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ieri tra la fila che non finiva più e mille cose da fare sono andato in laboratorio e ho trovato metà crêpe, e cosa ci farà mai metà crêpe in laboratorio, nel senso, se capita che sbagliamo l’ordine ci conserviamo quello sbagliato in laboratorio e lo dividiamo, ma se succede una volta al mese è tanto perché, ehi, siamo professionisti, cosa sarà successo, ma so già da chi andare per chiedere spiegazioni, il nuovo arrivato che forse non è più tanto nuovo che si crede più furbo di tutti, ma ne sai qualcosa di quella crêpe in laboratorio, sì purtroppo l’ho sbagliata, sì okay ma mi dici quando hai trovato il tempo di mangiarne metà vista la mole di lavoro che nel frattempo io e C ci ritroviamo a gestire al banco, ma ahimè non ho trovato risposta
stasera, nuovo arrivato è a fare le crêpe, quando finisce viene verso di me e P mi dice, nuovo arrivato ha sbagliato una crêpe, il mio collo scatta in direzione del nuovo arrivato, quali ingredienti hai sbagliato, al posto della crema ci ho messo il cioccolato bianco, lo guardo, ma hanno proprio due preparazioni diverse, lui mi guarda tipo cane bastonato ma non riesce a trattenere un risolino, dov’è la crêpe sbagliata, dietro in laboratorio, sono partito a razzo verso il laboratorio, ho preso la crêpe e l’ho buttata, intera, ho detto a nuovo arrivato che stasera non avrebbe fatto più crêpe
guarda un consiglio non c’è cosa peggiore che trattarmi come un coglione, però detto tra noi detesto essere così severo, anche se lui è un bugiardo patologico, scusatemi ma mi sembra proprio rincoglionito, come se non capisse niente
stamattina visita medica a lavoro, il mio stato di salute di questi giorni: ho l’affanno dopo aver fatto le scale mobili, in realtà la visita medica a lavoro è molto basilare ma è stata un’occasione per vederci tutti noi colleghi anche se eravamo assonnati per l’ora e in generale un po’ scocciati, dopo la visita ho deciso di fare un giro da decathlon per comprare una borraccia in acciaio con la sicura vista la mia disavventura con quella di vetro ed ero così tanto ispirato che per arrivarci ho camminato boh per quaranta minuti sotto il sole cocente, ma avevo voglia di camminare, camminare certe volte mi pare di vivere in un tempo sospeso, una volta nel negozio questa sensazione si è fatta più capitalista ma non ha tolto il nocciolo della questione, per qualche minuto mi sono sentito un’altra persona, valutavo magliette con una tecnologia magica che asciuga il sudore pronte per una passeggiata su per un sentiero di montagna, tende per accogliere il corpo stanco nel silenzio della notte, una tazza in acciaio inox super figa per bollire l’acqua di un ruscello prima di berla, insomma mi sentivo desideroso di un’avventura come non mi accadeva da tempo, quindi ho da fare due appunti: il primo, una vocina dice che la mia voglia di avventura è in realtà una voglia di fuga, il secondo, curioso come il mio cervello funzioni una volta uscito dai binari soliti di casa-lavoro, anche se mi trovavo in un semplice negozio, comunque scenografia di decathlon che ti fa sognare voto dieci
non so se vi ricordate dei piccioni che si davano il cambio per covare l’uovo lo so sono passate due settimane ma in questo periodo i due piccioni si sono dati il cambio tutti i giorni per tutto il giorno e io ogni tanto andavo a controllare così perché ormai mi sentivo partecipe oggi finalmente vedo qualcosa che si muove benvenuto al mondo piccione o picciona si capisce
