𝗦𝘁𝗼𝗿𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗽𝗶: 𝗕𝗲𝗻𝗲𝗱𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗜𝗫, 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗲 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗣𝗮𝗽𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮 𝗲 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗹 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗼
Benedetto IX, nato Teofilatto III dei conti di Tuscolo, è la figura ideale per questa nostra rassegna di papi fuori dalle righe. Sì, perché abituati a considerare il Papa come una figura piuttosto statica – un anziano cardinale che viene eletto e rimane Papa inderogabilmente fino a quando non passa a miglior vita – sembra impossibile pensare che prima non fosse così.
Prendete Benedetto IX, un Papa che pare frutto di un’ucronia di Netflix, di quelle che fanno litigare sui social perché troppo “impossibili”. È un Papa eletto giovanissimo, cacciato da Roma, che torna con le armi e vende il papato in cambio di denaro per poi riprenderselo per una terza stagione.
Questa è la sua storia.
Teofilatto nostro nasce in una delle famiglie più potenti del Lazio, gente per cui il papato è una proprietà da amministrare come un castello o un vigneto. Due parenti sono già stati pontefici con i nomi d’arte di Benedetto VIII e Giovanni XIX. Quando Giovanni muore, nel 1032, i Tuscolani non vogliono mollare il trono e i soldi che gli girano attorno, così guardano in famiglia e spunta Teofilatto.
Quanto sia giovane non lo sappiamo con certezza, di sicuro lo è troppo sia per la petente che per fare il papa.
Le cronache più ostili parlano di un bambino di dieci o dodici anni, immagine scandalosa ma un tantino poco credibile. Più realisticamente, non era un bambino vestito da papa, ma un rampollo sulla ventina sistemato sul trono di Pietro dalla propria famiglia. Che non è detto sia meglio.
Fateci caso, pare di essere ai tempi della decadenza dell’Impero Romano, quando le varie dinastie pur di non mollare lo scettro mettevano al potere ragazzini come Onorio. Come sempre, la chiesa è brava a condannare i comportamenti altrui per poi farli propri.
Anyway, Teo diventa Benedetto IX senza una particolare fama di studioso, riformatore o uomo di Dio. Il suo unico talento è essere figlio di Alberico III, capo dei Tuscolani. Nella Roma dell’XI secolo, le grandi famiglie controllano quartieri, fortezze, soldati e chiese, così trovarsi un Papa in casa vuol dire mettere le mani sulla cassa e sul potere assoluto.
Le fonti medievali – non proprio favorevoli - descrivono Benedetto come una specie di mostro. Non manca nulla, orge, adulteri, violenze, omicidi, sacrilegi e per completare l’opera, rapporti col demonio.
Tutte balle, probabilmente, ma un dato di fatto è certo: la sua reputazione è pessima anche quando è in vita e il suo papato rappresenta perfettamente la riduzione della Chiesa a bottino familiare.
Per circa dodici anni Benedetto tiene comunque saldo il sedere sul trono. Amministra, convoca sinodi, incontra l’imperatore Corrado II, insomma, tutte le normali attività di un pontefice medievale.
Nel settembre del 1044, però, il popolo si ribella – non si sa bene per quale nefandezza tra le tante - e Benedetto fugge nella roccaforte dei Tuscolani. A quel punto, i suoi avversari eleggono Giovanni, vescovo di Sabina, alias Silvestro III.
Lui ovviamente continua a considerarsi legittimo, perché quando un uomo di potere viene cacciato dal popolo non pensa mai di aver sbagliato qualcosa, pensa a procurarsi un esercito.
Nel marzo del 1045 Benedetto rientra a Roma in armi, scaccia Silvestro e si riprende il trono al grido di “ci ripigliamm’ tutto quello che è nuost’”. Il secondo pontificato non è proprio un successo e dura un mese e ventun giorni.
Stavolta non viene cacciato, peggio.
Forse ha bisogno di soldi, forse si vuole sposare: oh, so’ passati mille anni non è che sappiamo i dettagli del gossip. Fatto sta che rivende il papato all’arciprete Giovanni Graziano – da allora Gregorio VI – come fosse su AutoHero.
Benedetto fa una cosa spettacolare, tratta il soglio di Pietro come una licenza da tabaccaio da vendere e ricomprare.
Gregorio VI vuole liberare la Chiesa da Benedetto e iniziare una riforma, ma comprare il papato per salvarlo dalla corruzione è un po’ come risolvere la piaga della droga acquistandola tutta per venderla in proprio.
La situazione, lo capirete, diventa una specie di barzelletta con tre pontefici. Silvestro III non ha rinunciato alle proprie pretese, Gregorio VI governa a Roma e Benedetto, una volta incassati i danari, torna alla carica.
Nel 1046 arriva l’imperatore Enrico III, che fa piazza pulita e mette sul trono Clemente II. Per la festa pare finita, ma Clemente muore quasi subito.
Benedetto – zitto zitto - si insedia per la terza volta. L’imperatore interviene di nuovo e piazza Damaso II.
Un po’ come quei soldati giapponesi che continuano a combattere per anni dopo la fine della guerra, Benedetto continua a ritenersi Papa mentre se ne sta nei suoi possedimenti di famiglia, per poi schiodare nel 1055.
Benedetto IX non è soltanto il papa scandaloso delle leggende a base di sesso, sangue e demoni. È la prova di come il papato fosse una proprietà delle famiglie aristocratiche romane. All’epoca non c’era l’Angelus in mondovisione e il papato era una questione poco più che cittadina.
Il curriculum di Benedetto IX è però difficilmente replicabile: Papa quasi minorenne che si insedia tre volte, vende e compra la carica e chiude la carriera con la scomunica! Una volta, almeno, la chiesa sapeva evitare la noia.
Andrea La Rovere










