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La felicità è racchiusa nelle piccole cose.
Nella tua risata, per esempio! ❤️❤️❤️
Sasha👗More🧥
Lei era solo l’amante da amare senza amore. Questo è ciò che pensò lui i giorni precedenti al loro incontro. Una delle tante, una da rivedere se gli fosse piaciuta, ma doveva essere semplicemente un’amante. Niente amore, nessun coinvolgimento, il cuore sarebbe dovuto stare fuori da quelle lenzuola.
E fu questo che pensò ancora mentre si preparava all’appuntamento, mentre l’avvertiva al telefono che stava arrivando, mentre scendeva le scale e mentre guidava la macchina che di lì a poco l’avrebbe portato da lei.
Niente cuore, solo pelle!
Non erano estranei, si conoscevano da un pò. Sapevano l’uno dell’altro, conoscevano le loro rispettive fantasie che per tante volte avevano accompagnato le loro interminabili telefonate. Non si erano mai assaggiati però, lo avevano solo immaginato quello che sarebbe stato.
Adesso tra le sue mani, tra le sue labbra non vi era più la fantasia, c’era la sua pelle profumata, c’erano le sue labbra e le sue mani che lo cercavano insaziabili e lo compiacevano, lo viziavano e lo saziavano. Giaceva sdraiata accanto a lui adesso, vestita solo di un candido lenzuolo. Lui la guardava, l’annusava, sapeva di tutte quelle cose che aveva sempre desiderato.
E lei era lì, per lui e con lui. Di lì a poco si sarebbero salutati ed immersi nuovamente nelle rispettive vite, ma in silenzio, stretti tra le braccia l’uno dell’altro, si erano confessati di non aver fatto sesso ma di essersi amati. L’avrebbe sicuramente rivista.
Lei, l’amante che in silenzio senza chiedere niente, più di chiunque altra, gli aveva dato l’amore…
“Lei era solo l’amante da amare senza amore.”
Isabella Santacroce
Buonanotte ✨🌹🖤
il mondo dei vivi
Sto leggendo un libro di Franzen, Zona Disagio. Mi stupisco sempre della sua capacità di descrivere le dinamiche familiari di nuclei americani medi diciamo, come descrive le forze e le debolezze dei personaggi, le abitudini, quello che sperano e come lo inseguono, le paure, i meccanismi quotidiani i sensi di colpa e le vendette. Ci si prova a leggere qualcosa di più leggero o pop, più pop di Franzen e poi però quando si ritorna ai classici la differenza si nota, la professionalità e l’attenzione nel descrivere la vita di Marai in un Ian Reid non la si può trovare nemmeno se gli si danno almeno quattro anni di vantaggio. Leggevo questo libro di Franzen, più autobiografico del solito, è in effetti proprio un’autobiografia, in cui parla anche della morte della madre, mi tocca delle forti debolezze. La madre pima di morire ha sistemato delle cose in sospeso, tra gli ultimi gesti compiuti nei confronti dei suoi cari c’è stato quello di lasciare la sua collezione di francobolli tra i risvolti del letto proprio di Franzen. Lei ricordava di quando lui gliel’avesse chiesta e per fare in modo che la trovasse solo lui la collezione l’ha poggiata nell’unico posto che avrebbe visto solo lui. Il gesto di una madre, almeno io lo riconosco come gesto di mia madre. Mia madre è attenta, il passaggio del libro mi ha commosso più del dovuto, io ho paura della morte di mia madre, perderei un’amica, perderei un punto di riferimento nonostante adesso io sia un’adulta fatta e finita, perderei un posto in cui guardare quando le cose vanno così così, perderei una consigliera, una delle poche telefonate che mi concedo di tanto in tanto. Ne sono terrorizzata eppure nel normale corso della vita è definitivamente una stazione a cui fermarsi. Ci pensavo quando ieri ho ricevuto una sua telefonata di quelle di servizio, non ci telefoniamo molto, di certo non ogni giorno, anzi, se passa troppo poco tempo tra una telefonata e l’altra o se il telefono squilla in orari insoliti, vuol dire che c’è una novità e in questo momento della nostra vita la novità di solito non è felice, al novanta per cento è un morto. Mi chiama per dirmi che è morta la gente del paese o gente che è parente di qualcuno del paese, o parenti di parenti o suoceri di cugini o genitori di ex compagni di classe o mia zia ha avuto un ictus o chiama tuo cugino che gli è morto lo zio del brasile o è morta la sorella di tuo zio fagli le condoglianze, gente con cui io davvero