la domenica in gelateria è un inferno, quindi a un quarto d’ora dalla chiusura avevamo finalmente il tempo per rimettere in ordine, quando entrano tre ragazze, a che ora chiudete, tra un quarto d’ora, allora siamo in tempo, si dicono e iniziano a leggere il menu, ora, c’erano vari indizi che lasciavano immaginare la situa, tipo che tre banconisti su quattro stavano pulendo (indizio 1), tipo che le vetrine erano già spente (indizio 2), tipo che la sala era vuota (indizio 3), ma loro si sono messe a leggere il menu e a scherzare tra di loro sull’indecisione su cosa prendere, sorella mia, cioè siamo aperti ma chiudiamo tra dieci minuti, siamo una gelateria cosa vuoi essere indecisa a mezzanotte di domenica in una gelateria, però conosco il tipo, fanno mille domande su cosa sia questo e quello ma poi prendono un gelato, però a mezzanotte dopo aver fatto un incasso da capogiro io non ho più la pazienza, dico che facciamo soltanto gelato e che la sala è chiusa, quindi non ci possiamo sedere, no abbiamo già iniziato le pulizie, iniziano a mostrare indecisione, finché non se ne vanno delusissime, sì certo esiste un orario di chiusura ma a volte serve OSSERVARE GLI INDIZI oppure CHIEDERE AL PERSONALE per capire che no se entri in un locale dieci minuti prima che chiuda non significa che hai dieci minuti di tempo, poi voi non sapete puntualmente quante persone a porte chiuse cercano ripetutamente di aprire la porta che faceva capire di essere chiusa già al primo tentativo o bussano il vetro chiedendoci se, con le luci spente, la sala vuota, l’orario di chiusura sulla porta, LE PORTE CHIUSE, siamo chiusi, e quanti o insistono per avere un gelato, un ultimo gelato, o quanti si mostrano indignati, una volta vedo avvicinarsi un gruppo di boh otto persone (TANTISSIME) dieci minuti oltre la chiusura, bussano sul vetro con insistenza, apro la porta e dico, siamo chiusi, un ultimo gelato, no mi dispiace siamo chiusi, ma loro vengono da londra
NO VABBÈ MA DILLO PRIMA NO IO STO LAVORANDO DA SETTE ORE MENTRE TU SEI STATA IN GIRO A DIVERTIRTI E AVRAI DETTO SAI COSA ANDIAMO A MANGIARE IL GELATO SENZA VEDERE L’ORARIO DI CHIUSURA SENZA AVERE RISPETTO PER ME E ANZI DISTURBANDOMI DURANTE LA PULIZIA PERCHÉ LA TUA AMICA VIENE DA LONDRA, la mia risposta è stata: arrivederci, porta chiusa

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in gelateria entra una cliente abituale, quando viene vuole sempre fare due chiacchiere approfondite, nel senso che pone quelle domande vere un po' strane tra cliente e banconista tipo, come stai, ti vedo stanco ma dormi bene, come ti chiami, l'aver scoperto che è una psicologa ha soltanto accresciuto l'aura di fascino che provo nei suoi confronti, okay posso dirlo, è una ragazza molto carina, per questo quando viene la evito, mi muovo sul banco come se mi andassero i piedi a fuoco e mi trovo qualcosa da fare, anche perché viene spesso con un ragazzo altrettanto sorridente e penso stiano insieme, comunque ieri entra in compagnia di un'altra ragazza e subito cerco di evitare il suo sguardo ma ahimè sta guardando nella mia direzione e non posso fare altro che salutarla, allora inizio i conti matematici per non servirla: siamo in quattro al banco e i clienti da servire sono tre, se servo la prossima cliente, una signora tanto graziosa che non mi sembra in vena di chiedermi come sto, non dovrei servire lei perché verrà servita da collega, ma ecco l'inaspettabile: la tizia non si mette in fila al centro del banco ma viene nella mia direzione, alla fine del banco, e va bene, la gente non sa fare la fila, ma ecco l'inaspettabile numero due, mentre temporeggio più possibile con la signora graziosa per far scorrere la fila ai miei colleghi entrano altri clienti scombinando i miei ragionamenti, vabbè cosa sarà mai penso mentre faccio assaggiare alla signora graziosa tutti i gusti, le faccio assaggiare pure la mia cena, comunque esiste una fila oggettiva di persone che hanno già lo scontrino, sono in una botte di ferro, ma ecco l'inaspettabile numero tre, tocca alla tizia che voglio evitare ma fa passare oltre altre persone, VUOLE ESSERE SERVITA DA ME, ahimè appena finisco la signora con la coda dell'occhio vedo lei che afferra lo scontrino dalle mani dell'amica e lo allunga verso di me, non ho scelta, vabbè la servo, come stai è da tanto che non ci vediamo, e come devo stare, per fortuna però non mi chiede di parlare della mia infanzia, lei comunque ha quest'aria struggente che mi incuriosisce, sembra sempre triste, comunque sai cosa le metto due cialdine giusto come piccolo segno d'affetto, quindi mi dedico al gelato dell'amica e dico, metto due cialdine anche a te se no ti offendi, faccio il simpatico controvoglia, non volevo interagire con qualcuno che conosco, l'amica mi risponde, tanto ho già mangiato pure le sue perché a lei non piacciono, e niente
