“Il vero innamoramento…
…è caratterizzato da un continuo scoprire aspetti nuovi
e stupefacenti nella stessa persona.
Un succedersi di
“colpi di fulmine”.”
Francesco Alberoni
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“Il vero innamoramento…
…è caratterizzato da un continuo scoprire aspetti nuovi
e stupefacenti nella stessa persona.
Un succedersi di
“colpi di fulmine”.”
Francesco Alberoni

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🧠 : Devi promettermi una cosa...
🫀 : Di cosa parli ?
🧠 : Ti devo far promettere una certa cosa perchè sò che ti riempi di odio facilmente quando vieni ferito...
🫀 : Ehm...ok..continua.
🧠 : Promettimi che quando sarà il tuo turno di essere martello sarai sincero, dirai quello che dovrai dire ma senza colpire forte...senza rompere le ossa di nessuno...
🫀 : Essere... Martello ?
🧠 : Vedi nella vita ci sono due momenti che si ripetono più e più volte..
🫀 : ...?
🧠 : C'è il momento in cui saremo incudine e dovremo subire dei colpi tremendi... Poi c'è il momento in cui saremo martello e saremo noi a dover colpire.
🫀 : Proprio tu mi dici questo...
🧠 : Esattamente, proprio io... Ci sono stati dei momenti in cui avrebbero potuto fare a meno di colpirci ma lo hanno fatto comunque riducendoci ad una maschera di sangue...
🫀 : Come puoi ben vedere molte volte scelgo di essere incudine, non riesco ad essere martello con certe persone anche se potrei... Lascio a loro il l'ingrato compito di veder sanguinare chi non ti colpirebbe mai.
🧠 : Allora promettimi che se potrai non colpirai.
🫀 : A costo di smettere di battere, ti prometto che sarò incudine.
🧠 : Grazie
🫀 : ..
25/05/2025
♠️_Il colpo della strega, l’emicrania e la gastrite servono periodicamente a ricordarci che non siamo invincibili.🖤🌹
Fabrizio Caramagna
Colpo di fulmine
Era il 10 gennaio del 2015. Non sapevo ancora chi fosse, chi sarebbe diventato, ma quel giorno sarebbe stato un punto di non ritorno. Avevo appena tagliato i capelli, e li portavo corti, più corti di quanto avessi mai avuto prima. Quella sera, indossavo una magliettina argentata e pantaloncini a fiori, una scelta leggera, come quella parte di me che sembrava non fare mai i conti con il domani. Lui, lo ricordo ancora, indossava una maglia bianca che risaltava il colore leggermente abbronzato della sua pelle, nonostante fosse gennaio, una pelle che sembrava sempre pronta a prendere la luce del sole.
Non sapevamo ancora chi eravamo. Non avevo idea di chi sarebbe diventato nella mia vita, ma quando la sua mano si tese verso la mia, e mi chiese di ballare, tutto cambiò in un attimo. Il mio sguardo incontrò il suo, e in quel momento, in quell’esatto istante, fu come se un fulmine mi colpisse a ciel sereno.
Persi un battito.
Non c'era nessun suono, nessun movimento, tranne il nostro respiro che si intrecciava nell’aria e i suoi occhi che parlavano più di mille parole. E capii, con la certezza che mi spaventava, che non sarei mai più riuscita a stare lontana da lui, che il mio cuore, un giorno, gli sarebbe appartenuto.
Ma nello stesso istante, qualcosa dentro di me sussurrò, come un avvertimento, che lui era la persona sbagliata. Quel pensiero, per quanto forte e chiaro, non mi impedì di sentire il richiamo. Lo evitai per due anni, nonostante i fuggevoli incontri a caso che ci facevano incrociare come due anime destinate a trovarsi, anche senza volerlo. In quegli incontri fugaci, ballavamo sempre sotto le stelle o sotto le luci soffuse delle sale, in mezzo a centinaia di persone, ma sembravamo solo noi due. In quegli attimi, il mondo attorno a noi spariva, e rimanevamo solo noi, intrappolati in una dimensione tutta nostra.
