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The acclaimed crime-fiction writer selects some of his favorite films, including noir classics by Jean-Pierre Melville and Samuel Fuller.
I 10 film di Ellroy
watching good luck, have fun, don’t die (a film about the ai apocalypse and sleepwalking into it via phones) and the person in the row in front scrolled on their phone throughout the film without any trace of irony whatsoever
Discreto.
"La società sembra essere divenuta thatcherianamente inesistente in questo universo narrativo, in cui i continui fallimentari tentativi dell’uomo del futuro di creare una squadra per portare avanti la sua missione sono destinati a essere vanificati dai problemi comunicativi interni al gruppo. Naturalmente, essendo questo un film di Gore Verbinski, questa riflessione avviene attraverso l’accumulo di citazioni centrifugate in un pastiche che sembra ancora più confus(ionari)o del solito, per quanto capace comunque di mantenere l’attenzione di chi guarda, complice la gestione efficace del ritmo indiavolato della pellicola."
La propaganda incalza, eppure la storia delle lotte anticoloniali insegna che la composizione tra mezzi e fini è più difficile ma produce i
Ma davvero volete vivere nel mondo immaginato dalla destra nera?
I postfascisti sognano un paese cupo, chiuso su se stesso, triste, che una piccola schiera di eletti - ricchi - possa tenere sotto controllo per fare i cavoli propri (Trump è il modello: al potere si sta arricchendo come non mai).
Il loro programma è annichilire qualsiasi dinamismo, qualsiasi vitalità del paese, qualsiasi progresso, qualsiasi elemento che possa portare all'emancipazione delle persone, perché hanno bisogno di sudditi da comandare, non vogliono cittadini consapevoli.
Lo fanno inventando nemici, avvelenando pozzi, costruendo invasioni e allarmi sicurezza che non esistono: problemi che non vogliono risolvere, in modo da tenere inchiodate le persone continuando a lucrare mediaticamente.
E invece ci sarebbe da parlare di dignità del lavoro, di salari che non crescono, dell'invecchiamento della popolazione, dell'inverno demografico che ci condannerà al declino, del cambiamento climatico che sta distruggendo la nostra vita e il nostro futuro, dell'IA che entra sempre più nelle nostre vite e non sappiamo quali effetti possa avere.
Ci sarebbero da fare dibattiti pubblici enormi su questi temi, come si faceva 20 anni fa, prima che le armi di distruzione di massa bloccassero il confronto aperto: siamo come gli scoiattoli sulla ruota e alla destra nera va bene così.
"C'è da avere il terrore dell'Italia che raccontano: un'Italia percorsa da migranti criminali, No Tav, anarchici, islamisti, terroristi, brigatisti, che poi sarebbero protetti nientemeno che da Elly Schlein. Un'Italia che sembra la Gotham City di Joker." diceva l'altro giorno Marco Damilano.
E questo mi porta un po' di speranza: quando si esagera così tanto significa che si ha paura del futuro e questo di solito questo porta al fallimento.
Ma la domanda finale la rivolgo a voi: vi sta bene campare in un paese lugubre come quello che vuole destra nera o preferite vivere? 😵💫
Paolo Sinigaglia

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"Many would identify capitalism with an economic system where productive assets are privately owned, labor is hired for money wages through market contracts, commodities are traded through exchange markets, markets govern the allocation of resources between productive and other activities, investment is largely in private hands, and production is oriented towards profit. However, each of these features, if taken separately, can be shown to have existed for a very long time, leaving open the question of what makes capitalism a historically distinctive economic system..."
A PROPOSITO DI «STIMA "NON RECIPROCA"»!
Ed anche
"Mi piace molto la filosofia antica per l’approccio alla vita. Aristotele ad esempio. Ma anche la psicologia. Il nostro è un mondo basato sul consumismo, non ci basta mai quello che abbiamo. Eppure non c’è sempre necessità di possedere qualcosa in più" Gleison Bremer

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GUCCINI. Quando a lezione arrivo a fare il ‘400 mi ricordo sempre di passare dal grande eretico Jan Hus per poter citare Guccini, che lo paragona a Jan Palach, studente datosi fuoco nel ‘69 per protestare contro i sovietici che avevano invaso Praga. “Jan Hus di nuovo bruciava / all’orizzonte del cielo di Praga”. In realtà era uscito dal mio orecchio da venti o trent’anni.
