“Non credere alle soluzioni, alle decisioni, alle grandi crisi: credi ai giorni, alle ore, ai minuti.”
Cesare Pavese, Lettera a Bianca Garufi.
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“Non credere alle soluzioni, alle decisioni, alle grandi crisi: credi ai giorni, alle ore, ai minuti.”
Cesare Pavese, Lettera a Bianca Garufi.

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Potrei dire che sono tutto cicatrici e stanco, forse quanto te.
Ma che cosa significherebbe?
La condizione umana è di esserlo sempre, di esserlo tutti, ma anche di risorgere sempre, di riaprire gli occhi ogni mattino.
Di stare dritti sulle gambe.
[da una lettera di Cesare Pavese a Bianca Garufi, in "Una bellissima coppia discorde"]
Bianca, io ho capito che nome ha il mio male. Orgoglio si chiama, e si può vincerlo. Io non sono sensuale, non sono avaro, non sono altro che orgoglioso. Tu hai un poco di responsabilità nelle mie ultime esplosioni d’orgoglio, perché non mi hai mai umiliato in passato, anzi hai sempre esaltato a me stesso la mia intelligenza, la mia importanza. Solo ieri sera per forza di cose sei stata, in questo senso, mia amica. Mi hai detto che sono storto, mi hai detto di tenderti pure trabocchetti, mi hai detto che nulla tra noi valeva la pena d’esser salvato. B., questa frase l’ho tenuta nel cuore tutta la notte (anch’io mi comunico) e finalmente mi ha fatto scrivere. Ho cercato di capire se questa frase è per me cosí terribile perché offende il mio orgoglio, e sí c’è anche questo, ma soprattutto credo ch’essa sia intollerabile perché non è vera, perché lacera cose più del necessario. Lascia stare me e le mie storie, ma anche tu sei in questo «tra noi» e con te dei valori che sono qualcosa di più che la passione. B., nessuno più di me sa quanto sterile e vana sia una passione, ma questo è stato finora il mio modo istintivo di afferrarmi a una persona e alle sue cose, come chi annega prende per il collo l’altro. Ho sempre mirato più in là. La passione è stata sempre soltanto una condizione posta dal mio orgoglio, ma l’intento era un altro. Era un valore oggettivo, un bene. Che esprimevo di nuovo orgogliosamente con le immagini della «carne e sangue», della monogamia, dell’assoluto, ma in sostanza voleva dire scelta di un’altra persona, materialità e realtà di questa persona, primo passo a rispettarla. È sempre stato amore storto, non assenza di amore. […] ── Torino, 25 novembre 1945
tu invece mi aspettavi e con te la mia vita come era sempre stata, senza rimedio, senza fine, una vita sull’argine del fiume, non so come dirti… Incominciavo persino ad immaginarmi che un giorno o l’altro ti avrei trovato nella mia vita, tanto da tener conto della tua presenza, come di quelle cose di cui si tiene conto inavvertitamente: dove sei nata, quando, che lingua parli, il colore dei tuoi occhi, tutte le cose che sei, inevitabilmente.
da una lettera di Bianca Garufi a Cesare Pavese, Roma, 21 ottobre 1945
Cesare Pavese, Una bellissima coppia discorde, Il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi, Lettera del 3 settembre 1945

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Bianca.
Come va il tuo caos vitale?
Non riordinarlo troppo,
perché allora ti sparirà
anche l'interesse alla vita.
Tienilo giudiziosamente a mezz'acqua.
Da una lettera di Cesare Pavese a Bianca Garufi, in 'Una bellissima coppia discorde' - Il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi, Roma, 3 sett. 1945.
“Vorrei sapere qualcosa
di te, se stai bene, se sei
ancora così crudele.”
— Bianca Garufi, Lettera a Cesare Pavese.
Ti amo come posso. Aiutami tu.
Lettera di Bianca Garufi a Cesare Pavese