(ovvero: la mia stabilità mentale in formato chibi)
C’è chi trova la pace interiore con la meditazione.
Io, invece, la trovo con una corretta terapia psichiatrica.
Non perché “non so rilassarmi”, ma perché il mio cervello ha bisogno di un po’ di chimica per stare in equilibrio abbastanza da poterci provare.
Per questo ho deciso di chiamare ironicamente le mie medicine “capibara”.
Non sono un pronto soccorso anti‑ansia, ma la base su cui costruisco la mia stabilità psichica.
Mi aiutano a non essere divorata dal caos mentale e a avvicinarmi — anche solo di qualche millimetro — alla calma di un capibara immerso nell’acqua termale.
Rendono possibile riuscire a dedicarmi alle altre attività utili per ricostruirmi una vita lontana da droghe e alcol e il più possibile "normale".
Come si regola la pressione delle gomme prima di partire, io regolo la pressione interna prima di affrontare la giornata.
Se stessi parlando di farmaci per la pressione alta o per il diabete nessuno fiaterebbe: parlo di "psicofarmaci" e so che molti avranno da ridire..
Parlare di psicofarmaci senza filtri serve a ridurre lo stigma e l’autostigma: non sono un fallimento, sono uno strumento.
E se serve una “capsula‑capibara” per rendere possibile la serenità, va bene così.
#anguilla83#psicofarmaci#salutementale#capibara#stigma
prendo psicofarmaci NON per sballarmi ma per avere una stabilità che mi permetta di condurre una vita normale. Parlarne apertamente riduce l