SETI telefono casa, oltre al waterhole c'è di più
Il SETI non va mai in vacanza; anche d'estate i ricercatori di Mountain View (e non solo) continuano ad ascoltare il cielo in cerca di segni di vita extraterrestre. Ma forse finora nessuno ha mai pensato di ascoltare le frequenze giuste. E' la straordinaria intuizione di un team di scienziati dell'Università di Manchester. Che hanno riacceso il dibattito sulla presenza di vita intelligente nello spazio, svelando nuove ipotesi ancora inesplorate. Ma non solo; infatti l'espansione dell'ambito di ricerca a nuove frequenze ha aumentato anche il numero di stelle prese in esame per valutare l'effettiva presenza di forme di vita aliene. Come rivelano i ricercatori di Manchester, quanto fatto finora è solo l'inizio di un progetto molto più ampio. Forme di vita extraterrestri potrebbero trasmettere, e ricevere, segnali al di là delle frequenze del water hole. Ma di cosa si tratta esattamente? Perché questo "specchio d'acqua" è così importante per stabilire se c'è vita nello spazio? Per scoprirlo, dobbiamo prima spiegare come lavora il SETI.
Il "pozzo d'acqua" che userebbero gli alieni per comunicare
La teoria elaborata dal SETI in merito alle frequenze del "water hole" è decisamente interessante. Nelle loro analisi sui suoni raccolti nello spazio, i ricercatori hanno concentrato le ricerche in un raggio ben specifico di frequenze. Ovvero quelle comprese fra 1,42 e 1,66 gigahertz. Scelte non per caso; la frequenza più bassa infatti corrisponde alla riga a 21 centimetri dell'idrogeno neutro, di cui lo spazio è praticamente saturo. Viceversa, la frequenza più alta equivale alle righe di emissione del radicale dell'ossidrile OH. Una combinazione che si ritrova anche nella formula chimica dell'acqua, che come sappiamo è H2O.
Nelle frequenze denominate "Waterhole" il SETI cercava segnali dagli alieni Da qui il nome di "waterhole" - pozzo d'acqua - per identificare questo raggio di frequenze audio. E dal momento che a tutt'oggi la presenza di molecole d'acqua è conditio sine qua non per lo sviluppo della vita, gli scienziati hanno teorizzato che anche una civiltà aliena ne conosca l'importanza. Tale società potrebbe scegliere proprio l'intervallo sonoro corrispondente all'acqua, principio della vita, per cercare altri esseri viventi con cui stabilire un contatto. Gli alieni, insomma, cercherebbero di scoprire se c'è (altra) vita nell'universo partendo da possibili analogie con noi. Questa è stata la teoria che per anni ha guidato le indagini del SETI.
Il SETI ora ascolta oltre le frequenze waterhole
Adesso però, sulla scia degli studi di Manchester, le ricerche potrebbero aprirsi in una nuova direzione. Perché al di là del "water hole" sono molte le frequenze radio dello spazio ancora inesplorate dal SETI. Per esempio le frequenze millimetriche e submillimetriche, molto più elevate e che finora non erano state prese in considerazione. Frequenze che però non sono sconosciute agli scienziati. Infatti in ambito astrofisico sono spesso utilizzate per studiare polveri cosmiche e il processo di formazione delle stelle.
Analizzando frequenze più alte di quanto fatto finora, si apre un nuovo campo di indagine ancora inesplorato E' stato proprio grazie al radiointerferometro cileno Alma che i ricercatori dell'Università di Manchester hanno esaminato le frequenze millimetriche e submillimetriche in cerca di un segnale. Una possibile trasmissione, un segno che qualcun altro nello spazio infinito stesse cercando di comunicare con la Terra. Va riconosciuto che, nel corso dell'esperimento, non è stata riscontrata nessuna "risposta". Ma il SETI non demorde; ormai la strada è stata tracciata e le possibilità per futuri progetti di ricerca sono infinite. Sempre più spesso, sostengono gli scienziati, si farà ricorso a radiotelescopi ad altre sequenze per proseguire nelle indagini. Perché la storia della vita nello spazio è ancora tutta da scrivere. Anzi, da ascoltare. E da questo momento potrebbe procedere in direzioni del tutto inaspettate. Allargando il campo di indagine, si è allargato anche il numero di stelle e corpi celesti da studiare. Forse, proprio in qualcuno di essi, potrebbero emergere tracce di altre forme di vita che aspettano ancora di mettersi in contatto con il SETI.









