I giorni continuano a scorrere lentamente. È iniziato luglio, e ogni mese che si chiude ci avvicina un po’ di più. Ma quanta fatica, quante rinunce in questo lento scorrere del tempo.
È dura, Mon Cher, e serve uno spirito di adattamento che a volte sembra infinito: resilienza per tornare a casa e trovare solo la penombra delle finestre socchiuse che mi accoglie, e quel silenzio strano che mi avvolge mentre passo di stanza in stanza.
Tutto sembra sospeso. Anche questa casa, che quando siamo insieme è piena di luce, di suoni, di vita, ora trattiene il respiro, come se aspettasse anche lei il tuo ritorno per ricominciare a muoversi.
Tutto è dove lo hai lasciato, e ogni indumento, ogni oggetto parla di te, delle tue abitudini, dei tuoi gesti quotidiani. Le sneakers all’ingresso, una sull’altra, nell’unico gesto disordinato che ti ho mai visto fare… l’ultimo libro che stavi leggendo sul tavolo basso vicino al divano… la tua giacca, lì, nel punto esatto in cui la lasci sempre quando rientri.
Ogni cosa sembra dirmi che sei qui con me, che presto riprenderai quel libro, che infilerai quelle scarpe per uscire insieme.
Ho tolto solo il tuo pigiama. L’ho piegato con cura e l’ho messo sotto il tuo cuscino. La sera, quando non riesco ad addormentarmi, passo una mano sotto quel cuscino e accarezzo quel tessuto morbido che profuma di te.
Chiudo gli occhi e immagino di averti vicino: sento il tuo respiro regolare, la tua presenza calma che mi sfiora la pelle come una promessa.
E allora mi sembra quasi di sentirti muovere nella stanza accanto, come se stessi tornando davvero.
Forse è solo la mia mente che ti cerca ovunque, o forse è la casa che, come me, non ha mai smesso di aspettarti.