Comprai una sua cassetta, di quelle illegali e poco costose, Mixed by Erry, c’erano le lire, da ragazzino, forse avevo 15 o 16 anni. Da lì per dieci anni o più: sempre, sempre le sue canzoni. La scoperta del testo "L’antisociale", (“Odio i fusti carrozzati, dalle spider incantati / Coi vestiti e le camicie tutte uguali / Che non sanno che parlare di automobili e di moda / Di avventure estive fatte ai monti e al mare / Vuoti e pieni di sussiego se il vestito non fa un piego / Mentre io mi metto quello che mi pare…”) dava una forma alla mia trasandatezza. E mi domandavo imbambolato e recitavo “la gente che si frantuma in un fiato senza soffrire senza capire”. Adesso che riordino le idee per sapere cosa mi ricordo di lui e della mia giovinezza, ora che si sta avvicinando un compleanno simbolico, mi viene in mente che ciò che contava erano soprattutto le parole. Un primo avvicinamento non dico alla poesia, ma a qualche dire preciso, complesso e quindi più vero. Con la boria del liceo classico pareva ovvio (e stupido, palesemente) respingere Vasco Rossi, ad esempio, e cantare stonati, ma insieme, “Ma che cosa c'è in fondo a questa notte / Quando l'ora del lupo guaisce.” Da nessun’altra parte potevo ascoltare, a quell’età, “Si son perduti anche i rumori in forme vaghe di colori”, “Un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare”, “La dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia la vende ai turisti” (tra l’altro è successa la stessa cosa a tutte le belle città d’Italia). Avevo sedici anni e sorridevo alla rima gozzaniana nasce / bagasce. Quando uscì “D’amore, di morte ed altre sciocchezze" avevo vent’anni e “a vent’anni si è stupidi davvero / quante balle si ha in testa a quell’età”.
Non era un cantante. Lui voleva fare lo scrittore da piccolo, ed era chiaro. Quindi non davo peso alle critiche di chi parlava della musica o della voce e del tono lagnoso. Tra l’altro a me non piaceva tutto: per niente "La locomotiva": mai amato il momento in cui arrivava nei concerti, orribile, con quell’atteggiamento da truppa degli spettatori. Neanche "Dio è morto". Non mi piaceva tutta quell’enfasi sui sogni, sull’io, sull’orgoglio dell’uscita dalla realtà, alcune frasi piatte e immediate. Preferivo non capire. Non capire cosa fosse quello scirocco che rendeva la realtà abusata ed irreale. I trenta secondi dell’inizio di "Quello che non", con i suoi versi montaliani e le diverse negazioni, non quello non quell’altro, come il né più mai di Foscolo ed il Nowhere man dei Beatles, ad esempio: “L' angoscia che dà una pianura infinita? Hai voglia di me e della vita, di un giorno qualunque, di una sponda brulla? Lo sai che non siamo più nulla?” e la meraviglia di Culodritto, per cui ho sognato per anni di avere (anche) una figlia (no, niente, nulla di fatto), una reginetta con “gli occhi spalancati sul mondo come carte assorbenti”. Anche le canzoni, almeno quelle di una volta (lasciamo stare il paragone con quelle di oggi), formano profondamente, producono un'identità, una storia. Quali sono le più belle? Lettera e Ti ricordi quei giorni? Farewell, Samantha e Un altro giorno è andato? È bellissimo non avere certezze. Ascolti e riascolti e finisci per vivere di parole, preparare lezioni, cioè parole, tutti i giorni, per mestiere, pensando “Vola, vola tu, dov'io vorrei volare / Verso un mondo dove è ancora tutto da fare.”
Tutto questo mare: gratis, quindi non in Italia
George Monbiot ed i miliardari alla conquista delle libertà
Niente più resistenza negli Stati Uniti. L'era dei diritti umani è finita e il dissenso è di nuovo proibito. Questo è ciò che vogliono certi miliardari e i loro maggiordomi, ed è il modello che stanno cercando di proiettare anche nel resto del mondo. Se non riusciamo a resistere, se il nostro nuovo primo ministro sarà debole e suggestionabile quanto il precedente, questo è ciò che ci aspetta. In effetti, siamo già a metà strada.
Perché? Perché i governi che si sono succeduti nel Regno Unito hanno ceduto a una campagna globale per annullare le nostre libertà fondamentali, una campagna guidata da oligarchi e multinazionali, dai media di loro proprietà e dai "junktank" [think tank di facciata] da loro finanziati. Una campagna che è diventata l'elemento definitorio della seconda presidenza Trump.
I funzionari dell'amministrazione Trump Marco Rubio, Stephen Miller e Scott Bessent hanno spiegato che stavano riorientando gli sforzi dell'antiterrorismo, distogliendoli dal jihadismo islamico e rivolgendoli verso "la sinistra politica". La maggior parte degli esempi citati per giustificare questa svolta risaliva a più di 30 anni fa. In diversi casi hanno dovuto scavare fino agli anni '70 per trovare una minaccia sufficientemente intimidatoria. Si poteva proprio sentire il rumore delle arpie che raschiavano il fondo del barile.
