Che strano non sapere più nulla di persone di cui sapevi anche il battito del cuore.

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Che strano non sapere più nulla di persone di cui sapevi anche il battito del cuore.

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Vorrei piangere, non per debolezza, ma per lasciare andare ciò che pesa.
“Date parole al dolore: il dolore che non parla, sussurra al cuore oppresso e gli ordina di spezzarsi”.
William Shakespeare, Macbeth, nell'Atto IV, scena III.
Vivo con il cuore
in una zona sismica.
Ho dato tempo alle tue mani
di imparare a non ferirmi,
ma le hai usate per scorticarmi vivo.
Lo chiamo terremoto emotivo:
non crollano solo i muri,
crolla l’idea stessa
che tu potessi essere casa.
15/08/2025
Trova qualcuno che odia ferirti il cuore.

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Sempre! …
Oggi ti servo?
Oggi sono necessaria?
Oggi hai bisogno di me oppure posso sparire senza fare rumore?
Non lo so mai.
Io non lo so mai.
Ci sono giorni in cui mi apri la porta e altri in cui resto fuori, con la mano ancora sospesa a bussare.
Oggi mi hai voluta.
Oggi ti sei lasciato vedere fragile, scoperto, nudo nei tuoi silenzi.
Ti sei permesso di essere te stesso davanti ai miei occhi.
E io ho pensato che fosse un privilegio.
Come se l’intimità fosse una concessione, non un diritto.
Mi hai voluta accanto.
Solo me.
Agli altri hai parlato di me, ma non li hai voluti.
Io sì.
Io sempre.
E in quel momento ho creduto di essere indispensabile.
Che senza di me saresti crollato.
Che io fossi il punto fermo, il cerotto, la tregua.
Ho scambiato il tuo bisogno per importanza.
Errore imperdonabile.
Io ti perdono.
Sempre.
Ti perdono quando mi ferisci senza nemmeno guardarmi.
Quando prendi tutto quello che do e lo chiami normalità.
Quando torni solo perché sai che io ci sono.
Corro da te appena mi cerchi.
Non importa quanto mi sia promessa di non farlo.
Ti sto accanto quando hai bisogno, ma tu non stai mai accanto a me quando io smetto di essere utile.
Mi sono presa cura di te.
Ti ho dato attenzione, premura, amore.
Un amore silenzioso, invisibile, non dichiarato.
Quello che non pesa, non chiede, non disturba.
Quello che non conta.
Con te è sempre un gioco pericoloso.
Un equilibrio malato.
Sono un funambolo su un filo a ottocento metri dal suolo, senza rete, senza applausi, con il terrore costante di sbagliare un passo e diventare improvvisamente di troppo.
Con la paura che il filo di spezzi.
Eppure mi basta guardarti negli occhi per cadere.
Mi basta il tuo sorriso per convincermi che ne vale la pena.
Accanto a te il gelo sparisce, sì.
Ma io resto lì, tremante, a chiedermi quanto ancora posso stare al caldo prima di accorgermi che sto bruciando da sola.
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Ho scritto un libro su di noi.
Se volete leggerlo lo trovate qui 👇🏻
Ci sono persone che imparano a restare prima ancora di capire perché. Restano nei gesti piccoli. Nel silenzio. Nello spazio che non occupano