Le chiacchierate alle quattro di notte sotto casa… Lui non ha mai cercato di starmi lontano. Nonostante le distanze, il nostro legame era visibile in ogni parola, in ogni sorriso, in ogni sguardo. E quando i nostri occhi si incrociavano, sapevo che lui sentiva lo stesso, che anche lui sapeva che ci saremmo appartenuti. Ma io, per paura, cercavo di stare lontana dalla persona che sapevo sarebbe diventata il mio tutto e il mio niente.
Poi, inevitabilmente, arrivò quel giorno. Le nostre labbra si incontrarono, nel bacio più immersivo che avessi mai provato. Fu il momento in cui tutto cambiò. Fu l’attimo in cui diventai sua. Il mio cuore esplose, come se avesse finalmente trovato la sua collocazione, e in quel preciso istante capii che gli sarei appartenuta per sempre. Non c’erano più dubbi. Non c’erano più paure. Solo noi, insieme, in quell’istante che durò tutta una vita.
Quel giorno, il 10 gennaio 2015, sarebbe stato il giorno che avrei sempre ricordato… Se qualcuno mi avesse mai chiesto cosa fosse un colpo di fulmine, glielo avrei descritto così…
Noi due…
Ogni fibra del mio corpo che vibrava in sua presenza, la mia pelle che solleticava in ogni punto in cui lui posava il suo sguardo. I miei occhi pieni di lacrime per l'incertezza del futuro, ma con una felicità che non avevo mai conosciuto prima. La felicità, quella vera. Ero semplicemente felice.
È stato l’amore più grande della mia vita. Sapevo cosa significava amare qualcuno, solo perché amavo lui.. Non avevo bisogno di altre definizioni, di altre spiegazioni.. Mi bastava essere al suo fianco, sentire il suo respiro accanto al mio, e capivo cosa fosse davvero l’amore. Sapevo cosa significava essere felice, perché nonostante tutto lo schifo che avevo dentro, e che era nella mia vita, lui riusciva a rendere ogni mio giorno meraviglioso, anche nel semplice niente.
Le sue mani, i suoi occhi, il suo sorriso... erano la mia salvezza. Anche nei giorni più grigi, nei momenti di dolore, lui riusciva a trasformare tutto. Bastava una parola, uno sguardo, e mi sentivo di nuovo viva.
Poi, un giorno, arrivò quello che sapevo sarebbe arrivato, prima o poi..
Quell’avvertimento che avevo sentito, quel brivido di dubbio che mi aveva attraversato al primo sguardo, al primo bacio, che mi diceva in silenzio che lui era l’amore sbagliato. . Lo amavo con ogni fibra del mio corpo, ma lo sapevo... dentro di me lo sapevo. Eppure, non ero riuscita a fermarmi, non ero riuscita a dire no. Ho cercato di nascondere quella consapevolezza, di fare finta che fosse tutto perfetto, ma dentro di me, ogni tanto, sentivo quella voce che mi urlava che lui sarebbe stato la mia rovina.
E poi è successo. È successo come sapevo che sarebbe successo. Non mi ha solo ferita, mi ha uccisa.
Mi ha distrutta, pezzo dopo pezzo, senza scrupoli, mi ha lasciato senza respiro. Non è stato un tradimento fisico, non sono state le solite bugie. No, è stato molto peggio. Mi ha uccisa nell’anima, mi ha portato via la fiducia, il cuore, la speranza. Mi ha puntato una pistola prima alla testa poi al cuore e ha sparato quei due colpi a sangue freddo.. per poi martoriare la mia povera anima con continue pugnalate. Ogni promessa che mi aveva fatto si è sgretolata come polvere sotto i suoi piedi. E io, io non riuscivo a smettere di amarlo, anche mentre mi uccideva. Anche mentre lui non mi vedeva più, anche mentre la sua indifferenza mi spezzava ogni giorno di più.
Mi ha uccisa. Non c’è altra parola. Mi ha distrutta e ha continuato a farlo. Ogni giorno. Ogni ora. Ogni istante.
Quel fulmine… quel fulmine che arrivò e mi colpì dal nulla quando vidi lui la prima volta, è ricapitato un’altra volta nella mia vita.
Ero cambiata, eppure in un istante, tutto è tornato come allora, come se non fosse mai passato nemmeno un giorno..
Tre anni fa, quando mi trasferii in una nuova città, l’inizio di una nuova vita, un nuovo lavoro… Volevo tranquillità.
Solo tranquillità.
