E ti scrivo questa lettera, perchè so che tutti i messaggi che vorrei mandarti e tutte le parole che vorrei dirti, non riuscirebbero a scalfirti. Ma forse, una lettera, lenta, infinita, antica, potrebbe arrivarti. Farti capire che se il tuo è un insulso modo per far sapere che ci sei, non mi basta. Quel cuore in risposta su un social qualsiasi, dopo mesi di silenzio, dopo il nulla al mio tentativo di parlarti, non basta. Ho bisogno di qualcosa di più. Ed è per questo che, nonostante lo voglia con tutto il mio essere, non ho risposto. O meglio, lo sto facendo con una lettera che non leggerai mai, perché è giusto così... Perché, forse, non era nemmeno tua intenzione rispondere, perché magari eri ubriaco ed il tuo dito ha fatto qualche gesto di troppo sullo schermo, perché non ha senso pensare che la canzone a cui hai risposto avesse un senso, perché tanto, alla fine, l’unica che ne soffre sono io. L’unica che ancora ci pensa. Dopo sei mesi. L’unica che ci spera. Ancora. Dannazione. Vorrei non fosse così; vorrei tanto che per una singola volta provassi ciò che sento io ogni volta che il tuo pensiero mi riempie la mente e succede spesso, credimi. Perché quel buco nel petto che si è aperto sei mesi fa, non si è mai rimarginato. Ho imparato a non sorprendermi della sensazione costante di non riuscire a prendere abbastanza aria, ho capito come nasconderlo quando sono con gli altri, ma è ancora là e mette in balia della vita ciò che è rimasto dentro. Quindi sì, ti scrivo questa lettera che non riceverai mai, perché ho bisogno di ricordare che c’è stato un momento in cui ero ancora intera, in cui le mie giornate non scorrevano tra un pensiero di ciò che eravamo e ciò che tu sei ora ed io non so più. E sì: a quel cuore non rispondo, perché non trovo il coraggio di rischiare che quel buco si allarghi ancora di più ed inghiotta qualsiasi cosa sia rimasta.Â