è tornata ieri, solo che io ero vestito in borghese ed ero fuori perché il mio turno era finito e per borghese intendo jeans neri maglietta bianca camicia di jeans sopra perché ho detto sai cosa oggi voglio vestirmi carino e i miei ricci non erano compressi dal cappellino ed erano stranamente pettinati, chiacchieravo con la mia capa di cose abbastanza noiose perché in questo periodo ne stanno succedendo di tutti i colori quando questa tizia arriva da lontano e prima di entrare in gelateria mi saluta, detta così pare una cosa normale però ero abbastanza distante dalla gelateria e lei veniva dalla parte opposta, la mia capa mi chiede chi è, io le dico ma scusa ma che te ne fott, lei insiste io dico una cliente una semplice cliente, vabbè finisce lì, continuo a parlare e me ne scordo quando questa esce dalla gelateria e anziché andare nella direzione da cui è venuta ci viene incontro e mi saluta di nuovo, la capa mi dice, seh semplice cliente si è fatta tutta rossa, io, fa caldo, tutto molto romantico se non fosse per una cosa: era in compagnia del suo ragazzo
che pezzone super mega bello
Nicko Cecchini (Canadian, d.o.b. unknown) - Castle Walls Lead Me to Despair (2026)
ogni tanto mi torna la lontana curiosità di iscrivermi alle app di incontri, poi mi ricordo le dinamiche con cui funzionano, il fatto che venivo puntualmente ghostato quando veniva fuori il mio lavoro o il fatto che mi piacciono i videogiochi, e allora lascio perdere, anche se ho pensato alla descrizione adatta: è vero ho quasi quarant’anni e faccio il banconista gelataio, la colpa è di una serie di sfortune di cui, non ti preoccupare, non parlerò al primo appuntamento, ma vedila così: gelato gratis, così come il fatto che mi piacciono i videogiochi ha un lato positivo inaspettato: le mie dita sono velocissime
si avvicina al banco una famiglia di cinque persone, salve, vedo lo scontrino, due gelati piccoli e tre medi, come sempre con gli scontrini numerosi prendo dei coni classici e li metto nel portaconi come semplice riferimento, figlio uno, io voglio il cono al cioccolato, io, sono soltanto come riferimento, figlio due fa i capricci, figlio due, io voglio la coppetta, io, sono soltanto dei riferimenti per me così non perdo il filo, mamma, anche io voglio la coppetta, io sospiro e dico, da quale iniziamo, figlio uno, dal mio, io, tu hai il piccolo o il medio, figlio uno, voglio pistacchio, io, piccolo o medio, figlio uno mi guarda come se parlassi un'altra lingua, mamma, lui ha il medio, prendo il medio al cacao, io, vuoi soltanto pistacchio, figlio uno continua a non capire, la mamma dice sì, metto il pistacchio, io, vuoi la panna, figlio uno dice no e do il cono a figlio uno, io, ora quale facciamo, figlio tre, io voglio nocciola e limone, io, tu quale hai, figlio tre, nocciola e limone, papà, lui ha il medio nocciola e limone, prendo il cono come riferimento, io, vuoi cono o coppetta, figlio tre mi guarda come se parlassi un'altra lingua, aspetto, aspetto, aspetto, ripete, nocciola e limone, inizio a comporre un cono, figlio tre, anche io voglio il cono al cacao, tolgo l'unico gusto che ho messo, di solito teniamo i coni sporchi da mangiucchiare nei momenti morti ma questa volta lo butto via sporco, prendo il cono al cacao e gli compongo il gelato, figlio uno, anche io volevo due gusti, mamma mi chiede, quanti gusti vanno sul medio, io, fino a tre, mamma, però ne hai messo uno a mio figlio, io, ho chiesto a suo figlio se bastava uno e proprio lei ha risposto di sì i gusti che ci vanno sono fino a tre così ne ho messo tre volte pistacchio, la mamma rimane di sasso, il