TELEFONATA
il punto esatto in cui un virtuale inizia a farsi reale
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TELEFONATA
il punto esatto in cui un virtuale inizia a farsi reale

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"Se telefonando io potessi…"
Ci sono telefonate e telefonate. Quelle che ti bloccano il respiro a metà, ti svuotano lo stomaco, ti mandano in panico prima ancora di rispondere. Lo sappiamo tutti, basta uno squillo a un'ora sbagliata e capisci che qualcosa non va, prima ancora di sentire la voce dall'altra parte. Poi ci sono quelle che ti fanno respirare. Una boccata d'ossigeno in una vita che ogni tanto sa di smog, di traffico fermo, di giornate dove sopravvivi senza accorgertene. Ci sono numeri salvati nella rubrica che, lo sappiamo benissimo, non chiameremo più. Eppure non li cancelliamo. Restano lì, accanto agli altri, come piccole pietre nel taschino. Restano perché cancellarli sarebbe ammettere qualcosa che non siamo ancora pronti ad ammettere. Ci sono numeri che appartengono a un tempo che non esiste più. Persone svanite nella nebbia dei ricordi, finite nelle tenebre di un'altra vita, di un'altra versione di noi. Numeri che custodiamo come si custodiscono le fotografie ingiallite, sapendo che non li comporremo mai, ma rassicurandoci ogni tanto che ci sono ancora. E poi ci sono numeri che non hai più il coraggio di comporre. Quelli che ti sorprendono fino alle ossa quando uno di loro, una sera qualunque, illumina il display in chiamata in entrata.
"Lo stupore della notte spalancata sul mare ci sorprese che eravamo sconosciuti, io e te."
Oggi è successo così. Una telefonata che non avrei mai pensato di ricevere. Una di quelle che ti riconciliano con la giornata, con la settimana, forse anche con qualcosa di più grande che non sai bene nominare. La voce mi è tremata, i polmoni hanno iniziato quel piccolo affanno che conosci se hai vissuto un attimo troppo intenso. Poi ho sentito la sua voce. Ed è entrata come ossigeno, ha rallentato tutto, ha riportato ordine. Quella sensazione precisa di quando esci da una galleria autostradale e finalmente respiri di nuovo cielo aperto. Certe persone hanno questo potere, te ne accorgi solo quando le riascolti dopo molto tempo. La loro voce ti ricuce dove non sapevi nemmeno di essere scucito.
"Poi nel buio le tue mani d'improvviso sulle mie..."
Mi sono fermato un attimo, dopo aver chiuso. Ho guardato il telefono come si guarda un piccolo miracolo, di quelli laici, quotidiani, che non fanno notizia ma che ti cambiano la temperatura della giornata. Maurizio Costanzo l'aveva capito sessant'anni fa, mentre Mina lo cantava al mondo. Che una telefonata può essere una poesia, una resa, un ricominciare. Una mano tesa attraverso il niente. Stasera ho capito una cosa semplice. Non sono i numeri che salviamo a contare davvero, ma quelli che, contro ogni previsione, tornano a chiamarci. E quando succede, sorridi al display. Anche se nessuno ti vede.
"Se telefonando io potessi dirti... ti chiamerei."
Avete mai pensato alla bellezza delle piccole cose?
Del fare un regalo a sorpresa quando non c'è nulla da festeggiare.
Andare a trovare le persone che si amano perché mancavano.
Fare una telefonata o scrivere un messaggio.
Sai quei gesti che non ti aspetteresti e che ti scaldano il cuore e colorano la vita.
