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Alessandro Bergonzoni

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“ La grossolanità degli uomini del popolo nei paesi civili non deriva solamente dal fatto che essi sono ignoranti e poveri, ma anche dal fatto che, essendo in tali condizioni, sono quotidianamente in contatto con uomini istruiti e ricchi. La vista della loro sfortuna e della loro debolezza, ogni giorno contrastanti con il benessere e la potenza di qualche loro simile, eccita in loro la collera e il timore; essi sono irritati e umiliati dal senso della loro inferiorità. Tale stato d'animo ha la sua espressione nei costumi e nel linguaggio basso e insolente di questa gente. La verità di questo fatto si prova facilmente con l'osservazione: nei paesi aristocratici il popolo è più grossolano che altrove; nelle città opulente è più volgare che nelle campagne. Nei luoghi, insomma, ove si trovano uomini forti e ricchi, i deboli e i poveri hanno un senso di abbrutimento e, non avendo alcun mezzo per riconquistare l'eguaglianza, disperano di se stessi e perdono ogni dignità. Questo dannoso effetto dell'ineguaglianza delle condizioni non si riscontra presso i selvaggi: gli indiani come sono tutti ignoranti e poveri, così sono tutti eguali e liberi. “
Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di Giorgio Candeloro, Biblioteca Universale Rizzoli (collana B.U.R. Saggi), 2005⁶ [1982], p. 37.
[ Edizione originale: De la démocratie en Amérique I-II, Librairie de Charles Gosselin, Paris; 1835, 1840 ]
QUANDO C'ERA LUI
Ciò che l'Italia non vuole ricordare. Nel maggio del ’36 le truppe di Badoglio entravano ad Addis Abeba, capitale di quell’Etiopia “conquistata” scaricando gas sui civili. Ansioso di tornare in Italia a ricevere medaglie, il maresciallo lasciò al generale Graziani il titolo di viceré d’Etiopia, mentre nelle regioni confinanti era ancora attiva la resistenza locale. Per dimostrare la generosità dell’italiano conquistatore, il 19 febbraio del '37 Graziani parlò a 3.000 poveri in fila per ricevere una moneta d’argento. Ma qualcosa andò storto, dalla folla partirono tre bombe a mano, una delle quali ferì il generale. La rappresaglia fascista fu immediata. Uniti alle camice nere, i civili italiani uscirono nelle strade armati di sbarre di metallo uccidendo ogni etiope che si presentava di fronte, incendiando e devastando i quartieri poveri con una violenza senza regole che proseguì fino al maggio successivo. Saccheggi, rapine ed eccidi provocarono l’effetto opposto a quello voluto da Graziani: gli atti di sottomissione agli italiani cessarono e s'ingrossarono le file della resistenza. Dopo una rivola popolare esplosa in agosto, a settembre andò in scena l’ultimo atto di un genocidio criminale, con la decapitazione del capo dei rivoltosi. Ancora oggi le cifre della strage sono incerte, ma si attestano attorno alle 20.000 persone. Nonostante ciò, gli italiani brava gente offrono ancora una lettura celebrativa delle imprese coloniali del fascismo, rimuovendo le colpe di un massacro che solo gli etiopi ricordano ogni anno come il loro “Giorno della memoria.” Assolvendo le colpe del fascismo continuiamo a non fare i conti con il nostro passato, celebrando anzi quel periodo senza affrontare gli atti criminali che abbiamo commesso "quando c'era lui."
Roberto Riccardi
Immigrazione: aiutiamoli a casa loro. E perché mai dovremmo? Abbiamo già dato.
Subire l'immigrazione non autorizzata non è un obbligo e nessuna scusa legata al passato dell'occidente può servire come motivazione.
Affermare "aiutiamoli a casa loro" è un placebo per le coscienze dei politici, perché nessuno ha il coraggio di dire non vi vogliamo, punto.
Sessant'anni di aiuti internazionali non hanno prodotto sviluppo. Hanno prodotto patrimoni privati, armi e guerre.
In Africa i fondi della cooperazione hanno costruito ville presidenziali, alimentato apparati di potere, creato eserciti personali e ingrassato conti correnti offshore, mentre le popolazioni restavano esattamente dove stavano.
Il risultato è misurabile: l'Africa ha più bisogno di aiuti oggi di quanti ne avesse nel 1960.
A Gaza i miliardi della comunità internazionale dovevano costruire scuole e ospedali. Hanno costruito trecento chilometri di tunnel e comprato i razzi che sono piovuti su Israele il 7 ottobre.
Non siamo egoisti. Siamo contribuenti derubati che continuano a firmare assegni a chi li usa per comprare armi o imbottire casseforti.
E quando i fatti non bastano più a giustificare altri assegni, si tira fuori il senso di colpa. Che è pure mal indirizzato. L'Italia non ha colonizzato mezzo mondo.
Il conto del colonialismo appartiene a chi lo ha praticato su scala industriale: la Francia, che ancora oggi controlla la politica monetaria di quattordici paesi africani attraverso il franco CFA.
Il Belgio, che ha lasciato il Ruanda con le coordinate etniche di un genocidio. Il Regno Unito, che ha tracciato col righello confini dal Medio Oriente all'India seminando guerre che durano ancora oggi.
L'Italia ha avuto la Libia e l'Eritrea e per quelle ha già pagato, in vite e in risarcimenti, molto più di quanto la storia le chiedesse.
