di colpi di tosse, e assenza d’aria che avrebbero fatto pensare c a chiunque che fossi un caso grave di Covid o avessi una broncopolmonite da meta medioevo. In quel preciso momento ho pensato che la mia vita avesse senso, specie se smetto definitivamente di fumare e aumento la mia capacità polmonare abbastanza da non farmi mancare il respiro, o di ritardare il più possibile il momento in cui ti manca l’aria e riesci a ispirare pochi secondi tra un colpo di tosse e un altro.
Mi sono sentito felice di vivermela, di potermi permettere di fare 100 km in bici in un weekend, di poter salire, e soprattutto, di poter fare meglio. Una ricchezza che anche chi è ricco non può comprare, perché tempo, dedizione e fiato si fanno.
Eh niente, nel mentre che tossivo mi sono messo a camminare per i boschi, ho trovato una specie di seme di avocado, molliccio dentro e l’ho leccato. Cosi per curiosità. Poteva essere velenoso? Si. È stato nel secondo in cui ho realizzato che forse era meglio non leccarlo che ho realizzato che forse avrei dovuto seguire le tedesche e la fiumana di gente verso il Garda, gente che si stava godendo la prima giornata di mare/ lago, invece che smettere di respirare e andare a leccare cose nei boschi.
Tutto quello che posso dire è semplicemente che io così sono felice. E senza fiato, ma ancora per poco