forse non ho mai parlato, ma lei ci tiene. Mi chiedevo quindi come mai mi tenesse aggiornata su varie ed eventuali riguardo persone che ho davvero incontrato pochissime volte nella mia vita e dopo essermene andata da più di vent’anni ormai. Capita meno, ma succede che a volte mi dica di nascite o matrimoni, ma va così, si muore molto di più rispetto a quanto si nasca. Lei mi tiene informata per aggiornarmi sulla vita, perché è lì, nel posto in cui lei vive da più di sessant’anni, che si svolge la vita in ogni sua fase, l’unico posto in cui vedi le persone nascere vivere e morire, in cui il tempo non si ferma in un istante preciso dell’esistenza di qualcuno perché poi non lo vedrai più, ma vivi giorno per giorno i cambiamenti delle persone, di intere famiglie, case e terre, in quei posti in cui nulla cambia in verità le persone si confrontano con i cambiamenti più di quanto possiamo immaginare. Anche se io non sono più lì, so che possono succedere gli incidenti e persone che conosci ne possono morire dopo una notte in ospedale, so che i tumori possono venire anche ai tuoi parenti e non sempre se ne può guarire, ma anche sì, so che si può restare paralizzati anche da giovanissimi per una svista o che la puntura di una vespa può mandarti in ospedale o al cimitero se non sei veloce, so che si può diventare vecchi, ma davvero vecchi e morire in pace in casa tua circondata dai tuoi figli come so che invece anche un infarto non previsto può portarti via da giovane all’improvviso. Operazioni all’anca, ictus che non ti lasciano conseguenze o ictus che ti mettono a letto definitivamente, diventare madri a quarant’anni perché no, oppure avere quattro figli a venticinque. Ho vissuto in troppi posti diversi per avere modo di accorgermi di queste cose intorno a me, è sempre successo che io non mi sia legata a nessun posto a tal punto di sapere le evoluzioni nella vita di una comunità. Le notizie che raccolgo io sono estemporanee e durano il tempo che mi interessa, invece mamma mi imbocca, mi infila nello stomaco la vita a forza, mi chiama e mi dice com’è che davvero vanno le cose nel mondo dei vivi. Io che ho sempre sfuggito qualsiasi relazione a lungo termine per evitare appunto di dover poi affrontare (di nuovo) responsabilità e sofferenze di sorta, io che mi sono isolata al mondo tanto da dover solo occuparmi poi eventualmente solo della mia famiglia, nemmeno figli ho voluto, arriva mia mamma e mi sottopone alle telefonate sulla realtà. La gente vera, ha problemi e a volte sono definitivi e non si può fare altro. Io mi terrorizzo e mi chiedo ogni volta quand’è che toccherà a me di ricevere la telefonata che mi rimette sulla terra e per cui dovrò inesorabilmente assumermi la mia parte di incombenza da mortale. Se siamo fortunati o no, questo non lo so, ognuno ha la sua parte di dolore nella vita che si presenta in varie forme e io non posso dire di non essermi presa la mia, ma quand’è che ci si può definire fortunati, io mi sento fortunata, almeno perchè mi ritengo sana e sane lo sono le persone a cui voglio bene, ma non dipende da questo, è sempre l’approccio al mondo che determina il tuo livello di serenità, questo non l’ho capito a mie spese, ma lo capisco ogni volta che mia mamma mi mette di fronte a certe evidenze, perché se da una parte sono informazioni di cui non me ne faccio un granchè, dall’altra mi insegnano come devo comportarmi col prossimo, quando incontro le persone devo sempre sapere che possono aver patito qualsiasi cosa e a volte mi ritrovo a guardare una persona che so avere problemi, o malattie o situazioni infelici e invece le vedo raggianti, luminose, forti e vive e io mi dico che è per insegnarmi. So che c’è modo di venirne fuori anche quando sembra che il mondo abbia deciso di cadere tutto addosso a te. Chissà se quando toccherà a me saprò come.

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Hiányzik, hogy nem a te hangodra alszom el...
Dimenticherò il tuo profumo,
I posti in cui ti piaceva andare.
Dimenticherò i tuoi buffi modi di fare,
Le litigate per aver ragione.
Dimenticherò la tua voce, i tuoi messaggi,
Le nottate a parlare di tutto.
Dimenticherò come si dorme in due su un letto,
La fetta di pizza che mi rubavi.
Dimenticherò tutto.
Ci vuole solo tempo.