che poi ogni tanto sarebbe bello non aspettarsi nulla ma ricevere qualcosa.
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Auto-stima e Manifestazione.
Non importa quale sia l'aspetto carente.
Personalità, carriera, estetica, ecc
La vera autostima è connessa all'essere, non all'apparire, cioè riguarda l'Io e non l'esterno.
Per cui tutto quello che non ti viene riconosciuto non verrà mai da un'altra parte che non sia te stesso.
Questo dovrebbe portarti in automatico a capire che quella stima che vuoi spetta a te dartela, e per dartela in caso di bisogno c'è un solo modo: intervenire in modalità pratica.
Se non ti senti valutato positivamente nel lavoro, migliora nel campo di tua scelta, studia, approfondisci, impara da qualcuno...
Se non ti piaci a livello fisico, prendi la zona di miglioramento e impegnati nell'esercizio, cambia alimentazione, chiedi a professionisti, impara da chi ci è passato...
Vale per tutto.
L'autostima è uno degli aspetti più correlati alla concretezza. La materia in cui alloggiamo è uno strumento, non una forma statica.
Tutta la manifestazione è infatti mutevole.
Nonostante le varie stronzate in giro che prevedono che puoi non fare niente perché basta decidere, si ignora che l'Essere vuole sperimentare qualcosa e per sperimentare deve AGIRE. Deve fare, deve muoversi, deve cadere, deve imparare.
L'avere già quello che vuoi coincide parzialmente con la verita. In potenza l'Essere è già tutto, nemmeno avrebbe bisogno di un corpo fisico per esprimere un potere di cui la mente umana nemmeno si capacita, eppure viene qui... a "giocare".
Quando migliori la tua autostima intervieni sull'Io attraverso l'azione, cambi agendo verso un polo positivo per te; se ad esempio agisci sul piano estetico quando ti specchi ti apprezzi e ti piaci, non è che all'esterno mancano le critiche o il disprezzo, è che a quel punto non le consideri, non le ascolti, vivi conformemente al valore che tu dai a te stesso perchè hai risolto i tuoi dubbi.
Rendere sacra l'azione in conformità dell'essere è il ruolo degli iniziati. Rendere sacra la materia attraverso la concretezza è la vera manifest-azione.
Anna, my Linktr.ee.
Mi ha scritto la mia ex responsabile:
"sono venuti i capi da Milano, ho raccontato a tutti della persona meravigliosa che ci siamo lasciati scappare"
Ho pianto.
Forse per alcuni è banale, ma per me un messaggio del genere è come un'iniezione di autostima pura. L'idea che io possa davvero valere qualcosa.
Ricorda di tenere in considerazione anche la persona che ogni mattina vedi riflessa nello specchio
Non trasformare qualcuno nella tua priorità se tu sei solo la sua alternativa quando si annoia.

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A volte mi sento come se fossi arrivata in ritardo nella mia stessa vita. Come se mi fossi persa qualcosa che per gli altri è stato naturale, quasi scontato. L’amore adolescenziale, quello leggero, ingenuo, quello che ti fa sentire scelta per la prima volta… io non l’ho mai avuto davvero. E non perché non lo volessi, ma perché semplicemente non ero quella che veniva scelta. Sono cresciuta con la sensazione di non essere abbastanza. Non abbastanza bella, non abbastanza interessante, non abbastanza per qualcuno che mi guardasse davvero. E quando qualcuno si avvicinava, spesso non era per qualcosa di sincero. Era per gioco, per noia, o peggio… per farmi sentire ancora più sbagliata. Così ho iniziato ad accontentarmi. Di attenzioni a metà, di persone che non mi convincevano davvero. Come se dovessi prendere quello che capitava, perché forse era l’unica cosa che potevo avere. E questo, col tempo, mi ha fatto ancora più male. Anni dopo, quando finalmente pensavo di aver trovato qualcosa di vero, mi sono ritrovata in una relazione che mi ha distrutta. Mi sono fidata, ho abbassato le difese… e mi sono persa. E da lì qualcosa dentro di me si è spezzato. Ora mi guardo e mi rendo conto che non è rimasta solo la delusione. È rimasta la rabbia. Una rabbia silenziosa, costante. E soprattutto una distanza. Faccio fatica a fidarmi, faccio fatica anche solo a immaginare qualcosa di sano. Perché nella mia testa è come se tutti gli uomini fossero uguali: bugiardi, incoerenti, pronti a ferire. E questa cosa mi spaventa, perché una parte di me sa che non può essere davvero così. Ma un’altra parte… ci crede. E si protegge. Mi accorgo anche che quello che mi attrae è diverso. Mi sento più a mio agio con chi sembra più leggero, più 'giovane". Forse perché mi sembra meno pericoloso, o forse perché in fondo sto ancora cercando qualcosa che non ho mai vissuto. E allora mi chiedo se ho un problema. Se c’è qualcosa in me che non funziona, che mi impedisce di vivere l’amore come gli altri. Se sono io a sabotarmi, o se semplicemente non ho ancora trovato il posto giusto, la persona giusta. Quello che so è che mi sento stanca. Stanca di sentirmi sbagliata, stanca di avere paura, stanca di non riuscire a lasciarmi andare davvero. E allo stesso tempo… so che da qualche parte dentro di me c’è ancora una parte che ci spera. Anche se fa di tutto per non farlo vedere.
«Puoi fare di meglio», mi sussurra la vergogna all'orecchio. «Devi impegnarti di più. Devi nascondere le cose spaventose che ti porti dietro. Devi comportarti come se avessi raggiunto il successo, anche se sei così inadeguato e distrutto che non ci riuscirai mai».
Heather Havrilesky