Io e basta.
Io e il lavoro.
Io e i miei gatti.
Io e il rumore del mare.
Io e l’alba in spiaggia la mattina.
Io e i miei libri.
Era tutto quello che volevo.
Avevo deciso di allontanarmi da tutto ciò che mi aveva ferita. Non volevo più amori complicati, giochi mentali, non volevo più soffrire. Volevo solo la pace.
Quella sera, il 3 ottobre 2022 avevo indossato la mia nuova divisa, il corto vestitino rosso e nero da pirata. Mi stava bene, ed ero elettrizzata per la nuova vita che mi attendeva, per il nuovo inizio.
Ero concentrata, determinata, volevo dare il meglio di me stessa. Volevo dimostrare che avevano fatto bene a riporre in me la loro fiducia. Era un lavoro come un altro, alla fine, ma ci tenevo davvero. Volevo sentirmi capace, volevo finalmente sentirsi all’altezza di qualcosa, di qualcuno, di me stessa.
Poi, una mano si tende, come un gesto naturale, un incontro di due mondi che non si conoscono. Ricordo che notai l’ordine, la cura delle sue dita, i bracciali che ricadevano delicatamente sul suo polso. Un gesto semplice, ma proprio in quel momento, quando le nostre mani si sono toccate, ho sentito di nuovo quel fremito, quel colpo al cuore. Una semplice stretta di mano, due persone che si presentano, nulla di più. Eppure, quando ho incrociato i suoi occhi, è come se tutto si fosse fermato, come se il tempo non esistesse più. Il fulmine mi ha colpito di nuovo, questa volta meno forte, meno violento.
Forse ha colpito con la stessa intensità, ma non l’ho sentito con la stessa potenza. Il mio cuore è ormai sigillato, protetto da barriere invisibili che avevo eretto per difendermi, per non sentire più nulla. Ho messo troppe protezioni attorno a me stessa da attenuare la potenza di quel fulmine. Ma comunque… quel fulmine mi ha colpito. E proprio come la prima volta, ho sentito la stessa sensazione: che fosse sbagliato. Che non dovevo cedere, che non dovevo permettere che lui, ancora una volta, entrasse nel mio mondo. Eppure, l’ho visto… l’ho visto negli occhi, nei gesti, nell’energia che emanava. E nonostante tutto, sapevo che quella sensazione non era un caso, che quel legame che si stava formando tra noi, fosse destinato a portarci a un altro incrocio di strade, ancora una volta.
Un incrocio che non avrei voluto, ma che non avrei saputo evitare.
Così, per quasi tre anni, ho fatto finta di detestarlo. Mentendo a me stessa e a tutti, camuffando quel sentire profondo che, nonostante tutte le difese che avevo costruito, continuava a bruciare dentro. Avevo convinto me stessa che fosse un collega, e solo quello. Una persona che, sì, mi rispettava e mi stimava, ma che in qualche modo era anche un estraneo. Un'ombra nella mia vita che non avrei mai voluto che ci fosse, ma che era lì, presente e immutabile. E io mi ero illusa che questa fosse la realtà.
Lui aveva la sua vita, e io avevo la mia. Quasi nessuna interazione tra noi, a parte quei momenti nei quali ci scambiavamo parole formali, nulla di più. Ma non era solo questo. Ogni volta che ci incrociavamo, sentivo qualcosa che non riuscivo a ignorare. Eppure, continuavo a mentire a me stessa "Non mi interessa," mi dicevo."Lui non conta."
Ma la verità era che, più lo evitavo, più la sua presenza diventava insopportabile. Una tensione che cresceva senza che potessi fare nulla per fermarla.
E ora che la sua vita è cambiata, ora che lui ha bisogno, eccomi qui. A fare finta di dargli amicizia, quando dentro di me una parte urla che vorrei che vedesse più di questo. Anzi, non è nemmeno solo amicizia quello che gli sto dando. Gli do ciò che posso, perché so che ne ha bisogno. Perché non posso tirarmi indietro, non posso rimanere indifferente. Anche se, in fondo, la parte più grande di me vorrebbe solo non essere qui, vorrebbe solo lasciarlo al suo destino.
Ma non posso. Non voglio.
