Autostima. Quando smetti di pensare a dove mettere le braccia, esse trovano posto da sole.
Mia nipote ha la ferita del riconoscimento, non a caso si preoccupa sempre di come appare, di cosa pensano di lei e si fa tremila paranoie prima di agire.
Qualche giorno fa mi raccontava scherzosamente che quando cammina non sa mai dove mettere le braccia, come se fossero un impiccio che non riesce a ordinare, o a posizionare in modo adeguato rispetto al resto del corpo in movimento.
È una cosa naturale per lei proprio perché ha l'attenzione sugli occhi che si sente addosso, e che la mandano in agitazione perché teme la critica. Le braccia incanalano l'adrenalina, le mani non sanno che azione compiere e non trovando uno scarico sente quelle parti come pesanti e invadenti.
Queste situazioni si placano o addirittura spariscono non appena cambia il focus interno, ma il punto è che prima devi renderti conto di quale sia davvero il tuo focus.
Non è mettere a posto le braccia, fermarle, costringere il pensiero altrove, distrarti frettolosamente, pensare a cosa fargli fare... il punto è osservare dove poni davvero l'attenzione e la risposta fisiologica che si attiva.
Quando capisci davvero cosa provi, puoi cominciare a lavorare su quella parte, rinvigorendo la tua autostima.
Questo vale per tantissimi condizionamenti, perché le volte che l'esterno ti rende vulnerabile, il corpo ti fa sapere che il tuo Io non riesce a essere autentico, perché ha paura.
E quasi tutte le paure hanno a che fare con l'idea di non riuscire, di non essere abbastanza, di non essere capace, o di essere meno di altri.

