Senza fornire straccio di prova, Rubio, il segretario di Stato, ha affermato che il governo cubano è "inesgricabilmente legato ai gruppi e ai movimenti di estrema sinistra in tutto l'Occidente e oltre". La settimana successiva, il suo dipartimento ha cercato di giustificare questa affermazione con un rapporto contenente un lungo elenco di legislatori, giornalisti e attivisti di sinistra, tentando di legarli a Cuba in modi che variavano dal tenuo al ridicolo. Si tratta di una tattica ben collaudata, usata ampiamente tra gli altri anche dai nazisti: sostenevano che i dissidenti, per definizione, facessero parte di una cospirazione comunista internazionale. Insistevano, come ha fatto Rubio, sul fatto che "è tempo di schiacciare questo male per sempre".
Quello non è stato l'unico rozzo richiamo al passato. Miller, vice capo dello staff di Donald Trump, ha sostenuto che quando si vedono proteste antifasciste, "nessuna delle persone che manifestano sembra una persona normale. Non una sembra normale. Sono tutti deformi in qualche modo: nell'aspetto, nel vestire, nei modi... il loro aspetto esteriore diventa una manifestazione del loro odio interiore." Sono solo sorpreso che non abbia usato la parola "untermenschen" [subumani]. Il governo degli Stati Uniti, al contrario, promuove "una vita normale, sana e ordinata".
Ma ciò che mi ha colpito ancora di più è stato l'attacco di Miller alla "jury nullification" [l'annullamento della giuria]: i giurati che assolvono persone che, secondo lui, erano "ovviamente colpevoli". Eliminare questa possibilità è stato un obiettivo dei governi illiberali e dei giudici conservatori di tutto il mondo. Lo abbiamo visto nel Regno Unito con l'incriminazione di Trudi Warner e altri per aver mostrato cartelli che ricordavano un antico principio del diritto inglese: "I giurati hanno il diritto assoluto di assolvere un imputato secondo coscienza".
Lo vediamo nella sbalorditiva incriminazione, attualmente in corso, di Rajiv Menon KC, che ha ricordato ai giurati questo diritto durante il processo ai candidati di Palestine Action che stava difendendo. Di conseguenza, è diventato il primo avvocato nella storia inglese a essere accusato di oltraggio alla corte per un'arringa finale. Se condannato, rischia fino a due anni di reclusione e la radiazione dall'albo. Perseguire gli avvocati per aver difeso i loro clienti dissidenti è più o meno la definizione stessa di autoritarismo.
Lo abbiamo visto anche nell'attacco che Keir Starmer ha sferrato ai processi con giuria nel loro complesso, limitando fortemente, senza alcuna giustificazione coerente, la nostra difesa più solida contro l'ingiustizia.
Starmer era un uomo debole, privo di una visione chiara e propria, che si è lasciato manovrare da qualsiasi potente lobby statale o corporativa. Non era all'altezza di una campagna internazionale ben finanziata e altamente efficace. Una rete di gruppi come l'American Legislative Exchange Council, finanziata da multinazionali e miliardari, ha prodotto "legislazioni modello". I gruppi testano queste leggi in giurisdizioni favorevoli; se funzionano, fanno pressione per la loro adozione altrove. Il risultato è un attacco continuativo al nostro diritto di protesta, all'uguaglianza politica e a un pianeta vivibile.
La globalizzazione di questo attacco ai nostri diritti fondamentali è un obiettivo chiave dei conservatori. Poiché il capitale opera ovunque, così deve fare la sua capacità di schiacciare le nostre obiezioni. La lunga serie di feroci leggi anti-protesta nel Regno Unito è il risultato del continuo pressing di junktank, media e altri governi. Il risultato è un paese che ora detiene centinaia di prigionieri politici, un paese in cui si rischiano sei mesi di carcere per il solo fatto di marciare lentamente per strada.
Queste leggi oppressive sono culminate – finora – in una legge del parlamento approvata ad aprile che consente alla polizia di vietare qualsiasi protesta ritenga avere un impatto "cumulativo" sulla comunità. Ma le uniche proteste che abbiano mai avuto successo sono proprio quelle con un impatto cumulativo. La protesta è accettabile solo finché è inutile. Lasciamo che la gente dica la sua, ma solo se non possiamo sentirla.
