se alla fine della giornata c'è qualcuno che ti abbraccia, è più semplice tutto.
-pf

seen from United States
seen from China

seen from Hungary
seen from United States

seen from United Kingdom
seen from United States

seen from Saudi Arabia

seen from Saudi Arabia
seen from China
seen from United States
seen from Türkiye
seen from Germany

seen from Malaysia
seen from Russia
seen from United Kingdom

seen from Saudi Arabia
seen from United Kingdom

seen from United States
seen from United States

seen from United Kingdom
se alla fine della giornata c'è qualcuno che ti abbraccia, è più semplice tutto.
-pf

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Da Poesia Italia…Cesare Pavese,Feria d’agosto
Voglio stare con te sotto le coperte, abbracciati.
“Dicono che due particelle possono avere un legame così forte da cambiare direzione nello stesso istante a un milione di chilometri di distanza. Una danza cosmica che supera il tempo e lo spazio. Non sono abbastanza intelligente da sapere se è vero. Ma mi piace pensare che ogni momento possa essere cosi intrecciato, così unito per sempre a un altro che il tempo e lo spazio perdono importanza. Nessun inizio e nessuna fine, solo due punti di una lunga orbita che fanno continuamente ritorno”.
— Michael Bible, “Goodbye Hotel”.

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
Volevo scriverti che mi manchi
ma poi ho pensato
vabbè fa niente, aspetto domani
che forse domani mi manchi di meno
così non te lo scrivo più
ma almeno è vero.
29.08.24 z.o.e
[...] Mi sei mancata, il tuo silenzio, il tuo ritardo mi hanno angustiato assai più di quello che tu possa immaginare. Ti scrivo subito, scendo subito a spedire, perché se non vieni domani, come spero con tutta l’anima, possa ricevere questa mia, lunedì. Voglio dirti che se ti ho salutato affettuosamente alla partenza, ti accoglierò al ritorno – la dirò quella parola amara e squisita, quella parola diffidente e fantastica, ti accoglierò con amore. Non amo questo telefono vedovo della tua voce. Per lavorare bene, ho bisogno che tu interrompi spesso il mio lavoro con parole, domande, tenere molestie. Il tuo corpo ha popolato questa casa; la tua voce è appesa al mio orecchio; la tua pazienza e insieme – come dirò? – il tuo esserelì, insieme sommessa e inevitabile, ha colmato i miei labirinti di tappeti e di segni, sotto i quali forse non c’è più traccia di pareti. Non ti avevo mai scritto in questo modo, non ti avevo mai parlato in questo modo, mai sentito così bruciante, insinuante, magra e languida abitatrice di un cervello che volta a volta ha forma di forca, di letto, di casa, di pianoforte a coda, di acqua, di giardino. Tutto ciò è lievemente risibile, vero? No, non lo è. Ho passato giorni istoriati di solitudine, di assenza; ora leggo il precipitoso riaffiorare di segni densi, intricati, allusivi e fitti. Sono i segni, gli ierogrammi con cui, lentamente, colmo il bianco della tua assenza coi primi indizi del tuo ritorno. Ti abbraccio.
Giorgio Manganelli