Sono qui, a cercare di decifrare quei piccoli gesti, quelle parole che sembrano insignificanti, ma che chissà, forse nascondono qualcosa. Forse non significano nulla, e sono solo il gioco di un uomo annoiato, in cerca di distrazione. Forse è solo un altro episodio nella mia vita, un’altra illusione che finirà prima di quanto io possa rendermene conto. Ma una parte di me, quella più vulnerabile, quella che si è sempre sentita sola e ignorata, continua a sperare che ci sia qualcosa di più. Che lui finalmente veda, finalmente capisca.
Vorrei urlargli, scagliarmi contro di lui, ma le parole non escono.
Vorrei dirgli: "GUARDAMIIII!"
Ma sono solo pensieri che mi consumano, che mi bruciano dentro senza trovare via d’uscita. Sono qui, proprio davanti a lui. Eppure, sembra che non mi veda. E quella parte di me che ancora crede nel fulmine, che crede che quel colpo di luce possa tornare a colpirci entrambi, è ancora viva. Ma la parte razionale, quella che mi ha protetto e mi ha fatto chiudere a tutto questo, continuo a ripetermi che è meglio che lui non mi veda.
È meglio così.
Eppure, mentre con V. non è mai stato facile evitarlo. Non è stato facile scappare, perché lui mi voleva… Mi cercava… E quando qualcuno ti cerca, è difficile non rispondere, anche se dentro di te sai che non dovresti. Con lui, con J. non è mai stato così. Con lui è come se a volte si comportasse come se neanche sapesse che esisto. Come se fossi invisibile ai suoi occhi. E, incredibilmente, è più facile evitare qualcuno che non ti vede. Ma non posso fare a meno di chiedermi: perché non mi vede? Perché continuo a sperare che lo faccia, anche se so che non dovrei?
Voglio che mi veda, eppure so che è sbagliato. E così continuo a mentire, a ingannare me stessa, sperando che, un giorno, possa guardarmi davvero. Ma forse è solo una fantasia, e quella parte razionale che mi dice che è meglio non esserci mai, non è mai stata più forte!
Sento che è pericoloso, come una tempesta che arriva all’improvviso, con la sua furia travolgente e l’aria che si fa densa di un’energia che ti fa tremare. Ma allo stesso tempo, è raggiante e caldo, come il sole che scotta sulla pelle, che ti avvolge con la sua luce, che ti riscalda nei momenti più freddi. Un contrasto così forte, così travolgente, che ti lascia senza respiro.
Eppure, non è forse nelle tempeste più impetuose, quelle che sembrano voler distruggere tutto ciò che incontrano sul loro cammino, che nasce la bellezza più pura? Non è forse quando la tempesta si abbatte sotto i raggi caldi e luminosi del sole che si forma l'arcobaleno più brillante e sorprendente? Un arcobaleno che solo dopo la furia del temporale può brillare in tutta la sua straordinaria magnificenza, colorando il cielo con sfumature che sembrano impossibili.
E forse, in qualche modo, è proprio così che mi sento. Intrappolata tra la tempesta e il sole, tra il pericolo e la bellezza. Voglio essere travolta, voglio essere consumata da questa lotta tra i contrasti, perché so che, solo se resisto, posso vedere quell'arcobaleno. Perché è nelle tempeste che si nasconde il miracolo della meraviglia. E chissà, forse anche io sono destinata a brillare, a trovare la mia luce, dopo che il temporale avrà finito di scuotermi.
“Incontriamo a volte persone che non conosciamo affatto, ma che destano in noi subito, fin dal primo sguardo e, per così dire, di colpo, un grande interessamento, sebbene non si sia scambiata ancora una sola parola.”
— Fedor Dostoevskij

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Voglio finire così:
Mattanza di gente di destra ❥
Alle volte, ho davvero il desiderio di uscire con una spranga e fare mattanza di gente di destra: sento lo stomaco accendersi di rabbia incontenibile quando li vedo sputare sulle persone fragili.
Ciò che mi frena è solo la consapevolezza che non è così che puoi risolvere un problema di umanità schiacciata: devi fare in modo che siano le persone oppresse a darsi un colpo di reni: a rivendicare, a voce alta, i propri Diritti.
Non puoi sostituire alcuno, nelle rivendicazioni che spettano ad ognuno.
👊🏻👊🏻👊🏻