Le nuove leggi sono state accompagnate da quel vecchio trucco, tradizionalmente associato ai regimi fascisti, di difamare i dissidenti di sinistra etichettandoli come terroristi. Come ha sottolineato il gruppo per i diritti umani Liberty, la definizione di terrorismo qui è stata fortemente ampliata, fino a includere tattiche precedentemente considerate come semplice protesta civile. È questo che ha permesso al governo di Starmer di mettere al bando Palestine Action.
Il giudice che ha rinviato Menon per oltraggio, il giudice Johnson, è stato anche il primo – nello stesso processo – a utilizzare gli straordinari poteri inseriti silenziosamente dai Conservatori nel Sentencing Act 2020. Questi consentono a qualcuno processato per un reato di essere condannato per un altro. I quattro protestanti di Palestine Action sono stati condannati per reati comuni. Ma, senza informare la giuria, Johnson ha contrassegnato il caso come avente un "legame terroristico". Li ha quindi condannati per reati di terrorismo, il che comporta una pena detentiva molto più lunga.
Già il suo esempio è stato seguito da un altro giudice: un diverso gruppo di manifestanti pro-Palestina, che ha spruzzato vernice rossa e rotto alcune finestre di una filiale della banca Barclays, sta per essere condannato come gruppo terrorista, sebbene né loro né i giurati siano stati informati di questa possibilità durante il processo per danneggiamento aggravato. Ciò significa, naturalmente, che non sono stati in grado di difendersi da questa accusa ben più grave.
Niente è al sicuro dall'attacco dei miliardari all'umanità. Nessuno dei nostri diritti, per quanto antico e consolidato, è inespugnabile. Lottiamo per essi ora o li perderemo, forse per sempre.
No more resistance in the US. The era of human rights is over, and dissent is once more forbidden. This is what certain billionaires and their concierges want, and this is the model they’re also seeking to project across the world. If we fail to resist, if our new prime minister is as weak and suggestible as the last one, this is what we will get. In fact, we are halfway there already.
Why? Because successive governments in the UK have succumbed to a global campaign to cancel our fundamental freedoms, a campaign led by oligarchs and corporations, the media they own and the junktanks they fund. A campaign that has become definitional for the second Trump presidency.
Trump administration officials Marco Rubio, Stephen Miller and Scott Bessent explained that they were redirecting counterterrorism efforts away from Islamic jihadism and towards “the political left”. Most of the examples they cited to justify this shift were more than 30 years old. Several times they had to dig down to the 1970s to find a sufficiently menacing threat. You could hear the barrel being scraped.
Without producing a shred of evidence, Rubio, the secretary of state, claimed that the Cuban government is “inextricably linked to the far-left groups and movements across and beyond the west”. The following week, his department sought to justify this claim with a report containing a long list of leftwing legislators, journalists and activists that attempted to link them to Cuba in ways that ranged from the tenuous to the hilarious. This is a well-honed tactic, used prolifically by the Nazis among others: they claimed dissenters, by definition, were part of an international communist conspiracy. They insisted, as Rubio did, that “it is time to crush this evil for ever”.
That wasn’t the only crude reminder. Miller, Donald Trump’s deputy chief of staff, maintained that when you see antifascist protests, “not one of the people that is demonstrating looks like a normal person. Not one looks normal. They’re all deformed in some way – in their appearance, in their dress, in their mannerism … their outer appearance becomes a manifestation of their inner hatred.” I’m just surprised he didn’t say “untermenschen”. The US government, by contrast, promotes “normal, healthy, ordered living”.
But what hit me even harder was Miller’s attack on “jury nullification”: jurors acquitting people who, he said, were “obviously guilty”. Shutting down this possibility has been an aim of illiberal governments and conservative judges around the world. We saw it in the UK in the prosecution of Trudi Warner and others for holding signs that state an ancient principle in English law: “Jurors have an absolute right to acquit a defendant according to their conscience.
We see it in the astonishing prosecution, being pursued at the moment, of Rajiv Menon KC, who reminded jurors of this right at the trial of the Palestine Action campaigners he was defending. He became, as a result, the first lawyer in English history to be charged with contempt of court for a closing speech. If convicted, he faces up to two years’ imprisonment and will be struck off. Prosecuting lawyers for defending their dissident clients is more or less the definition of authoritarianism.
We also saw it in the assault Keir Starmer launched on jury trials as a whole, greatly curtailing, without any coherent justification, our strongest defence against injustice.
Starmer was a weak man, without a clear vision of his own, who was rolled by any powerful state or corporate lobby. He was no match for a well-funded and highly effective international campaign. A network of groups such as the American Legislative Exchange Council, funded by corporations and billionaires, has been producing “model legislation”. The groups test these laws in sympathetic jurisdictions. If they are found to work, they then press for their adoption elsewhere. The result is a sustained assault on our rights to protest, to political equality and to a habitable planet.
