Dentro di me c'è uno strano turbinio di emozioni in questo periodo, poiché le ho fatte convogliare in un rifugio ombroso, un anfratto ricoperto d'edera e spine. Tutte le frustrazioni legate alla mia vita accademica, sentimentale e fisica, ogni preoccupazione per il futuro, le ho sotterrate e nascoste, in virtù dello stile di vita migliore, dinamico ed esperienziale che mi stava aspettando.
Non si tratta di codardia, poiché, durante le mie passeggiate al buio, non fuggo dinanzi alle tenebre pronte a riemergere. Semplicemente, resto immobile con coraggio, in attesa che appaiano le lucciole.
Sono poche, ma essenziali astri terrestri, che quasi ogni sera squarciano l'oscurità, con il loro innocente fluttuare. Sono speranze certe, fari volanti, polvere adamantina, frammenti di cielo notturno.
Riequilibrano le priorità, ricordano, imperterrite, la nostra caducità biologica, esortando a nobilitare l'indefinito tempo che ci è concesso con pensieri incoraggianti.
Le lucciole sono bagliori di vita pulsante, un monito di allerta, un invito a non sprofondare nell'atro sconforto, bensì a spiccare il volo verso le stelle.