Sabato sera eravamo a far benzina prima di recarci con gli amici a questa cena oltre il confine regionale. A pochi metri da me c'era questa nonnina minuta, capelli bianchi, grossi occhiali da vista perfettamente lucidi, che metteva benzina a quella velocità che le articolazioni di un'ottantenne impongono senza accordare alcun compromesso. Seduta sul mio sedile osservavo la signora inevitabilmente commossa (gli anziani mi sbriciolano) e mi scappa un sorriso quando la vedo con forza tirare avanti il suo sedile e passare la sua giacca alla donna più giovane seduta dietro.
A un tratto il suono lunghissimo di un clacson sfiatato disfa prepotente quella bella scenetta, così mi scorgo per capire meglio da dov'è che provenisse il rumore e intravedo questo omaccione sulla quarantina visibilmente spazientito e irritato dai tempi un po' lenti della nonnina che di tutta risposta fa per voltarsi, osserva l'omo per un istante e subito torna composta a fare le cose sue, calma, serena, elegante, con una placidità tanto imponente, che la mia testa ha trasfigurato la vecchina in una quercia enorme, solida, inamovibile, sicura, avvolgente a ancora adesso la ringrazio per la lezione impartita, ché io già ero acqua in ebollizione dentro la pentola a pressione pronta a schizzare in faccia a quel mentecatto maleducato e invece incontro la saggezza.