The globalisation of this attack on our fundamental rights is a key conservative aim. As capital operates everywhere, so should its ability to crush our objections. The long series of vicious anti-protest laws in the UK is an outcome of sustained lobbying by junktanks, the media and other governments. The result is a country that now keeps hundreds of political prisoners, a country in which you can get six months in jail for marching slowly down the street.
These oppressive laws have culminated – so far – in an act of parliament passed in April that enables the police to shut down any protest they deem to have a “cumulative” impact on the community. The only protests that have ever succeeded are those with a cumulative impact. Protest is acceptable as long as it’s useless. Let the people have their say, but only if we can’t hear them.
The new laws have been accompanied by that age-old trick, traditionally associated with fascist regimes, of smearing leftwing dissidents as terrorists. As the rights group Liberty has pointed out, the definition of terrorism here has greatly expanded, to incorporate tactics formerly regarded as civil protest. This is what enabled Starmer’s government to ban Palestine Action.
The judge who referred Menon for contempt, Mr Justice Johnson, was also the first – at the same trial – to use the extraordinary powers quietly inserted by the Conservatives into the Sentencing Act 2020. These enable someone tried for one crime to be sentenced for another. The four Palestine Action protesters were convicted of ordinary crimes. But, without informing the jury, Johnson marked the case as having a “terrorist connection”. He then sentenced them for terrorist offences, which means much more prison time.
Already, his example has been followed by another judge: a different group of pro-Palestine protesters, who sprayed red paint and broke some windows of a branch of Barclays Bank, are about to be sentenced as terrorists, though
neither they nor the jurors were told of this possibility during their trial for criminal damage. This means, of course, that they were unable to defend themselves against this far more serious charge.
Nothing is safe from the billionaire assault on humanity. None of our rights, however ancient and familiar, are impregnable. Fight for them now or lose them, perhaps for ever.
Il 16 luglio ho inaugurato il giorno del mio compleanno piangendo. La mattina, sul mio cellulare, ho trovato 11 chiamate fatte intorno alle 4 di notte e tutte a distanza di pochi minuti. Alle 8 il cellulare è suonato di nuovo e mia madre mi ha detto: vieni qui, dove sei. Mamma, sono a Torino, lo sai. Allora mandami qualcuno. Fra poco arriva la badante, stai a letto e non ti muovere.
Questa telefonata era la coda di altre telefonate simili accadute nel mese precedente.
Il 19 luglio mia madre è finita al pronto soccorso, con la pressione schizzata alle stelle e i valori degli elettroliti, soprattutto il sodio, sballati verso il basso. È stata al triage tre giorni, facendo impazzire tutti e impazzendo io nel tentativo di farla inutilmente ricoverare. Non possiamo ricoverarla, mi dice il medico con cui parlo, ricoveriamo solo per patologie gravi. Mi ha fatto parlare con la bed manager, con la quale sono stata al telefono 45 minuti ma niente. Devo dire: sia lei che il medico gentilissimi ma irremovibili: non dipende da noi, non sappiamo come aiutarla.
Me la dimettono e dopo neanche cinque ore cade in casa per la seconda volta in pochi giorni. Torna l'ambulanza, pressione ancora alta, l'operatore del 118, di una gentilezza strabiliante, mi dice che se la porta in ospedale me la rimandano a casa nel giro di tre ore. Sono le otto di sera, e io penso alla badante che sono tre giorni che si sfiata e non posso approfittarne ancora. Il giorno dopo, il 22 luglio, prendo un treno e scendo.
Ho tre ore di sonno alle spalle. Ho tre ore di sonno sulle spalle da diversi giorni. Non dormo più. Da mesi non vivo più. Da due anni non vivo più. Angosciata, arrabbiata, depressa, ansiosa. E crollo. Crollo davanti a Bozzo distruggendo piatti e bicchieri e tutto quello che trovo sulla tavola mentre stiamo pranzando. Ho la tachicardia, tremo come una foglia, lo stomaco chiuso e la testa che mi esplode per la stanchezza. Scoppio a piangere e non riesco più a fermarmi. Gli chiedo scusa. Mi dispiace, scusami. E lui mi abbraccia e mi tiene stretta.
Il giorno dopo mi accompagna in treno fino a Bologna e poi torna indietro. Da sola non ce l'avrei fatta. Torno indietro col pensiero di 25 anni. Al periodo più nero della mia vita: depressione, ansia, attacchi di panico. Ci sto ricadendo dentro e sono terrorizzata.
