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"È che non ho nessuna motivazione per iniziare. È solo che, è molto difficile, faccio molta fatica" E cosa ti aspetti, che sia facile? Che ti aspetti, di avere la voglia ogni giorno? Io non ho voglia di uscire tutti i giorni per andare a correre; non ho voglia di spaccarmi tutti i giorni il corpo con allenamenti; non ho voglia di stare tutto il giorno a informarmi su alcuni argomenti che mi torneranno utili in futuro. No, tante volte mi pesano i coglioni, tante volte non ho voglia, tante volte ho voglia di starmene a letto ma se vuoi qualcosa, devi farlo. Cosa cazzo, motivazione? Non ti serve la motivazione, hai bisogno di motivi. Io faccio questo perché ho dei motivi, non una motivazione. Ho un motivo, devo ottenerlo. Continuo a sognare, no perché lo voglio, ma ne ho bisogno, e farò tutto il necessario per averlo. E questo, ecco, questo è ciò che si trasforma in motivazione. Quando ne avrai bisogno, quando sentirai di averne bisogno e farai tutto il possibile per raggiungerlo. Questa è la motivazione. Ma ci vogliono motivi, ci vogliono le palle e voglia di farlo, e di iniziare. Non vuoi piangere e già inizi a farlo affinché qualcuno venga a tirarti fuori dalla tua merda. Nessuno ti tirerà fuori dalla tua merda, nessuno. Se nessuno te l'ha detto, te lo dirò io. Né tuo padre né tua madre potranno mai regalarti ciò che tu vuoi, quello che tu sogni. Nessuno ti comprerà la casa, nessuno ti comprerà l'auto, e se qualcuno ha quel potere di semplificarti le cose, sarai un viscido per tutta la vita perché non saprai guadagnarti nulla con le tue stesse mani. Non hai bisogno di motivazione, hai bisogno di motivi. La motivazione al giorno d'oggi è molto sopravvalutata
È un dato di fatto che l'altro, in quanto altro, viene percepito come un pericolo per l'identità mia, individuale. Possiamo stupircene, certo: dobbiamo ammettere, allora, che la nostra identità è fragile al punto da non poter sopportare, da non poter tollerare che altri abbiano modi diversi di organizzare la propria vita, di comprendersi, d'iscrivere la loro propria identità nella trama del vivere insieme? È così. Sono appunto le umiliazioni, le ferite immaginarie o reali alla stima di sé, sotto i colpi dell'alterità mal tollerata, che conducono dall'accoglienza al rigetto, all'esclusione, il rapporto che il sé intrattiene con l'altro.
Paul Ricoeur, L'identità fragile. Rispetto dell'altro e identità culturale, in Alternative, 5 (2004).
B.B King disse:"La cosa bella dell'imparare è che nessuno può portartelo via."
Io, nella mia vita, ho bisogno di avere delle basi da cui prendere la rincorsa per spiccare il volo,
ho bisogno di qualcosa di fermo sotto i piedi prima di lanciarmi nel vuoto.
Può sembrare un paradosso "lanciarsi nell'incertezza quando finalmente si possiede qualcosa di certo" ma, in realtà, la conoscenza non è MAI un punto di arrivo, ma solo ed esclusivamente un PUNTO DI PARTENZA.
In questa società, in cui le bocche sono piene ma le teste sono vuote, io preferisco essere pesante,
ma PESANTE come il piombo ed affondare tutta l'ignoranza,
tutto il pregiudizio e la presunzione che incrocerò sul mio cammino.
È la mia missione.
Lo prometto a me stessa.
1Non lo sta cercando 2 Non lo sta chiedendo 3 Non lo sta dicendo 4 Non lo sta provocando 5 Non lo sta incitando 6 Non lo sta facilitando
L’ABUSO NON è MAI COLPA DELLA VITTIMA, è sempre colpa dell’aggressore e della cultura maschilista.

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Informarsi, ricordare, riflettere.
Durante la giornata della memoria è comune organizzare e visitare mostre, creare dialoghi sugli orrori della guerra ecc. ,come è giusto che sia. Il problema però, si presenta periodicamente il giorno successivo e tutti gli altri giorni, con le persone che smettono di riflettete su ciò che è accaduto. Ogni giorno, nella nostra società multiculturale, ci sono così tanti spunti per parlarne. Quanti di voi conoscono qualcuno che non sarebbe di razza ariana? Non che io sia convinta della sua esistenza, ma uso tale espressione solo per farmi capire. Tornando al discorso principale: tutti; tutti conosciamo almeno una persona che non sarebbe di razza ariana (se questa esistesse) e molto spesso potremmo anche essere noi stessi.
Questo è un invito a conoscere, riflettere, informarsi. Io adesso ho preso come esempio gli orrori della seconda guerra mondiale, ma non mi riferisco solo a questo. Ci sono tante cose che bisognerebbe approfondire, secondo la mia opinione personale.
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”
Primo Levi
Una mosca ben informata
(LaPresse) Sta facendo molto discutere il video pubblicato da Ignazio La Russa per celebrare l'anniversario della nascita dell'Movimento Soc
Il presidente del Senato vecchio come il cucco, pessimo quanto il sale nel caffè, condivide un video di commemorazione del MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO
".....non rinnegavano il loro passato, non volevano ripetere quello che era stato, volevano un'Italia che marciasse verso il futuro..."
Mi rivolgo ai fascisti, o meglio a coloro convinti di esserlo, perché sono certa che solo chi ignora può reputare crema la montagna di popo' puzzolente che il fascismo è in realtà. Oltre loro restano quelli come Ignazio che hanno il potere e vogliono ostinatamente tenerselo con tutti i vantaggi e i privilegi che ne conseguono, facendoci fessi con la nostra ignoranza.
FOCUS:
Il Movimento Sociale Italiano (MSI) è stato fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana, nello specifico da
Giorgio Almirante (cesso umano 1 della questione)
che a fine guerra distribuì manifesti nella provincia di Grosseto, con i quali intimava ai partigiani e ai militari dell'esercito italiano, di consegnarsi alle truppe naziste. In caso contrario, la pena sarebbe stata la fucilazione.
Giorgio Almirante scrisse anche contenuti nella rivista di cui fu capo redattore, "La difesa della razza".
"il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, altrimenti finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue".
Pino Romualdi (cesso umano 2 vigliacco della questione)
"visse per circa tre anni in clandestinità, inseguito da una condanna a morte comminata dalla corte d’assise straordinaria di Parma nel febbraio 1947 per una rappresaglia ordinata il 1° settembre 1944, che aveva portato all’uccisione di sette persone, in seguito a un attentato in cui erano stati uccisi due militari.
Sotto la falsa generalità di ‘dottor Versari’, a Roma riprese i contatti con il mondo dei fascisti: insieme con Puccio Pucci e Aniceto Del Massa, non si limitò ad aiutare i militanti in difficoltà economiche, ma soprattutto preparò il terreno per un organismo politico che li rappresentasse"
In questo caso non posso nemmeno divertirmi col trovare le differenze, perché ahimè, nemmeno una ce n'è.