Dai, ammettetelo che - voi che già conoscevate i GueRRRa prima di questo nuovo "Soprusi" - avete pensato "che cazzo è successo al gruppo?" appena partito il disco. L'inizio di Ipazia d'Alessandria è fuorviante lo so. Ma GueRRRa non è un progetto facile da seguire.
L'inizio post-rock, quell'arpeggio pulito, è solo un inizio: dura, infatti, poco meno di trenta secondi per poi lasciare spazio alle cavalcate jazz/mathcore a cui il progetto ternano ci aveva abituato.
La formazione è stata ridotta all'osso - da trio (basso/chitarra/batteria) a duo (perdendo il basso) - ma non la cattiveria del risultato finale. E questo si capisce già dai primi tre minuti: resta la durezza del suono, restano i richiami latini (suggerimenti bossanova mischiati sapientemente a momentanee distorsioni come in Filoteo Alberini, secondo episodio, o episodi addirittura ballabili come La Scimmia o Pippa Bacca), pestate di batteria ad inframezzare i riff di chitarra e parti che fanno scivolare il tutto in una pozza di fango hardcore (la parte finale di Giordano Bruno, che è pura poesia), episodi di rumorismo scuro ed apparentemente casuale che poi esplodono nervose (i quasi sette minuti di Alan Turing, che fanno ripensare a qualcosa dei primi Umanzuki, o ancora Max Stirner) e riff cervellotici e ripetitivi che scavano a fondo nella testa dell'ascoltatore (tipo il principale di Nikola Tesla).
Mentre la finale Maria Soledad Rosas è uno strano (ma userei più "particolare") waltzer per effetti e psichedelie varie, che rallenta tutto di botto e fa chiudere piacevolmente un disco che nonostante tutto (sai quanta gente lo etichetterà come "ascolto difficile"?) è veramente piacevole.
Non mi soffermerò a parlare del packaging del disco, ma un'occhiata datela, magari mentre ascoltate l'album e impazzite cercando di seguire la lezione di matematica del duo di Terni.