Leggo che un professore di greco del Liceo classico Vivona di Roma è finito sotto inchiesta per aver scritto ai suoi studenti, ormai diplomati, di non dimenticare Gaza e di restare umani.
Non è il primo caso.
Il 23 ottobre 2025, durante l’occupazione del Liceo Tasso per Gaza, entrai nella scuola su invito degli studenti. Un professore di matematica finì sotto inchiesta, accusato di avermi fatto entrare. In realtà lo avevo conosciuto a piazza Testaccio soltanto la sera prima ed ero stato io a dirgli che sarei andato al Tasso. Ho testimoniato raccontando esattamente come erano andate le cose. Ma la verità non bastava: il mio nome era già diventato un problema.
Il 12 novembre 2025 ero stato invitato dagli studenti a parlare anche al Vivona. All’ultimo momento mi dissero di non andare. Pensai a un problema organizzativo. Qualche dubbio mi rimase.
Oggi quel dubbio ha un nome.
Prima il Tasso, poi il Vivona. Prima si colpisce un professore perché una voce scomoda entra in una scuola. Poi se ne colpisce un altro perché chiede ai suoi studenti di non dimenticare Gaza.
Mentre Gaza viene distrutta, in Italia si sorvegliano i professori che la nominano. Non chi arma Israele. Non chi lo protegge. Non chi giustifica il massacro.
I professori.
Questo non è zelo amministrativo. È disciplina politica. È il tentativo di insegnare alla scuola che esistono verità da non pronunciare, nomi da non invitare, popoli che si possono massacrare purché nessuno disturbi il silenzio.
Era già accaduto. Avevamo detto: mai più.
Hanno ricominciato dalla scuola.
Abbasso la scuola dei Balilla.
Vincenzo J. Fullone



