Passo dieci giorni qui a casa di mia mamma ed è l'inferno. Mi sono fatta prescrivere dal medico un ansiolitico. Il salto temporale all'indietro di 25 anni si è verificato. Non dormo, mi sveglio per giorni con la salivazione azzerata, il battito cardiaco a 150, le mani che tremano, le vertigini, lo stomaco chiuso. Non mangio più, fumo solo.
La mattina dopo mi trascino dall'assistente sociale. Sa tutto e io per l'ennesima volta incasso il nulla. Lei non può fare niente, la graduatoria per la rsa è quella che è, e non può fare nulla non perché non voglia ma perché non esistono margini di manovra. Mi consiglia di fare ricorso per un amministratore di sostegno esterno, mi indica come fare, quali documenti, cosa scrivere.
Torno a casa e non mangio, fumo solo, il cuore che mi schizza dalla gola.
Le due badanti - che finora si alternavano per poche ore al giorno (chiedete i costi per una badante h24) - mi aiutano. Sono snervate perché mia madre, con la demenza senile, è snervante. In più, ora, tornata dall'ospedale è mezzo allettata. Non mi lascia nemmeno cinque minuti per pisciare. Figurarsi farsi una doccia, lavarsi i capelli. Con lei dev'esserci sempre qualcuno. Perché chiama, esige, si lamenta, si irrita, non dà retta. Ci ha tutti in pugno: un po' per la sua patologia, un po' perché manipola, ricatta, piagnucola quando le cose non sono come vuole lei. I difetti che aveva quando stava bene amplificati fino al grottesco.
Nonostante il lexotan, non dormo. La terza notte mi sveglia due volte. Non ha realmente bisogno. La seconda volta mi trovo a urlarle contro alle tre di notte. Sono esausta. E le tiro uno schiaffo.
Ho dato uno schiaffo a mia madre di 88 anni con la demenza. Ancora, quando chiedo gli occhi, mi vedo la scena, il suo volto, come mi guarda. Piango. Ho pianto il resto della notte. Piango ancora la mattina dopo quando arriva la badante. Mi sento in colpa, mi sento schifosa, l'immagine di me che colpisco mia mamma non se ne va. E la odio. Odio mia madre. La odio da due anni.
La odio per come è diventata: un'estranea, una sanguisuga. Non le importa come io stia, non mi vede più, non c'è più traccia di amore materno, di preoccupazione nei miei confronti, il centro del mondo è solo sé stessa. Anche se le spiego, se le parlo, se le dico che sto crollando, che non ce la faccio più. Sto saldando il conto di questi tre anni da quando tutto è iniziato, e degli ultimi due, quando ha cominciato a peggiorare, ed è salatissimo. La sua memoria non trattiene più niente e dopo pochi minuti ricomincia. Con i lamenti, le pretese, i ricatti affettivi, le manipolazioni. Perdo la voce a forza di gridare.
E non dormo, non mangio, i battiti a 150, il cuore che schizza, i tremori, l'ansia che mi paralizza e non posso fermarmi.
Chiamo ogni struttura nel raggio di chilometri. Nessuna ha posto. E se non sono piene ti chiedono delle cifre improponibili: 3000 euro, 3500. Le badanti, ad agosto, non ci saranno, sarei da sola a gestire un donna ingestibile. Penso: se non trovo nulla mi ammazzo. E sono di una lucidità così spaventosa da essere irreale. Sono irreale, penso. Non mi riconosco più.
Ormai senza più speranze faccio l'ultima telefonata a una casa famiglia. Non mi faccio illusioni: non tutte le case famiglia accolgono persone non autosufficienti con demenza. La signora che mi risponde mi dice: ho un posto. E io quasi piango. O rido. Non lo so più.
Passo i seguenti quattro giorni a preparare documenti. Di nascosto preparo anche indumenti, farmaci, ogni cosa possa servire a mia madre. Nel frattempo mi faccio accompagnare al tribunale di Ravenna per depositare il ricorso.
Su consiglio della badante non diciamo niente a mia madre. Le faremo una trappola. Sto tradendo mia madre perché non ho vie d'uscita. Mi sento in colpa, di nuovo schifosa.
Il giorno prima di portarla in casa famiglia mia madre mi fa impazzire. Non dorme neanche 5 minuti. Ora si muove col deambulatore e vuole solo girare e senza qualcuno vicino ho il terrore che cada. Le dico per favore, non ti muovere, scendo a preparare il pranzo. Non faccio in tempo a fare metà scala che la sento muovere. E così per tutto il pomeriggio. Appena mi sdraio sul letto lei si si alza. Chiamo Andrea in lacrime, il terzo crollo in neanche dieci giorni. Non so nemmeno cosa gli dico ma lui mi risponde se vuoi scendo, vengo giù. Io gli dico di no, ci sono 40 gradi, è una follia, non riuscirei nemmeno a venire in stazione a prenderti. Gli dico: se peggioro, se mi accorgo che potrei fare una follia chiamo i carabinieri.
