Buongiorno, notte. Una sintesi numerica della crisi post-Covid delle discoteche in Italia, da un (breve ma accurato) reportage di Rai 3. Poi, certo, sempre occhio alle prospettive ingannevoli: le famose “disco ruins” – cioè le rovine delle megadiscoteche anni ’70 e ’80 abbandonate – sono sicuramente coreografiche ed emotivamente coinvolgenti, e perfette come background di un servizio, ma non sono quello l’indicatore più rivelatore della crisi. Basti considerare che negli ultimi dieci anni in Italia la popolazione della fascia di età tra i 15 e i 34 anni è diminuito di quasi 750mila unità (-5,8%, che se guardiamo agli ultimi 20 anni diventa circa -20%, con punte del -27,3% al Sud); e che, come nota il ricercatore della Bocconi, il 60% degli attuali frequentatori di discoteche tra i 18 e i 25 anni (dato da verificare, ma prendiamolo per buono) si dichiari “astemio”, dimostrando come il modello di business della discoteca sia nel migliore di casi cambiato rispetto al passato, nel peggiore dei casi insostenibile. (Poi, certo: 778 locali chiusi tra il 2020 e il 2023…). FARWEST