Convivenza al Limite: le Lontre Marine e l’Uomo
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La notizia di questa settimana ci porta nel Cile settentrionale, tra le lontre marine (Lontra felina), una specie che vive lungo le coste del Sud America e che, pur mostrando una certa tolleranza alla presenza umana, sembra oggi avvicinarsi al limite della convivenza.
Un gruppo di ricercatori ha monitorato, per tre anni, sei siti costieri lungo un tratto di circa 30 km tra Caleta Chanavayita e Pabellón de Pica, nella regione di Tarapacá, un’area caratterizzata da una rapida crescita urbana e da un aumento delle attività umane lungo la costa. L’obiettivo era capire come la presenza di persone, imbarcazioni e animali domestici influenzasse la presenza e l’abbondanza delle lontre.
Gli scienziati hanno compiuto osservazioni mensili tramite conteggi diretti, ovvero contavano quante lontre vedevano durante intervalli di osservazione di 5 minuti e, contemporaneamente, hanno registrato dati sulle caratteristiche dell’habitat, come il numero e la dimensione delle rocce, la tipologia, la larghezza della linea di costa, etc, e sull’intensità del disturbo antropico, misurato come numero di persone, di animali domestici e di imbarcazioni che entravano in ciascun sito.
La prima cosa che hanno notato subito i ricercatori è stato che i siti risultavano molto simili dal punto di vista ambientale, suggerendo che eventuali differenze nella presenza delle lontre non fossero legate alla struttura dell’habitat, ma ad altri fattori.
Durante lo studio, le lontre sono state osservate in tutti i siti, con un’abbondanza che variava nel tempo. Tuttavia, i luoghi con un numero maggiore di persone mostravano una minore abbondanza di lontre marine. Anche un indice complessivo di disturbo umano, che includeva persone, cani e barche, risultava negativamente associato alla presenza delle lontre.
Curiosamente, se considerate singolarmente, solo le persone avevano un effetto significativo, mentre la presenza di imbarcazioni e animali domestici non mostrava un impatto diretto sugli animali osservati. Questo suggerisce che non sia tanto il tipo di disturbo, quanto l’intensità complessiva dell’attività umana, a influenzare la distribuzione locale delle lontre.
Ma perché una specie considerata tollerante ora sembra aver superato una sorta di limite di sopportazione? Secondo gli autori, la presenza umana frequente può essere vista come un rischio imprevedibile, aumentando lo stress o il rischio di predazione percepito. Anche una specie relativamente tollerante, quindi, può iniziare a evitare aree troppo disturbate.
Lo studio sottolinea l’importanza di includere esplicitamente l’intensità dell’uso umano nella pianificazione della conservazione costiera e di mantenere programmi di monitoraggio a lungo termine. La convivenza tra esseri umani e fauna selvatica è possibile, ma non infinita.
A Presto e Buona Scienza!