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Addormentarsi pensando di essere ovunque tranne che nella mia vita. In quella che sognavo … che sogno. Che sento, che voglio. Che vedo. Che bramo e …averne una nostalgia pazzesca.
Campi di grano bruciati dal sole,
l'aria vibra di luce assoluta.
Le cicale insistono in un interminabile frinire,
mentre la terra si spacca di sete.
Luglio colora d'oro ogni cosa,
muove il vento sulle spighe mature.
Si cerca il respiro all'ombra dell'ulivo,
nel silenzio immobile del mezzogiorno.
Poi la sera allunga dita fresche,
il giorno si spegne piano;
la notte accende le sue stelle,
sale al cielo il canto dei grilli...
M.C.©
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Appena arrivo a Modica, noto il cartellone dello “ScenariFest” che annuncia la presenza di Franco Arminio quella stessa sera, senza averne alcuna idea. Sono lì perché domenica si esibirà Dimartino con Cammarata. È fantastico: una vera ciliegina sulla torta, una carezza poetica prima del grande evento.
Giunto alla Basilica, trovo un'enorme folla, segno che gli organizzatori sanno il fatto loro. Sorprendentemente, non c'è alcun DJ set ad accompagnare l'attesa per Franco; solo conversazioni tra persone e la paesologia dei luoghi vissuti da chi non volge le spalle. Interagisco con alcuni come se fossi del posto, ma capiscono subito che non è così. Nonostante ciò, continuano a parlare, chiacchierano, ridono e fanno i complimenti ai ragazzi che hanno organizzato l'evento: “Non se ne sono andati, hanno deciso di rimanere qui”. È così semplice innamorarsi di chi non si conosce.
Quando Franco arriva, inizia a poetizzare tutto intorno, e tutti lo tengono per mano, pronti ad applaudire ad ogni sua parola. Parla dell'importanza di visitare i paesi, di dialogare con le anziane sedute fuori e di scoprire i luoghi più isolati. Tutto ciò che faccio da molto prima che la paesologia fosse piantata, abbeverata e fatta crescere proprio da Arminio.
Due ore e mezza di conversazione su temi che si trattano nei soggiorni delle famiglie durante le visite della domenica. È tutto così bello che avrei voluto non finisse mai. L'unica musica è stata un momento in cui ha chiesto ad alcuni di cantare una canzone a scelta, con gli altri che dovevano seguirli. Battisti, Tessuto, De André e l'immancabile “Vitti 'na Crozza” di Modugno – angeli per le mie orecchie.
Alla fine, c'è il firma copie e desidero salutarlo per vedere se si ricorda di me. Sei anni fa, quando venne a Messina, parlammo di relazione urbana, dei Peloritani e di cosa Messina avesse da abbracciare. Evidentemente risposi bene, visto che rimase per quattro giorni.
Mi avvicino e lo saluto; lui dice: “Ci conosciamo, vero?” E io rispondo: “Forse come l’albero conosce il passero,” e lui ride. Dopo un paio di minuti, mi chiede se sono di Messina, ma non ricorda il mio nome. Alla fine, mi regala la sua nuova raccolta con una dedica: “A Daniele, ai suoi sogni, ai suoi luoghi.”
Andare a Modica non è stato solo un viaggio, ma la scoperta di un pezzo di puzzle che offre una nuova direzione da seguire, o forse da continuare con maggiore intensità.

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IL CALENDARIO DI OGGI: LUNEDÌ 25 LUGLIO 2026
OGNI GIORNO PER UN BUONGIORNO.
le cicale friniscono senza sosta, controllo lo schermo e guardo la posta,
il gatto ronfa felice e pendente, dalla boccuccia spunta la lingua e un dente.
