Sant’Anto', mittece 'a mana toja, chiste teneno 'a guerra 'capa e hanno perzo 'e lume.
Per tutti gli Antonio/a e derivati i miei più sinceri e laici auguri.
tra arte, culto, tradizioni e mancanze

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Sant’Anto', mittece 'a mana toja, chiste teneno 'a guerra 'capa e hanno perzo 'e lume.
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"Generalmente, un dialetto è molto meno codificato di una lingua. Infatti, dei dialetti esistono numerose varianti, nessuna delle quali si impone sull’altra come “corretta” o preferibile; anche perché tutte le lingue vernacolari e i dialetti sono insofferenti alle regole, alle classificazioni, alle accademie ed alle grammatiche normative. In genere, non esiste nemmeno un sistema unico e standardizzato che permetta tutti di scriverlo allo stesso modo.
Se si cominciasse a insegnarlo a scuola (come hanno fatto in Spagna con il catalano, il gallego e il basco) si dovrebbe scegliere uno standard che costringerebbe le comunità di parlanti a utilizzare un unico codice scritto e orale. Cosa che a me, personalmente, non farebbe affatto piacere. Il dialetto è per sua natura anarchico e insofferente a briglie e regole fisse."
Questo scrivevo un paio di anni fa e questo credo ancora oggi, a prescindere (ma non troppo) dal caso geolier.
A proposito del napoletano, del frattese e del mio lessico familiare
Aggiungo che Geolier non lo conosco, ma mi sta incuriosendo tutto questo parlare del suo napoletano scritto e orale; tuttavia, so bene che anche i rapper afroamericani scrivono spesso in un inglese difficilmente comprensibile da chi non conosce lo "Jive English" (U, B4, thru, Yo, what's crackin', homie? We chillin' on the block, keepin' it real, ya feel me?).
Ieri mattina il taglio del soffritto per il ragù m'è venuto piuttosto patriottico. 🙀
Ma il mio è un orgoglio italiano che comincia e finisce in cucina.
Per il resto, la mia patria è l'italiano e il dialetto napoletano la mia lingua madre.
(ma un orgoglio piccolo piccolo perché quello grande è un orgoglione)
( (( parola di aitan )) )
Aldilà di tutte le discussioni sulla validità e sul senso degli sconti che il MIUR elargisce come una mancetta per il personale della scuola italiana, vorrei dire al Ministro Valditara che io quelle "agevolazioni" le avrei chiamate così, "agevolazioni economiche", e non benefits, con quella fastidiosa "-s" plurale inglese che va evitata per gli anglicismi e per tutti gli altri forestierismi che, una volta integrati nella lingua italiana, sono trattati come invariabili.
Altrimenti dovremo dire che i teacherssss italiani vorrebbero dei benefitsss anche nei barsss, per bere dei ginsss tonicsss e mangiare snackssss, e poi andare a vedere filmssss scontati, e fare sportsss in palestre con altri benefitsssss tra topmodelssss sculettanti e gigolossss muscolosi come veri machossss.”
La questione continua sul mio blog di periferia.
Da un messaggio del Ministro del MIM che mi è arrivato oggi nella casella di posta elettronica
Io non sono tifoso, ma…
(Considerazioni a caldo sul pareggio sciagurato, ma non troppo.)
Considerazioni a caldo sul pareggio sciagurato, ma non troppo.

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Sfruttando le potenzialità di Google Fogli ho creato un multitraduttore che permette la trasposizione di una parola o un breve testo da una a più lingue visibili in uno sguardo di insieme: una tavola sinottica, insomma, una specie di Stele di Rosetta elettronica.
Se volete provare a vedere come funziona, leggete qua.
Prova a scaricarti questo mio traduttore multilinguistico basato su Google Fogli. È gratis.
"Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla."
(Ennio Flaiano)
Non a caso, a Napoli, l'estate la chiamiamo "'a staggione" (per antonomasia).
Lo spasso napulegno può essere composto da arachidi, noci, pistacchi, anacardi, castagne, semi di zucca, mandorle, prugne e fichi secchi, tutte leccornie da spilluccare con la tecnica dell’uno-tira-l’altro anche in questi giorni festivi, conversando e bevendo in conviviale allegria e spensieratezza come se non ci fosse un domani e non incombesse l’arrivo di un anno nuovo tutto carico dei problemi e delle ambasce del vecchio.
Ciociole, ficusecche, noci e nucelle primma e doppe strufole, mustacciuole, roccocò e susamielle.
L’ineffabile e non eguagliabile bellezza del mangiare in compagnia sfidando la tenuta dello stomaco e dei denti.
E non è per caso che anche la parola “compagno” derivi dal latino medievale “companio“, a sua volta originato da “cum panis“, che ci riporta alle persone che condividono il pane e mangiano insieme.
D’altronde, pare che in spagnolo perfino il verbo “comer” derivi dal latino “cum-edere“, cioè, appunto, “mangiare con” qualcun@.
Chiacchiere, spasso ed improvvisate etimologie