Tre giorni fa, venerdì, io e la badante - che ormai è un'amica, una di famiglia - portiamo mia madre in Casa Famiglia. Una volta là mi guarda e piange: mi abbandonate, dice, mi abbandoni. Mi faccio forza.
Quando andiamo via, una volta in auto, piango.
In Italia gli over 65 sono quasi 15 milioni. Il 25% della popolazione totale. Gli over 80 sono circa 4 milioni e mezzo e gli over 85, 2 milioni e mezzo. Ci sono oltre 207 anziani ogni 100 giovani sotto i 14 anni, e per la prima volta nella storia d'Italia, il numero degli over 80 ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni (che si fermano a circa 4,3 milioni).
Secondo le proiezioni ISTAT, entro il 2050 la quota di persone con più di 65 anni supererà il 34%.
Le persone anziane non autosufficienti superano i 4 milioni, rappresentando circa il 28% del totale degli over 65.
Siamo un paese vecchio e quello degli anziani non autosufficienti è un'emergenze socio sanitaria che non ha eguali in altri settori. Non ci sono investimenti, non ci sono strutture pubbliche, non ci sono reali aiuti alle famiglie, e per famiglie si parla della classe media, quella che compone la maggioranza del tessuto sociale.
Le famiglie sono lasciare a sé stesse. Vai in burnout? Cazzi tuoi.
Deborah Gambetta

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NdDR: Dedicare una via ad un fascista repubblichino riciclatosi in golpista reazionario, mi pare obbligatorio in questi tempi di neo neo fascismo rampante.
Qui sotto l'articolo intero.
Saverio Ferrari
QUANDO LICIO GELLI FINANZIAVA GIORGIO ALMIRANTE
L’ex deputato missino Giulio Caradonna il 26 ottobre del 1994 rivelò in un’intervista al settimanale «L’Europeo» che nel 1980 l’allora segretario dell’Msi Giorgio Almirante avesse chiesto a Licio Gelli un finanziamento. Queste le sue parole: «Un anno prima che scoppiasse la caciara sulla P2 Almirante mi aveva chiesto di fissargli un appuntamento con Gelli» per chiedergli «una mano». I due, sempre secondo Caradonna, si erano incontrati nella stanza 126 dell’Hotel Excelsior di Roma.
«Quando è scoppiato lo scandalo P2» - affermò ancora Caradonna - «mi sono rivolto ad Almirante e gli ho ricordato che era stato lui a chiedermi di fargli conoscere Gelli. Lui mi scongiurò di non dirlo a nessuno promettendomi che il mio problema dentro al Msi sarebbe stato risolto». Il problema di Caradonna era che il suo nome era stato trovato negli elenchi dei piduisti (tessera 2192) a Castiglion Fibocchi nel corso delle perquisizioni disposte, il 17 marzo 1981, dai giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone nell’ambito dell’inchiesta sul presunto rapimento di Michele Sindona.
Tempo dopo la morte di Almirante (22 maggio 1988), è sempre Giulio Caradonna a dirlo, in un incontro ad Arezzo con lo stesso Gelli seppe che «Almirante gli aveva chiesto dei soldi».
Giulio Caradonna, deputato dell’Msi per ben otto legislature, tra il 1958 e il 1994, da giovanissimo nella Rsi, era stata una figura di primo piano nel neofascismo romano, guidando tra l’altro, il 16 marzo 1968, proprio con lo stesso Almirante, la spedizione di 200 militanti missini per sgomberare l’Università La Sapienza occupata dagli studenti. Finì male, con gli squadristi circondati e respinti.
Il racconto di Giulio Caradonna a «L’Europeo» fu confermato, poche ore dopo l’uscita di alcune anticipazioni sull’«Ansa», da un altro ex parlamentare dell’Msi, Giorgio Pisanò, a sua volta combattente nella Rsi, per altro successivamente membro della Commissione parlamentare sulla P2, che a «l’Unità», sempre il 26 ottobre 1994, rivelò che «il numero riservato di Almirante si trovava nell’agenda di Licio Gelli» e che Almirante stesso gli disse che «Gelli aveva fatto da intermediario per ottenere al partito un miliardo da un massone di Perugia. Lo sapevano in tanti».
