The Get Down: burger latino al ritmo di hip-hop
Fine anni ‘70, South Bronx e adolescenza: mettete tutto in un frullatore e otterrete The Get Down, una serie televisiva americana ideata da Baz Luhrmann in onda da circa un anno su Netflix e composta di 11 episodi. Mi ci sono imbattuta poche settimane fa e, dopo essermi innamorata di The Crown e di Stranger Things, un altro salto nel passato targato Netflix poteva solo promettere bene. Quel che più mi ha coinvolto di questa serie, pur non conoscendo molto della storia americana di fine novecento, è la passione dei personaggi che cercano di combattere la situazione di disagio nella quale si ritrovano catapultati sia per localizzazione geografica che per estrazione sociale. Nel South Bronx infatti sono in atto una serie di incendi dolosi, faide tra gangs di cartelli della droga, episodi di vandalismo (e chi più ne ha più ne metta!) …. ma da tutto questo emergono due giovani ragazzi afro-latinoamericani che lottano per costruirsi un futuro diverso da quello che si vedono imposto. La protagonista femminile Mylene Cruz (interpretata da Herizen F. Guardiola) ha una voce divina, tant’è che il padre, pastore di Geova, le permette di cantare solo nella sua chiesa e solamente brani di repertorio ecclesiale, mentre lei sogna di diventare una cantante Disco. Il protagonista maschile Ezekiel Figuero (impersonato da Justice Smith) è bravissimo con le parole e per questo viene soprannominato Books; si trova a suo agio con le rime e se gli capita in mano un microfono segue il ritmo e comincia a rappare racconti della sua esperienza personale e frasi di denuncia sociale. La loro amicizia sfocia in una storia d’amore, animata dall’ambizione personale di ciascuno. Lei si fa strada nel mondo della Disco music, prendendo ispirazione dalle canzoni di chiesa e stravolgendole, per renderle contemporanee e allo stesso tempo “lecite” per l’approvazione del padre pastore. Ezekiel diventa il paroliere, Master of Ceremonies di una nuova crew che si fa strada nell’underground del South Bronx grazie all’appoggio del Grandmaster Flash. Quest’ultimo è un personaggio reale, DJ che ha guadagnato fama proprio nell’epoca in cui è ambientata la serie e ha contribuito ad essa formando gli attori riguardo la Clock Theory di sua invenzione, che consiste nel segnare i vinili in un punto esatto per trovare facilmente la porzione di suono su cui fare scratch. Si tratta appunto del metodo per suonare a ripetizione the Get Down, ossia la parte prettamente strumentale delle canzoni, che diventa la base su cui il paroliere può rappare. Due cammei da segnalare sono un personaggio del gruppo dei “buoni” e uno del gruppo dei “cattivi”, rispettivamente Dizzee e Cadillac. Dizzee è interpretato da Jaden Smith, il ventenne affascinante figlio di Will, che qui entra nel ruolo del graffitaro che si tagga Rumi, artista poliedrico e promiscuo (memorabile il gay party a cui partecipa, dove porta il primo singolo di Mylene e inizia la fortunata ascesa al successo dell'amica). Cadillac è impersonato da Yahya Abdul-Mateen II (un nome, un programma), architetto che poi ha scoperto l’arte del recitare ed è stato subito reclutato per questo ruolo, fresco di diploma (e per chi avesse già visto The Greatest Showman…è il fratello del duo di trapezisti!). Qui impersona la parte del gangster narcisista figlio della boss Fat Annie; si crede il re della Disco music e si oppone al nuovo stile emergente sostenuto dalla giovane crew: l’hip-hop. Degno di nota il sesto episodio che, a mio parere, segna la svolta: il destino dei ragazzi della crew comincia a delinearsi grazie alla vittoria nella battaglia contro la squadra dei Notorious Three…dove il mix di brani si apre con nientepopodimeno che l’intro di Star Wars!
E cosa poteva rappresentare America, comunità afro-latina e adolescenza se non un burger dal cuore latino? Come sempre la scelta è meat-free e piena di verdure per uno spuntino fast, ma homemade.
Ingredienti per 2 persone:
2 panini
½ porro
2 carote
100 g di funghi
q.b. pan grattato
olio e.v.o.
condimento a piacere (sale e pepe o salsa di soia)
Per i burger:
1 scatola di fagioli rossi
½ cipolla rossa
1 pizzico di peperoncino a scaglie
2 patate piccole
2 fette di pan bauletto
Preparazione:
Lessare le patate (o cuocerle col “metodo microonde”); nel frattempo tagliare la cipolla, scolare i fagioli e togliere la crosta al pane. Mettere tutto in un frullatore e mixare il composto a gusto personale con un goccio di olio; se il composto risulta inconsistente aggiungere un cucchiaio di pan grattato. Dare forma a due burger e intingerli nel pan grattato. Cottura in padella con un filo d’olio oppure in forno preriscaldato a 180° per 15 minuti. Mentre i burger cuociono affettare porro, funghi e carote e stufare con poco olio e un bicchier d’acqua (+ condimento a piacere: sale e pepe oppure io preferisco usare la salsa di soia). Per assemblare il piatto tagliare a metà il panino e in ordine disporre: metà di sotto del pane, parte della verdura, burger, altra verdura e metà di sopra del pane!
Facile e veloce, accompagnamento ideale per una buona serie tv!
- Brigitta














