A destra, sulla scrivania di vicolo del Giglio, si vedono otto quaderni uguali rilegati in vari colori. Sono i quaderni in cui appunto pensieri, osservazioni, note di lettura, citazioni – qualche rara volta anche sogni, incontri o eventi particolari. Sono parte essenziale del mio laboratorio di ricerca e contengono spesso il primo germe o i materiali di un libro a venire o in corso di scrittura. […] Mi rendo conto che ne ho data una descrizione esteriore e che non saprei definire che cosa siano in verità questi quaderni, che a volte mi appaiono come la parte più viva e preziosa della mia vita e altre volte come i suoi inerti cascami. Certo, rispetto ai libri compiuti, essi, con la loro calligrafia frettolosa e spezzata, sono l’immagine più fedele della potenza, che custodisce intatta la possibilità di essere e di non essere, o di essere altrimenti. In questo senso, sono essi il mio studio. Per questo li preferisco ai libri pubblicati e a volte vorrei non averne mai oltrepassato la soglia verso la redazione finale. Ho immaginato più volte di scrivere un libro che fosse solo il proemio o il postludio di un libro mancante. Forse i libri che ho pubblicato sono qualcosa del genere – non libri, ma preludi o epiloghi. Il segreto di uno scrittore sta tutto nello spazio bianco che separa i quaderni dal libro.
Giorgio Agamben, Autoritratto nello studio, 2017.













