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Gli uomini più tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.
La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.
Elias Canetti, da La provincia dell'uomo Quaderni di appunti 1942-1972
@cielo-e-voragine
" Da settimane i sondaggi suggerivano la necessità di un nuovo bersaglio. Da quando il nuovo governo si era installato, il popolo ne consumava uno ogni due giorni. L’ultima campagna, quella contro le famiglie omosessuali, era stata meno efficace del previsto, quanto al resto non gliene fregava più niente a nessuno: le barche affondavano indisturbate nel mare e le banche affondavano indisturbate nei crediti inesigibili; gli schiavi continuavano a raccogliere pomodori indisturbati, ma i campi dove lo facevano erano scomparsi grazie a un accordo-quadro con Google Maps; le ong erano state messe fuori legge, ma per aiutare i cooperanti rimasti senza lavoro era stata creata una ong per le ong; una nuova legge aveva ridefinito la legittima difesa in quanto “legittima difesa da ragionevole paura”, ed equiparato il porto d’armi alla patente di guida (e la domanda – raccontava un articolo nelle pagine interne – era così alta che un impresario di Usmate Velate, provincia di Monza e Brianza, aveva lanciato un servizio di finti furti in casa, ingaggiando figuranti romeni). "
Giacomo Papi, Il censimento dei radical chic, Feltrinelli (collana I Narratori), Gennaio 2019¹; pp. 42-43.
“A volte, le persone credono di conoscerti. Sanno alcune cose sul tuo conto e le mettono insieme, creando un ritratto che a loro appare sensato. E se tu non conosci te stessa molto bene, rischi persino di credere che abbiano ragione loro. Ma la verità é che quella non sei tu. Non lo sei affatto.”
— Leila Sales
Resta con me fino all’ultima canzone

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I trascendentalisti distinguono tra l’intelletto logico, che analizza i fenomeni materiali, e la Ragione in senso trascendentale, intesa come facoltà intuitiva superiore capace di cogliere l’assoluto.
Giacomo Leopardi opera una distinzione che può apparire analoga, soprattutto nello Zibaldone. Per lui, la ragione meccanica (o “ragione stretta”) è la facoltà logico-analitica che seziona la realtà, distrugge le “amene illusioni” e conduce all’“arido vero”, ossia alla consapevolezza del nulla e dell’infelicità umana.
Leopardi sostiene che le grandi scoperte e la vera conoscenza non derivino da questo calcolo freddo, ma da un’altra facoltà: l’immaginazione, unita al sentire. Solo chi possiede una forte capacità immaginativa e una profonda sensibilità può infatti giungere a quelle intuizioni originarie che precedono e rendono possibile la successiva dimostrazione logica.
Secondo Leopardi, il vero genio - come Newton o Galileo - non è un mero calcolatore, ma un individuo dotato di entusiasmo e di una forza creativa che gli consente di scorgere connessioni là dove la ragione meccanica vede soltanto dati isolati. Sebbene la ragione sia necessaria per confermare la verità, senza l’impulso vitale del sentimento e dell’immaginazione l’uomo resterebbe in uno stato di paralisi intellettuale e spirituale.
Per Leopardi, dunque, la ragione, se isolata, è distruttiva; solo l’unione tra la profondità del sentire e il rigore dell’analisi permette di accostarsi alla complessità dell’esistenza.
L’indagine razionale così come è concepita da Leopardi non tocca mai il trascendente, ma resta sempre circoscritta ai meccanismi della natura, intesa come ente impersonale e privo di finalità. Da qui nasce la necessità di affiancare all’intelletto logico-razionale un’altra facoltà, il sentire, capace di restituire profondità e vitalità all’esperienza umana.
La Ragione dei trascendentalisti, invece, non richiede un’integrazione tra logica e sentimento, poiché si configura come un’unità originaria: essa è espressione della persona divina e rappresenta una facoltà alla quale l’intelletto umano può in qualche misura attingere. In questo senso, la Ragione trascendentalista è già sintesi, mentre in Leopardi la sintesi resta sempre incompiuta.