figlio uno continua a lamentarsi, io, quale facciamo ora, il padre, il mio, io, IL SUO QUAL È, il padre, il piccolo, io, vuole un cono o una coppetta, padre, coppetta, poso un cono piccolo e prendo una coppetta, io, che gusti mettiamo, padre, anzi no cono, poso la coppetta e riprendo un cono, padre, quanti gusti, io, due, padre inizia a leggere i gusti soltanto ora, aspetto, aspetto, aspetto, figlio tre, io voglio questo cono, dice mentre si avvicina all'espositore e prende il cono grande, io, quello è grande per favore puoi posarlo, la mamma mi fulmina con lo sguardo, intanto tutti i miei colleghi mi guardano sottecchi con sguardi di compassione, il padre, ce l'avete melone, io, no i gusti disponibili sono soltanto quelli esposti, il padre, e non c'è melone, io, no, padre, allora soltanto cioccolato con panna, compongo il cono cioccolato panna e glielo do
figlio uno, anche io voglio la panna, mamma, anche mio figlio vuole la panna, la mamma prende il cono del figlio e me lo allunga, io, signora una volta che un prodotto lascia il banco non posso più toccarlo per una questione di igiene, mamma, mio figlio vuole soltanto un po' di panna, io, gliela metto in una coppetta a parte, mamma, ma come la mangia sul cono, io, signora prima suo figlio aveva detto di no alla panna e io ho eseguito ora se vuole la panna la può mangiare soltanto così, mamma mi fulmina, metto un po' di panna in una coppetta e gliela do, io, ora quale gelato facciamo, figlio due, posso avere una coppetta anziché di un cono, io, questi coni che ho preso sono soltanto come riferimento qual è il tuo gelato, figlio due mi guarda come se parlassi un'altra lingua, la mamma mi dice, l'ultimo medio, sostituisco il cono con la coppetta, io, che gusti mettiamo, figlio due, ce l'avete limone, io, sì l'ha scelto anche lui, indico suo fratello, io, tutti i gusti li puoi leggere lì, figlio due, allora limone, io, soltanto limone, figlio due, sì, io, con panna, figlio due, no, guardo la mamma ma la guardo soltanto non dico niente né faccio espressioni, faccio un cazzo di cono medio mettendo tre palline di limone perfettamente distinguibili anche se so fare un medio con un gusto mettendo la quantità giusta con una sola pallina do la coppetta senza panna al figlio, prendo l'ultimo piccolo, io, cono o coppetta, la mamma ci pensa su, ci pensa ancora su, aspetto, aspetto, aspetto, ci pensa come se stesse decidendo se comprare casa, mamma, coppetta, sostituisco il cono con la coppetta, io, quali gusti mettiamo, mamma, aspetta devo ancora leggere i gusti, sto fermo con la coppetta in mano che aspetto, i miei colleghi ormai hanno pietà, mi hanno detto dopo che per sfortuna c'erano tante persone se no come accade spesso mi avrebbero aiutato a smaltire lo scontrino dividendosi gli altri gelati, la mamma poi ha scelto i suoi gusti, la mia sensibilità mi suggerisce che vabbè era soltanto una famiglia che voleva mangiare il gelato in una giornata di sole, però questa maleducazione, questa indecisione che obbliga all'attesa, la vivo centinaia di volte al giorno, la maggior parte dei clienti non porta rispetto a me ma pensa soltanto a sé, al suo gelato, ad ascoltare la propria indecisione, è capitato che un genitore mettesse fretta al figlio per non farmi aspettare, qualcun altro si è anche arrabbiato con il figlio perché non poteva cambiare idea e farmi perdere tempo e si è scusato con me, però la maggior parte dei clienti non sono così, comprano un gelato e pensano di comprare anche me e vogliono il pacchetto completo daccapo, sorriso smagliante, tutte le domande di rito, la battuta pronta
dopo aver servito questa famiglia ho detto che mi sarei preso due minuti per bere, le mie mani tremavano, non avevo sete ma era una scusa per allontanarmi, mentre sorseggiavo l'acqua in laboratorio ho pensato, domani inizio a cercare un nuovo lavoro

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Oh intelligenza! solitudine infiammata, che ogni cosa consuma fino al silenzio!
