“siamo solo passeggeri nel cuore degli altri”
- Massimo Bisotti

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“siamo solo passeggeri nel cuore degli altri”
- Massimo Bisotti

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a bordo ieri ho visto, nell’ordine: una coppia di ragazzi che si teneva per mano, la bimba che sulle gambe del nonno scriveva il proprio nome su un foglio, un signore che offriva caramelle al passeggero vicino a sé. mi è stato chiesto se ero di nazionalità irlandese per ben due volte e io ho sorriso ricordando l’anno che ho passato a Dublino. sono tornata a casa e ho trovato nonna ad accogliermi con un abbraccio e una tazza di tè mentre la valigia si riempiva d’amore e maglioni. a me piace pensare che le piccole cose, in fondo, non siano poi così piccole.
Kraken
passeggeri sono quelli a bordo fermi di una nave che viaggia verso una chiamata
rotti di ibernazione, una nuova Terra al collasso per via della sovraeccitazione
amore a mano, a mano, a bordo ad oggi a effettistica a metà a creare attori purtroppo
di conseguenza, tutte le conseguenze diventano risapute dai saputelli
francamente me ne infischio del naufragio verso il suffragio universale come l'amore
inquietante il fatto che abbiano accettato una freddezza del genere
viene da pensare chissà dove sarebbero andati a parare, alcuni togliendosi la vita
alcuni togliendosi il sonno
sul volo di ritorno da Siviglia ho incontrato uno sguardo che non vedevo da anni. apparteneva a un mio coetaneo che proviene proprio dal paesino dove sono nata. occhi scuri, identici a quelli della sua gemella con cui ho frequentato cinque anni di liceo. mamma si ricorda ancora di questa coppia di bambini che strillavano come matti mentre lei era stesa ad aspettare che io mi decidessi a uscire dalla sua pancia. bellissimi, l’una complementare all’altro. sono sempre stati gentili con me, un sorriso e un saluto ogni qualvolta ci incontravamo per strada, agli allenamenti in piscina, in posta. il giorno in cui la loro mamma è morta l’aria stessa sembrava grigia e spenta. ricordo il funeale, la nostra classe in silenzio in fila indiana, il sentirsi fuori posto in quel dolore eppure volerci essere per loro che restavano. certi addii sono ancora più intollerabili da accettare. eppure niente ha spento la loro dolcezza, l’ho visto negli occhi che dopo anni si sono concentrati, caldi e vivi, su di me. “sai che Celeste è diventata mamma? Zeno è un personaggio, ci fa ridere tutti” mi ha baciata sulle guance prima di scendere e guardarlo andar via, alto e disinvolto nella sua camminata, mi ha riempita di orgoglio e speranza. non so spiegarmi perché, forse la dolcezza quando arriva inaspettata fa ancora più rumore.

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ieri in aereo credo di aver assistito alla nascita di un amore. c’era questo ragazzo dagli occhi belli e modi gentili, mi ha colpito per la naturalezza con cui ha aiutato una signora con la valigia e subito dopo ha cambiato tre volte di posto per far sedere insieme amici e fidanzati. ha ordinato un vino bianco, mentre gli allungavo il bicchiere ha sorriso augurandoci buon lavoro. non ci si pensa, ma quando hai il cuore a pezzi ogni forma di umanità ti fa stare meglio. quando sono ripassata in cabina ho visto che il bicchiere col vino era in mano alla ragazza seduta accanto a lui. non viaggiavano insieme eppure lei parlava, lui ascoltava, discutevano insieme. all’arrivo sono scesi dal davanti e un po’ mi è dispiaciuto perché quel grazie automatico che sono costretta a dire come forma di saluto ai passeggeri per lui sarebbe stato autentico.
un gioco che faccio nell’ultimo periodo è quello di immaginare le storie dei passeggeri che mi si siedono davanti. vedo tanti occhi, tante vite. per esempio, oggi nella fila uno sedeva una signora dalle unghie dipinte di rosso. aveva un sorriso ironico, prestava attenzione ai particolari e ho notato che si mordicchiava la nocca dell’indice in ogni accenno di turbolenza. al ritorno il suo posto era occupato da un signore coreano con le cuffie alle orecchie. canticchiava fra sé tenendo il ritmo col piede, era goloso di caramelle alla frutta. sono piccoli tasselli che metto insieme e a fine volo mi diverto a salutare ricordando sfaccettature, sguardi condivisi, un té venduto parlando del più e del meno. ricordo anche gli abbracci, quello di una bambina vestita di rosa che mi ha afferrata per le gambe o il bimbo che per mano al padre mi ha gridato dietro “grazie del bel viaggio, ci vediamo presto”. non lo dico a nessuno, ma a sera cerco di chiudere tutto questo in fogli e quaderni per tenerlo con me, conservare un pezzo di ogni vita in modo da arricchire la mia. persone che non rivedrò più ma restano nei racconti come qualcosa di vicino che tiene compagnia.
Oggi sul volo di ritorno da Bristol c'era una signora nelle prime file. Viaggiava con la figlia e non so decidermi chi fra le due indossasse il sorriso più bello. La signora teneva un libro fra le mani e ho provato affetto spontaneo nel vedere che anche lei aveva l'abitudine di accarezzare le pagine. Poi, quando entrambe guardavamo fuori dal finestrino, si è concessa un altro sorriso e vedendosi osservata mi ha confessato "ci piove tanto, ma casa é sempre bellissima. non trova?" Allora ho pensato alle colline, al sole, ai miei occhi belli in cucina, vicini ad un caminetto. Ho annuito in risposta. Poco importa il tempo: casa é sempre casa quando si guarda col cuore.