A mio parere, Leopardi ha vissuto entro un limen storico e culturale che non gli ha consentito di trovare uno sbocco compiuto, oltre lo scetticismo espresso attraverso il dubbio, per la propria filosofia. Se la sua breve esistenza si fosse prolungata, è plausibile che sarebbe entrato in contatto con nuovi stimoli filosofici capaci di sviluppare ulteriormente il suo concetto di sentire, rafforzandone il primato - da lui stesso riconosciuto - sulla fredda ragione analitica.
🎶🎵🎤💪🏻🐦🔥🌟
Un'emozione da poco
(Anna Oxa)
C'è una ragione che cresce in me
E l'incoscienza svanisce
E come un viaggio nella notte, finisce
Dimmi, dimmi, dimmi che senso ha
Dare amore a un uomo senza pietà
Uno che non si è mai sentito finito
Che non ha mai perduto, mai
Per te, per te una canzone
Mai una povera illusione, un pensiero banale
Qualcosa che rimane, invece
Per me, per me, più che normale
Che un'emozione da poco mi faccia stare male
Una parola detta piano basta già
Ed io non vedo più la realtà
Non vedo più a che punto sta
La netta differenza
Fra il più cieco amore e la più stupida pazienza
No, io non vedo più la realtà
Né quanta tenerezza ti dà
La mia incoerenza
Pensare che vivresti benissimo anche senza
C'è una ragione che cresce in me
E una paura che nasce
L'imponderabile confonde la mente
Finché non si pente
E poi, per me più che normale
Che un'emozione da poco mi faccia stare male
Una parola detta piano basta già
Ed io non vedo più la realtà
Non vedo più a che punto sta
La netta differenza fra il più cieco amore
E la più stupida pazienza
No, io non vedo più la realtà
Né quanta tenerezza ti dà
La mia incoerenza
Pensare che vivresti benissimo anche senza
No, io non vedo più la realtà
Pensare che vivresti benissimo anche senza
No, no, io non vedo più la realtà
Né quanta tenerezza ti dà
La mia incoerenza
Pensare che vivresti benissimo anche senza
Compiono tanti torti e fanno finta di nulla.
Fai un torto tu, se lo ricordano bene.
Che poi, cercando obiettività e sincera valutazione, i miei torti sono dei tortini.
Piccole porzioni, che io ho sempre portato sulla gobba con la schiena dritta e lo sguardo in avanti.
Perché fare del male, ma male davvero, non ne sono capace. Subirlo invece, ci sono portato.
Mantieni una dignità e vai avanti, come camminare tra rovi e intrecci di rami che ostacolano il passo. A volte, proprio quando la strada è in salita e i rovi ti strappano anche la pelle, cerchi di essere brillante e di non dare sfogo a quello che provi davvero.
Riesci a dimensionare tutto, le ingiustizie, gli affronti, le sottrazioni indebite, trovando conforto nei sorrisi e nell'appoggio di chi, prima di te, ci è passato. Dagli sguardi e dalle parole di figli che, nonostante tutto, ti vedono come un faro.
Poi i figli crescono. Comprendono certe dinamiche, cominciano a subire gli stati d'ansia che condivido con la mia vita. Vedo nei loro occhi che mi capiscono, che si chiedono se toccherà anche a loro subire quello che ho subito io. E la testa sugli esami diventa un imperativo, per crescere.
Ho perdonato, evitato gli scontri, allontanato senza troppe discussioni chi si approfittava di me. Confesso, qualche volta, in piccole parti, che per disperazione mi sono approfittato anch'io (ma con la promessa di rimediare). E quando mi sono presentato per rimediare ho trovato muri, invece di finestre con cui chiarirsi e ridare.
Oggi guardo gli occhi dei miei figli, che stanno dando peso a persone che li stanno "usando" come valvola di scarico, non più solo il padre, ma anche loro stessi. Così si chiudono nel mutismo.
Ed è a questo punto che in me scatta qualcosa da padre, che non sopporta certe ingerenze nella mia vita. E divento un leone, che scatena la sua rabbia per difendere, per raggiungere traguardi, per vendere cara la pelle.
Ma non questa sera. Questa sera vincono le gocce che mi stanno portando via, in un altro mondo, meno malefico, dove spero nello sguardo felice dei miei figli.
Scusate lo sconforto.