Il paradosso è feroce: chi ha davvero colonizzato non si flagella. Parigi stampa moneta per l'Africa e interviene militarmente quando le conviene.
Londra ha costruito un muro giuridico attorno ai propri confini che fa sembrare Salvini un volontario della Caritas. L'unica che si presenta al tavolo disarmato, col portafoglio aperto e la lacrima pronta, è l'Italia.
Nessun trattato internazionale impone a uno Stato sovrano di accettare l'invasione lenta dei propri confini. Non lo impone il diritto del mare, che prevede il salvataggio ma non la residenza permanente.
Non lo impone la Convenzione di Ginevra, scritta per i rifugiati politici e non per chi cerca un tenore di vita migliore e racconta frottole. Non lo impongono i trattati europei, che prevedono esplicitamente il controllo delle frontiere esterne.
L'obbligo non esiste. Esiste il ricatto morale. E il ricatto morale funziona solo su chi accetta di subirlo.
Mentre l'Occidente si cosparge il capo di cenere, il mondo reale avanza con regole opposte.
Federico Rampini ha dato a questo fenomeno il nome che merita: suicidio occidentale.
Nessuno lo può accusare di simpatie reazionarie dato che è cresciuto nella redazione dell’Unità comunista, ha scritto per vent'anni per Repubblica e trascorso una vita tra New York e Pechino.
Un esperimento unico nella storia: mai nessuna civiltà, nemmeno Roma durante il suo declino, ha criminalizzato in modo così sistematico le proprie origini.
L'Occidente non viene più raccontato attraverso le sue conquiste filosofiche, scientifiche e democratiche. Viene ridotto a fabbrica di genocidi, fucina di ingiustizie, colpe collettive ereditarie da espiare in eterno.
Si insegna ai ragazzi a disprezzare la civiltà che ha prodotto l'Illuminismo, l'abolizionismo, lo Stato di diritto, la medicina moderna. E poi ci si stupisce se quegli stessi ragazzi non trovano nulla che valga la pena difendere quando qualcuno bussa alla porta.
E alla porta bussano in molti, ma non tutti chiedono il permesso. Xi Jinping compra porti, ferrovie, miniere e governi africani senza un grammo di imbarazzo post-coloniale. Non aiuta a casa loro: compra casa loro.
Trump arresta presidenti eletti, bombarda l’Iran, rivendica la Groenlandia, deporta i clandestini e mette in discussione l'alleanza atlantica che per settant'anni ha garantito la sicurezza europea. Putin ha invaso l’Ucraina, riempito il Sahel con i mercenari della Wagner e trasforma ogni instabilità in leva contro Bruxelles.
Erdoğan gioca a fare il sultano dal Mediterraneo orientale alla Libia, piazzando basi militari dove vent'anni fa c'era influenza italiana.
Sono tornate le cannoniere.
E l'Europa, come scrive Rampini, continua a cullarsi nell'illusione di essere una potenza erbivora, capace di contare nel mondo col solo soft power, mentre gli altri accumulano da anni missili, mercenari e materie prime.
Mentre i rivali coltivano un nazionalismo feroce e coeso, l'Occidente educa i propri figli al disprezzo della propria storia. Nessun nemico potrebbe fare di meglio.
Uno Stato che rinuncia a decidere chi entra e chi resta non è generoso.
È uno Stato che ha rinunciato a esistere. Il diritto di dire no non è egoismo, non è razzismo, non è mancanza di cuore. È l'ultimo confine rimasto.
E chi lo cancella non sta aprendo le porte. Sta demolendo i muri portanti.
Autore: Roberto Riccardi
Me acabo de leer entero Cumbres Borrascosas.
Trata de que Emily Brontë necesitaba lavar dinero y decidió publicar el libro más rancio que se imaginaba, pero pegó porque nadie se animaba a decir que no lo habían leído y después ya la metira era muy grande para volverse atrás.
La prueba está en que todas las adaptaciones se copian de la cinemática de los años '40, en la que erróneamente castearon a una mujer para el personaje de Catherine, cuando Catherine en el libro son 700g de reggianito rallado.
Queseyo, cuesta prestarle atención.
En fin qué porquería el colonialismo, que fuerza en la "literatura clásica" semejantes berretas, mientras autores de verdad se pierden en el olvido por no ser anglos.

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Coisa que eu tava pensando aqui, parece que tem gente que acha que atualmente no mundo os únicos países que colonizam outros povos são países do dito "Ocidente". Acredite, a tal da "raça branca" não é excepcional em nada, nem mesmo nisso. Já ouviu falar da Indonésia? Dos Emirados Árabes Unidos? Do Japão? De Israel? Da Turquia? E esses são só os q eu lembrei logo de cabeça.
Poisss é... a gente vive num mundo bem desgraçado.
La retorica resistenziale in Pompeo Colajanni ed Enrico Mattei
Dalla retorica di “Este” a quella di “Barbato” <490: due partigiani a confronto“«L’isola povera» degli apologeti dell’emigrazione, l’isola verso la quale la classe dirigente italiana ha appuntato [sic] l’indice accusatorio dei suoi «antropologi» e indirizzato i consigli filistei dei suoi «teorici neomaltusiani», è sfuggita, ormai definitivamente, alla rete di queste meschine definizioni. Da sotto…
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