Josè Gorostiza, Morte infinita
ho appena chiuso la gelateria ed è la sera più bella della settimana perché mi aspettano due giorni di riposo, mi incammino di corsa verso la metro per non perdere l’ultima corsa quando dietro di me sento una voce maschile che urla
ROBBÉ TU HAI TROPPA PAURA
mi giro di scatto, a pochi metri da me c’è una coppia lui lei, lui alza le mani e si scusa, scusami non volevo urlare, gli rispondo, no è che mi chiamo roberto, lei fa, pure io, e scoppiano tutt’e due a ridere mentre io proseguo verso la metro
(penso a una battuta scema che non dico, strano nome roberto per una ragazza)
scendo le scale della metro e mi confronto con il mio collega sui nuovi assunti, quando nella folla vedo un personaggio famoso, ma famoso assai, che viene in gelateria boh una volta al mese, mi guarda, lo guardo, mi saluta, gli sorrido e rispondo al saluto
(avrà pensato, ma questo ha una faccia familiare, boh chi cazz è, vabbè lo saluto)
corro corro corro prendo l’ultima corsa e penso, ma cosa cazzo è successo negli ultimi cinque minuti
è risuccesso, esco dalla gelateria stanchissimo per averla ripulita e apro la app per controllare l’arrivo del prossimo bus, mancano quattro minuti, allora inizio a correre corri forrest corri mi fermo al semaforo e rieccolo, personaggio famoso, aspetta il verde come me, ci scambiamo uno sguardo e ci salutiamo, è stata una scena molto romantica perché ci siamo chiaramente riconosciuti, ormai abbiamo un rapporto consolidato in cui ci salutiamo anche fuori la gelateria 🤝
un po’ come quel vecchietto cliente abituale che ho salutato fuori la gelateria, lui mi guarda sorpreso pensa chiaramente ma questo chi cazz è poi gli si illumina il viso capisce e mi saluta, quando è tornato in gelateria mi ha detto, sono felice di incontrarti ovunque le nostre vite sono connesse, FRATM
finalmente mi sono accaparrato a un prezzo decente un videogioco che adocchiavo da tempo, vai l'ho comprato e basta quando è subito in sconto, senza aver visto video o letto recensioni ma dopo aver visto qualche trailer e letto qualcosa riguardo il concept, mi ha incuriosito l'idea e mi ha sorpreso la veste grafica, parlo di cairn, un videogioco dove si impersona una scalatrica il cui obiettivo è scalare una montagna alta così che non è stata mai scalata, quindi lo scopo è scalare man mano pareti rocciose, trovare appigli, gestire la fatica
come pensavo è un videogioco molto rilassante che regala quei momenti di pausa che sicuramente cerco in questo periodo, per dire, non c'è neanche la musica, solo il fischio del vento o il vociare della natura e i suoni di fatica della protagonista
c'è tutta una componente ruolistica, c'è l'inquadratura tattica dove puoi vedere da lontano la parete rocciosa per cercare di pensare il prossimo percorso da fare (se arrivi a un punto in cui non ci sono appigli devi tornare indietro e perdi tempo), bisogna muovere i singoli arti e muoverli per cercare un appiglio sicuro, gestire la stamina e riprendere fiato quando senti che la protagonista si sta affaticando
inoltre cairn concede questi scorci incredibili che ti spingono a prenderti qualche attimo di tregua prima di cercare la prossima parete rocciosa da scalare per arrivare al prossimo checkpoint
anche se gestire lo zaino con gli oggetti che hanno una loro fisica è carino, pensare di dover gestire anche la fame e la sete della protagonista non mi entusiasma perché gestire questi parametri non mi ha mai fatto impazzire come dinamica nei videogiochi, però, tutto sommato è un videogioco che mi coinvolge e diverte, con meccaniche semplicissime che man mano si fanno sempre più impegnative
eccoci al periodo più bello dell'anno, quello delle insalate, ieri ho mangiato un'insalata pronta marca conad con lattughino crostini di pane olive verdi scaglie di parmigiano, l'ho accompagnata con boh due euro di pizza bianca, un pranzo che non mi ha soddisfatto a dire il vero così ho detto sai cosa la faccio io un'insalata buona, così ho fatto un'insalata buona per la cena di stasera, insalata con rucola, pomodorini, tonno al naturale comprato in offerta nel vasetto di vetro mica cazzi, mais e un uovo sodo, ne ho fatto in quantità penso anzi pensavo giusta ma in realtà è tantissima, però non ho timore perché è comunque molto leggera e dopo averla mangiata sarò comunque molto attivo, perché ovviamente colpo di scena sarà la mia cena ma stasera due giugno ovviamente lavoro buona festa della repubblica
le femmine mi sorridono e io rispondo con una smorfia che pare un sorriso, i maschi mi chiamano we caro e io rispondo we caro dimmi tutto
alle prime risponderei: ma c’vuò?
