Stasera mi torna addosso la stessa domanda: forse sono io a essere difficile da amare. Non lo dico per vittimismo, ma perché vedo come funzionano le cose intorno a me. Le persone si avvicinano, guardano un po’, provano a capire… e poi si fermano. Sempre allo stesso punto, come se ci fosse un cartello invisibile che dice “oltre è troppo”.
Eppure non ho davvero muri. O almeno, non quelli che tutti si immaginano. Sì, faccio vedere una certa distanza, una specie di quiete controllata. Ma basta poco, pochissimo, per farmi cedere. Sono fragile in modi che non mostro, ma che chi vuole vedere potrebbe riconoscere al primo tocco. Il punto è che nessuno tocca davvero. Nessuno insiste. Nessuno rischia.
E allora resto io, quella sempre disponibile, quella che ascolta, quella che c’è. Sempre. Forse troppo. E quando ci sei sempre, gli altri smettono di chiedersi se ti perderanno. Dannatamente comodo, per loro. Un po’ meno per me.
Mi manca quel tipo di legame in cui puoi dire tutto senza filtri, dove non devi trattenerti, dove puoi anche farti vedere male, sporca, sbagliata, e non scappano. Vorrei poter parlare senza paura che l’altro si stanchi, vorrei poter urlare, ridere, svuotarmi, senza la sensazione di dover stare attenta a non pesare.
Non capisco se sono io a pretendere troppo o se il mondo è diventato così abituato alla superficialità che quando qualcuno chiede profondità sembra quasi un imprevisto.