qui è tutto da zorba e don cosciotte che insieme vi augurano una buonanotte
💤
A volte sogno di lasciare un biglietto sul tavolo e sparire.La scritta direbbe: «Vi voglio bene, siete voi a non volermene davvero e io sono troppo viva per morire» La scrittura è tutto il mio mondo.Ci sono giorni in cui credo davvero di superare il limite per quanto mi senta alienata da ogni contesto.Quando confesso che ho l’impressione di respirare davvero parlandoti, è vero. Ed è la stessa verità che mi inquieta nel profondo nel momento in cui mi desto e non so bene cosa stia guardando, se tutto ciò che mi circonda mi rallenti o mi spinga a essere chi sono. Se tale contrasto si fa forte scappo da chiunque. La gente non ne comprende il motivo.Trovo pace solamente di notte, come un demone. È solo allora che riesco a scorgere ciò che sto cercando : nell’istante in cui le persone smettono di cercare nessi ,di coinvolgermi in cose che non voglio fare, di attrarmi verso di loro quando desidero soltanto l’invisibilità o avanzare lungo i miei sentieri.È così ovunque, non c’è tregua.Al lavoro, quando il datore pretende ascolto continuo. Con gli amici, nell’istante in cui mi rimproverano che preferisco stare sempre un passo indietro, distante.Con i parenti, quando mi accusano di non saper comunicare.Ho riflettuto spesso su come appaio in società e la conclusione a cui sono giunta è anche la più semplice: so per certo che sono in pochi a vedermi per quella che sono e io, annoiata dalle convenzioni, dai ruoli, dalle maschere, non ho neppure la pazienza di fingere che mi importi. Osservo e la mia osservazione è un tentativo di sopravvivenza.Non mi interessa granché delle loro vite. Non mi importa di costringermi ad apprezzare questo o quello. Il mio mondo è fatto di silenzi e di notti insonni.C’è più vita in ciò che trovo il coraggio di confessarti che in tutto il resto. mentirei se dicessi che non voglio sia così.Ci sono nata, in questo modo.Ho citato Banana Yoshimoto perché conosco la sensazione di ricomporsi in un sogno e disintegrarsi nella realtà. Chiudere gli occhi, per me, è terapeutico. Non perché creda nelle illusioni. Non perché cerchi l’irreale. Ma perché la realtà spesso mi confonde; ruba il tempo necessario a essere. Mi rallenta, mettendomi davanti situazioni e verità che non mi appartengono. Universali, dicono.Io sono un animale solitario come i lupi…Non voglio sentirmi obbligata, bensì partecipe. Non voglio essere costretta a sorridere o a parlare quando in me sento il gelo. Non sono sicura di abbracciare ciò che gli altri si aspettano che faccia. Dici che siamo spezzati e non interi, crepe e frammenti che non smettono di ricomporsi. Non so se sia vero. vado oltre le dicotomie e aggiungo che -forse- siamo tutto ciò che ci tocca nel profondo; non necessitiamo di una forma, né di una parola che ci delinei. Forse …non siamo neppure pezzi di qualcosa ma incorporei: logos; soffi vitali che, se non nutriti nel modo giusto, rischiano di estinguersi.Questo slancio vitale, questa follia, questa voglia di non cedere davanti a nulla e a nessuno -di restare viva e non morire -la trovo nei libri. Nel cinema in bianco e nero. Nelle fragranze dei fiori in primavera. Nella vista del mare agitato; nelle canzoni ascoltate in cuffia, negli istanti in cui chiudo la porta di casa e non esiste nient’altro che la nuda verità.Nei silenzi che porto dentro.In ciò che non so spiegare.In quel che ometto quando mi accorgo che è inutile dilungarsi. Negli occhi dei cani.Negli abbracci dei bambini il cui universo è un dono immenso ,raro; tra le note stonate del pianoforte che ancora suono nel tentativo di recuperare un ricordo troppo lontano e nel modo in cui comunichiamo:
Mai costruito.
Mai finto.
Mai perfetto.
Sempre reale. Sempre sentito.Vero …come l’unica cosa di cui mi importa: la verità, in ogni sua forma , la verità che porto scritta persino nel nome.
“Chiara”:
Limpida, cristallina. Luminosa.
Una C. che somiglia a una porzione di luna. La mia lettera perfetta, perché non poteva esisterne un’altra più giusta.Lo spicchio di un cerchio che disegna anche il mio destino: essere spesso -per molti-solo una parte del tutto.