Nonostante i miei genitori mi ripetessero che era tutto inventato, che il sangue era succo di pomodoro e i mostri dei fantocci animati, quando ero bambino ero terrorizzato dai film Horror tipo zombie e Dracula.
Mi dicevano anche che diventando grande avrei superato quelle paure, ma non è stato così, quindi non li guardo.
Perché quando guardo un film (a meno che sia una schifezza) mi abbandono ad esso come in un sogno.
Lo stesso effetto è stato ascoltare De Andrè. I suoi dischi hanno plasmato la mia morale nel periodo della mia adolescenza, la sua grande capacità di introdurti nella Ballata del Michè, di Piero, di Marinella, o nell'infanzia di Maria, hanno avuto in me un potere grandissimo.
E adesso che c'è stata la polemica di Salvini all'Agnata al fianco di Dori Ghezzi, sono arrivato ad una conclusione: De Andrè non si può ascoltare superficialmente, ti ci devi abbandonare come in una corrente di fiume. Non può essere come chi accende la radio mentre lava i piatti.
Quella di Salvini all'Agnata è stata una messinscena, l'ennesimo modo di far parlare di sé, aria fritta come il ponte sullo stretto, come tutte le cose che fa. Che capisca o meno le canzoni Di Fabrizio non ha nessuna importanza, perché sia per lui che per quelli come lui, tutto è recita e finzione.
Quando sono in Parlamento, in TV o per strada e gli altri gli parlano, non ascoltano cercando di capire ma pensano esclusivamente a come rispondere. La loro intera vita è da sempre recita.
Perché quando la dedichi per il potere, apparire in TV e far soldi, non ti chiederai mai se stai vivendo per davvero.
Se andassero da uno psichiatra che li mette in stato di ipnosi e gli facesse capire chi sono veramente o se ascoltassero davvero De Andrè abbandonandosi come nella "corrente di fiume", capirebbero che sono delle merde e non avrebbero nemmeno il coraggio di tirare lo sciacquone.