Antonio Tajani oggi su La Stampa riesce in un’impresa notevole: difendere per un’intera intervista una misura della quale, domanda dopo domanda, spariscono praticamente tutte le ragioni.
Alessandro De Angelis gli chiede subito:
"Ministro Tajani, qual è l’obiettivo di questo putiferio con la Spagna?".
E Tajani si offende quasi:
"Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perché a Ceuta è successo qualcosa di straordinario".
Solo che arriva immediatamente il primo problema.
Il giornalista gli ricorda un piccolo, quasi insignificante, dettaglio: che Ceuta è fuori dallo spazio Schengen.
Tajani però vede un pericolo: i migranti potrebbero lasciare Ceuta, attraversare a nuoto una trentina di chilometri di Mediterraneo fino alla Spagna continentale, risalire tutta la penisola iberica, attraversare la Francia e, dopo migliaia di chilometri, puntare proprio sull’Italia.
"L’Italia, come destinazione, è il Paese più esposto", dice.
Il giornalista insiste: "Non vedo tutti questi movimenti…".
Ed ecco la prova regina del ministro: "Già una quindicina di irregolari sono stati fermati in Italia".
Ah, eccoci: i famosi migranti arrivati da Ceuta.
Peccato che De Angelis gli faccia presente un piccolo particolare: "Dai dati del Viminale nessuno di loro arrivava da lì".
Ed è qui che Tajani raggiunge una dimensione politica superiore: "Non sono marocchini, ma questo non sposta i termini del problema".
Il governo introduce controlli straordinari per il rischio di arrivi da Ceuta. Il ministro porta come prova alcuni irregolari fermati in Italia. Il Viminale certifica che con Ceuta non c’entrano niente.
E secondo Tajani questo dettaglio "non sposta i termini del problema".
A questo punto possiamo applicare il metodo a qualsiasi cosa.
“Ministro, abbiamo chiuso le scuole per un’invasione di cavallette".
“Ma non ci sono cavallette.”
“Questo non sposta i termini del problema".
“Ministro, abbiamo evacuato Milano per un’eruzione del Vesuvio".
“Ma il Vesuvio è a Napoli".
“Questo non sposta i termini del problema.”
Il povero De Angelis riesce soltanto a rispondere: "Beh, insomma". Due parole che contengono l’intera disperazione della diplomazia europea.
A quel punto, Tajani spiega che i controlli resteranno perché l’intelligence spagnola teme una nuova ondata entro Ferragosto, ma assicura:
"Ci auguriamo di poter revocare la sospensione presto, appena non ci sarà più rischio. È Sanchez che ha drammatizzato".
Qui il capolavoro è completo.
L’Italia sospende Schengen.
Si evocano migliaia di migranti, movimenti secondari e perfino il terrorismo.
La Spagna reagisce applicando controlli agli italiani.
E chi avrebbe drammatizzato? Pedro Sánchez.
Tajani arriva persino a lamentarsi perché la Spagna, così facendo, rischia di danneggiare il turismo: 2"Non si revoca Schengen solo per ritorsione, senza una ragione, creando un danno al turismo".
Detto dal governo che ha appena introdotto controlli sui collegamenti con uno dei Paesi più visitati dagli italiani in pieno agosto, possiede quella grazia involontaria che ormai accompagna ogni capitolo di questa storia.
Alla fine dell’intervista resta una domanda molto semplice.
Se i migranti fermati non arrivavano da Ceuta, se Ceuta è fuori da Schengen, se i famigerati movimenti verso l’Italia ancora non si vedono e se persino Bruxelles vi ricorda necessità e proporzionalità, su cosa avete costruito tutto questo casino?
Ma forse pretendiamo troppo.
Per Antonio Tajani la realtà può anche presentarsi con i dati del suo stesso ministero.
Tanto, alla fine, "non sposta i termini del problema".
da Abolizione del suffragio universale