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Giustamente ci si preoccupa del benessere dei coccodrilli!!?

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LILIANA NON CE LA FA!
Dedicato a tutti quelli che "se parli di Palestina vuoi il burqa in Europa"...
@clacclo
Natalie Abudayyeh resterà in carcere fino al 23 settembre: il vescovo Haddad chiede libertà, giustizia e una visita familiare.
di tutta l'erba un ....
VANCE: EPSTEIN ERA UN ASSET DI ISRAELE

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SERBIA E SRPSKA DI BOSNIA NUOVI AMICI BALCANICI DI ISRAELE Radar 18 Luglio 2026 di Ennio Remondino Serbia e Repubblica Srpska di Bosnia, i nuovi grandi amici di Israele....
Il rapporto tra politica e religione è un tema complesso e sfaccettato.
Sebbene la modernità abbia spinto verso la separazione tra Stato e Chiesa (laicità), le due sfere continuano a influenzarsi a vicenda.
La religione plasma l'etica e i valori, mentre la politica regola la convivenza civile.
Nelle democrazie contemporanee, il dibattito si articola principalmente su quattro fronti:
Uso Identitario: Spesso i partiti politici utilizzano i simboli e i valori religiosi (es. il Cristianesimo in Europa) come strumenti di marketing elettorale o scudi identitari, anche in società fortemente secolarizzate.
Etica Pubblica: Le religioni influenzano le agende politiche su temi sensibili come la famiglia, l'inizio e la fine della vita e le questioni bioetiche.
Libertà e Pluralismo: La politica ha il compito di garantire la libertà di culto e tutelare tutte le confessioni, gestendo il pluralismo religioso in contesti multiculturali.
Impegno Sociale: Le istituzioni religiose svolgono un ruolo attivo nella società civile, promuovendo iniziative di carità, accoglienza, cooperazione internazionale e tutela dell'ambiente.
Ricordare Oriana Fallaci è essenziale ma “rara avis”.
Vietare il chador è una cosa soltanto di destra? E cosa fare quando l’idea trova consensi anche tra gli elettori del centrosinistra? Sicurezza e immigrazione, temi su cui il Pd balbetta. E la Meloni ringrazia
di Achille Scalabrin, giornalista
Trovarsi improvvisamente d’accordo con la destra, soprattutto se è la prima volta, inquieta. Forse perché bisogna fare i conti con il timore di essere un nuovo Gregorio Samsa, che svegliandosi un mattino da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un insetto. «Che mi è successo?», fu il primo pensiero del protagonista della “Metamorfosi” di Franz Kafka. E questo è anche il pensiero di chi si trova a condividere il divieto di velo integrale – si tratti di burqa, hijab, niqab o chador – in luoghi pubblici. Il che non significa, sia chiaro, che a pensarla in quel modo si è degli insetti. Ma soltanto che mai uno avrebbe pensato di trovarsi in compagnia di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, secondo firmatario della proposta di legge meloniana. In gioventù si era distinto soltanto per aver indossato non un velo ma una divisa da SS, anche se durante un Carnevale. Mentre in età più matura si è dato alla “caccia” agli stranieri assegnatari di appartamenti Acer a Bologna. Il che spiega meglio lo choc di cui sopra per la temuta metamorfosi.
Ribadito che nessuno dà dell’insetto a nessuno, è il caso però di chiedersi se qualcuno può dare del destrorso a chi si trova a condividere un’idea made in right, tutta law & order, cara a quella galassia che si entusiasma per le muscolose e demagogiche prodezze della Meloni o di Salvini & Vannacci. Il rischio è forte. A evitarlo sarebbe bastato che una tale proposta l’avesse fatta il Pd, in nome del buon senso e non di una sospetta discriminazione a danno degli islamici? Possibile, perché che anche tra elettori di sinistra e di centro ci sia ormai un certo disagio nel vedere aumentare le donne totalmente velate, è vero. Nei supermercati, davanti alle scuole, in autobus, per strada, negli ospedali si notano sempre più spesso. Mostrano soltanto gli occhi, fessura sull’ignoto, diniego dell’integrazione. Trattasi di «separatismo islamico», sostengono i firmatari della proposta di FdI (arrivata a pochi mesi da quella della Lega). No, è soltanto rispetto della propria religione, replicano i cantori del libero velo. Gli uni e gli altri dimentichi che la risposta sta nella laicità dello Stato e nella democrazia di un Paese in cui si va a volto scoperto per motivi che attingono non soltanto alla sicurezza ma anche all’emancipazione femminile.
Le donne occidentali sono obbligate nei Paesi musulmani ad attenersi alle regole dettate dal Corano. È così deprecabile chiedere alle donne musulmane di attenersi alle regole decise dalla Repubblica italiana? A sentire qualche reazione da sinistra, vietare il velo islamico è quasi peggio che chiedere di togliere il crocefisso da aule e uffici pubblici. Ennesimo divieto fascista, sostiene qualcuno. Un qualcuno che finge di non sapere che norme restrittive per i veli integrali sono in vigore in Francia, Germania, Belgio, Norvegia, Olanda. C’è anche chi afferma che in Italia una legge esiste già e basterebbe applicarla. Si tratta della cinquantenaria legge n. 152 del 1975 – la “legge Reale”, per chi ha memoria degli anni di piombo – che vieta l’ «uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo». E il rispetto della religione islamica è il giustificato motivo che ha consentito il diffondersi dell’uso del velo integrale. Il rispetto di quella cattolica potrebbe quindi, per par condicio e per paradosso, permettere agli italiani di girare incappucciati come i membri di una confraternita durante la settimana santa.
Una nuova norma regolatrice avrebbe potuto presentarla il Pd di Elly Schlein, sottraendo tanti suoi elettori o potenziali elettori al rischio di sentirsi Gregorio Samsa ed evitando che del tema si impossessasse, a modo suo, la destra? Sì, ma tradizione vuole che balbettando si navighi per altri mari e per solite sconfitte. Come è stato su sicurezza e immigrazione, dove un falso liberalismo condito con deregulation ha aperto le porte a restrizioni di marca sovranista. Viene in mente Nanni Moretti con il suo «D’Alema dì una cosa di sinistra, anche non di sinistra, di civiltà». Tra D’Alema e Schlein, il filo conduttore è dato dai voti persi negli anni, con la disconnessione da strati sociali liquidati con una parola: moderati. Ciò ha consentito ai pirati della destra di saccheggiare i possedimenti elettorali avversari. Come? Anche con idee che possono trovare alloggio sia a sinistra che al centro. Troppo tardi per pensare che, per fare qualcosa sul tema, il governatore dell’Emilia-Romagna De Pascale possa emanare una legge regionale e che il sindaco di Bologna Lepore ricorra a una nuova ordinanza – dopo quella sui 30 km/h – che assicurino pari dignità e integrazione a tutti, senza distinzione di razza o di religione, ma a viso scoperto?