A seguito di un esposto, il 28 ottobre 1994, da parte del senatore Verde Maurizio Pieroni, motivata dall’intervista di Caradonna a «L’Europeo» in cui il settimanale affermava tra l’altro che l’incontro con Almirante fosse stato ammesso dallo stesso Gelli, la Procura di Milano aprì un’inchiesta su presunti finanziamenti illeciti all’Msi. Passati pochi giorni gli atti furono trasferiti, già nel gennaio successivo, alla Procura presso la pretura della Capitale.
Nel febbraio del 1995 fu anche interrogato Licio Gelli, ma l’8 gennaio dell’anno successivo il procedimento fu archiviato dal gip Eugenio Bettiol con la motivazione che le presunte irregolarità risalivano a un’epoca, prima del dicembre 1981, in cui la legge sul finanziamento pubblico dei partiti non era ancora in vigore. Non proprio nulla, comunque, dato che nel corso delle indagini fu accertato dal pm Maria Monteleone che in effetti Almirante aveva ricevuto tramite Licio Gelli un miliardo di lire, fatto testimoniato anche dall’ex senatore Giorgio Pisanò, e che lo stesso segretario dell’Msi aveva goduto anche di altri finanziamenti da altre logge massoniche. Una storia dimenticata, quella dei rapporti tra l’Msi e la Loggia P2, dove ai vertici insieme a Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato, sedeva anche il senatore missino Mario Tedeschi. Responsabili, tutti, come da sentenze passate in giudicato, in quanto mandanti, della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
I'm not unemployed. I'm in an existential transition.
No Other Choice (2025) dir. Park Chan-wook
"Correva l’anno 2019 e Parasite di Bong Joon-ho sembrava crudele, con il suo umorismo nero, nel modo in cui descriveva una società coreana così simile alla nostra: architetture, case, arredo urbano e soprattutto lavoro come un insieme di dispositivi progettati per impedire a chi sta sotto di accedere al benessere di chi sta sopra: la scalata sociale è impossibile, anche tentando di truccare la partita.
Una pandemia, diverse guerre e una rivoluzione tecnologica dopo, Parasite appare quasi rassicurante se messo a confronto con il suo ideale successore: No Other Choice – Non c’è altra scelta di Park Chan-wook. Tratto dal romanzo The Ax (1997) di Donald E. Westlake, già adattato per il cinema da Costa-Gavras, collega a cui il regista coreano dedica il film, il progetto nasce con un’ambizione universale.
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A spingerlo verso una deriva estrema è il bisogno insuperabile di definirsi attraverso la propria competenza professionale: il lavoro come identità, passione nel tempo libero, ossessione culturale. Un nodo che l’attore protagonista Lee Byung-hun esplicita con lucidità quando mi racconta di non aver mai pensato al personaggio in termini morali: «Non ho mai sentito di stare interpretando un eroe o un villain. Stavo semplicemente interpretando quest’uomo, seguendo il suo percorso interiore». Un percorso diabolico in cui la scelta è sempre la stessa e sempre impossibile: «Se segue la morale, condanna la sua famiglia. Se sceglie la famiglia, deve sacrificare la propria moralità»."
Gran FILM SUL LAVORO
"Un coacervo di elementi che ci dicono che il cruccio centrale è, anzitutto, l’identità come gabbia, quella sì capace di non darci altra scelta (quando pure molte ce ne sarebbero), se non programmaticamente la peggiore. Un tema che Park attraversa da sempre, a partire dal celeberrimo trittico Mr. Vendetta-Oldboy-Lady Vendetta, ma che qui assume una forma sorprendentemente dimessa, quasi quotidiana.
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Il film è dunque una macchina ben oliata, retta sull’intelaiatura di un noir semplicissimo (uomo uccide la concorrenza per accaparrarsi un posto di lavoro), e che proprio attraverso questo banale ordito fa esplodere una serie infinita di centratissime questioni. Tanto da farne un atipico film corale, in cui in realtà i protagonisti sono tutti, ogni personaggio avendo uno spessore e una dignità che emergono anche solo da poche, sparute battute o apparizioni. Ne fuoriesce uno scenario da teatro dell’assurdo, dolceamaro o tragicomico, in un mosaico di sequenze intrecciate da far venire le vertigini per il gusto per quelle che, se fossero singole, chiameremmo “trovate”, ma che così invece hanno il sapore inconfondibile di un progetto (alcuni osano chiamarla idea di cinema). Fra questi inarrivabili momenti, almeno dateci il piacere di sottolineare il duello a tre fra protagonista, suo concorrente e la moglie di quest’ultimo, i cui esiti saranno esilaranti – pur se fatali – e che è tutto sotto o “sovra” titolato per via della musica intradiegetica. La comicità è solo, d’altronde, un dramma ben travestito." (Bruno Surace)