ai secondi risponderei: ma chi t sap

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È Crono il mostro che fa girare questa ruota della fortuna. E benché a questo punto della narrazione non mi sia ancora possibile scrivere quello che in definitiva voglio dire qui, perché il terreno non è ancora pronto, posso già anticipare che ha a che fare con l'impossibilità di mantenere, nel corso degli anni, la stessa opinione, la stessa visione di un argomento, di un evento, di un'idea. Cambiamo così tanto che perfino una percezione soggettiva non è unica ma molteplice, in quanto costretta a corrispondere all'ampia gamma di personalità che adottiamo a seconda delle circostanze. Prima di prendere la parola bisognerebbe fare una sintesi biografica del momento in cui ciò avviene, e aggiornarla poi ogni volta che si aggiunge qualcosa di nuovo. Alla fine, non solo si otterrebbe l'intero sviluppo di un'idea nel corso del tempo, ma anche lo sviluppo di una sensibilità, ognuna delle quali rotea attorno alle altre al pari di pianeti impazziti, in continuo movimento e mutamento di forma. È un' ovvietà affermare che la mia visione del Messico - e della realtà - era diversa prima che io andassi a vivere lì. Da allora, è trascorso del tempo, io sono cambiata, ma anche il Messico è cambiato, la realtà è cambiata. Le idee che ho adesso non invalidano quelle di un tempo, che erano valide nel momento in cui sono state concepite. Niente può dimostrare che le mie idee attuali siano più giuste o più vicine al vero. Non si viaggia dall' ignoranza alla verità, ma da un'ignoranza a un'altra, forse solo più documentata. Una precisazione, questa, che potrebbe risultare utile per definire le condizioni di partenza di questo saggio, che altro non è se non lo svolgersi dell'evoluzione di un'idea, di una percezione, oppure di una serie di idee o percezioni nel corso di un determinato lasso di tempo e a partire da una prospettiva mutevole. Un tratto di cammino che si fa camminando, senza origine né scopo, a partire da un inizio casuale e senza un punto finale.
la realidad, neige sinno
controllo la data dell’ordine oh non mente, borraccia consegnata il quindici aprile, comprata dopo qualche giorno di ricerche su una borraccia resistente e adatta per la vita quotidiana, in vetro perché non vorrei bere plastica e perché è il materiale che si pulisce meglio, oh borraccia ma sei sicura che vai bene no perché devo portarti in giro per roma
borraccia:
roberto: cosa
borraccia: oh ma non ti fidi forse non hai capito con chi hai a che fare, sono in vetro borosilicato
roberto: in vetro boroche
borraccia: vedi che sei una capra oh, vetro senza piombo quindi si pulisce meglio perché non trattiene i batteri, comprami, resisto a temperature estreme tipo meno venti gradi
roberto: vabbè la mia vita è una landa fredda però mo meno venti gradi mi parono eccessivi…
borraccia: muto, poi ho un sistema antigoccia
roberto: OH MA SEI SICURA
borraccia: OHA MA CHE CAZZ TI STO DICENDO CHE SONO LA MIGLIORE, facciamo così, visto che non ti fidi ti do un omaggio un calzino in cui inserirmi che attutisce i colpi
domenica trentuno maggio, numero quarantasei giorni dall’arrivo della borraccia, a parte che sistema antigoccia un cazzo, la riempio e mi sbava l’acqua sulla borsa manco fossi io sul cuscino, mi ha fatto impazzire, devo capire se è rotta, allora riempio la borraccia e l’asciugo ma niente, bagna la borsa, forse la condensa, VABBÈ, attacco a lavoro e la mie collega fa, roberto la tua borraccia si è rotta, vado in camerino e il calzino è molliccio e sgocciola acqua perché ovviamente è morbido per attutire i colpi ma non è fatto per trattenere l’acqua, quarantasei giorni
ora sto sfogliando le borracce in alluminio su decathlon