- romyy999
Carissima Viola, ho finito or ora di godere dell’insperato regalo della tua telefonata, che ha cambiato di molto il mio umore. Di molto, e non del tutto perché speravo in un supplemento, perché la telefonata è caduta mentre ti strillavo “ti voglio bene” e non ho avuto risposta, perché non mi hai detto se continuo a mancarti come in quei tuoi primi esili ma languidi biglietti. Ho ripetutamente e vanamente cercato di telefonarti [...] Fino a quattro ore fa ero angustiato dalla tua distanza, dal tuo silenzio, dalla tua mancanza, dalla tua non esistenza, dalla tua assenza, dalla tua reticenza; ma era una tenera angustia da far mettere in sonetto a Pietro Bembo, o volendo dar nell’enfasi al Marino; poi all’angustia lirica è seguito il cruccio; che non riuscissi a parlarti, che tu non mi chiamassi, mi esasperava. [...] Mi hai telefonato con mira femminile un’ora prima ed ora sono lietamente abbattuto. Non mi hai detto nulla di privato, ma dal cruccio che era anche nella tua voce mi permetto di dedurre un rimprovero, e se è rimprovero sarà per aver fatto io men di quello che ti aspettavi, e se a tuo avviso ho fatto meno di quel che ti aspettavi vorrà dire che ti aspettavi di più, e in tal caso il tuo rimprovero verrà per mia deficienza, dunque per inadeguate provviste affettive, dunque per esigenza delle medesime. [...] la tua telefonata mi ha infinitamente rallegrato: la tua voce sei “tu”, come non riesce ad essere la parola scritta ed affrancata. Non ho voglia di darti notizie di me, perché ho una voglia gretta e invadente di tenerti chiusa in un breve e trascritto monologo a due; nel quale sarai silenziosa, ma riecheggerai con la tua voce silenziosa di poco fa; certo domani cercherò di telefonarti, ma non spero di ottenere nulla; nella furia affamata della nostra telefonata mi sono dimenticato di chiederti se ti si può telefonare la sera, e fino a che ora. Abbiamo usato male la telefonata, ma contava la voce, il fatto che tu potevi dire cose inutili ma con la tua voce, il resto era caoticamente silenzioso. [...] Comunque, posso pensare che le nostre voci si siano baciate? [...] Mi tengo afferrata la tua voce, l’abbraccio e stringo.
Giorgio Manganelli
immaginate la scena.
contesto: coinquilina e io ci affidiamo quotidianamente a siri, principalmente per avviare timer o promemoria ma di solito anche per chiedere informazioni specifiche nel bel mezzo di discussioni, pur o addirittura soprattutto sapendo che siri spesso non capisce un cazzo e risponde così
situazione: eravamo sul divano a parlare di non mi ricordo più cosa perché il mio cervello ha eliminato gran parte delle informazioni a causa dello shock, quando coinquilina chiede a siri non mi ricordo più quale domanda, siri risponde
“okay, vuoi chiamare ****?”
dove **** era la mia ex ragazza che non sento da più di un anno, trauma mai superato, persona da evitare, allora coinquilina e io ci siamo guardati e l’uno nell’altra abbiamo visto il panico manifestarsi all’improvviso
SIRI NO COSA CAZZO FAI
“avvio chiamata ****”
ci siamo precipitati dall’altra parte della stanza per evitare manualmente il disastro e per fortuna pare che ci siamo riusciti perché la chiamata seppur avviata non risulta nella cronologia e forse è stata annullata in tempo
ma pensate all’assurdità della cosa, si potrebbe scrivere su un cortometraggio comico
(comunque per quanto mi sia sforzato non sono proprio riuscito a ricordare la domanda che coinquilina ha posto e la cui sonorità ha fatto fraintendere a quella idiota di siri che in realtà intendeva chiamare ****)

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"Lo tenni 5 ore al telefono a parlare di figa, di tette e di culi".
“Ci vorrebbe sempre un giorno di riserva. Per essere sicuri di poter recuperare gli errori. Per poter fare quella telefonata che non abbiamo mai trovato il coraggio di fare. Per arrivare di corsa sotto casa sua con il fiato corto e i capelli spettinati, per chiedere scusa. Ci vorrebbe un giorno di riserva. Uno solo.”
— P. Felice
Quel caffè che aspettate di prendere con un amico, quella telefonata che dovevate fare, quel messaggio che avreste voluto inviare tante volte, quel saluto che vi eravate ripromessi di fare. Non rimandate mai. Dum differtur, vita transcurrit. Mentre si rinvia, la vita passa.