C’è un’immagine che racconta meglio di mille conferenze stampa il fallimento delle politiche economiche del Governo Meloni. Nel nuovo aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale, tra le 30 principali economie selezionate, rappresentative di circa l’83% del PIL mondiale, l’Italia è penultima per crescita prevista nel 2026: +0,5%. Dietro di noi c’è solo l’Iran, cioè un Paese in guerra. Nel 2027 va perfino peggio: l’Italia resta inchiodata a +0,5% e diventa ultima tra tutte le economie considerate. Ultima.
Mentre gli Stati Uniti crescono del 2,3% nel 2026 e del 2,2% nel 2027. Mentre la Cina viaggia al 4,6% e poi al 4,1%. Mentre la Spagna, che pure è nell’area euro e quindi non vive su Marte, cresce del 2,1% nel 2026 e dell’1,8% nel 2027. L’Italia no. L’Italia viene condannata alla stagnazione. E qui il punto politico è enorme, perché questo Governo non ha ereditato macerie. Ha ereditato 209 miliardi di PNRR, il più grande piano di investimenti pubblici della storia repubblicana: risorse per modernizzare il Paese, rafforzare l’industria, sostenere la transizione energetica, digitalizzare la pubblica amministrazione, mettere in sicurezza il territorio, creare lavoro qualificato, aumentare produttività e salari. E cosa ha prodotto? Un Paese fermo. Un Paese con salari reali tra i peggiori dell’OCSE. Un Paese ultimo per crescita tra le grandi economie. Un Paese in cui la pressione fiscale aumenta, la produzione industriale cala, il potere d’acquisto arretra.
Ma mentre l’economia reale viene lasciata agonizzare, il Governo trova miracolosamente le risorse per una cosa: aumentare la spesa militare. Secondo le stime dell’Osservatorio Mil€x, arrivare al 5% del PIL per difesa e sicurezza significherebbe portare la spesa cumulata 2025-2035 a 1.063 miliardi di euro, contro i 564 miliardi che si spenderebbero restando al 2%. La differenza è mostruosa: 498 miliardi di euro in più. Quasi 500 miliardi. Più del doppio del PNRR. Cioè questo Governo è riuscito nell’impresa di sprecare politicamente l’occasione storica dei 209 miliardi del PNRR e, nello stesso tempo, ipotecare le prossime generazioni con una traiettoria di spesa militare da quasi mezzo trilione aggiuntivo. Tutto questo mentre siamo ultimi per crescita, follia.
Nessuno nega che l’Europa debba occuparsi della propria sicurezza, il tema è come. Una cosa è costruire finalmente una difesa comune europea, integrata, razionale, fondata su una politica estera comune, su acquisti comuni, su standard condivisi, su una catena industriale europea, sulla fine delle duplicazioni tra 27 eserciti nazionali. Un’altra cosa è accettare che ogni Paese aumenti da solo la propria spesa militare. La difesa comune europea avrebbe potuto significare più efficienza, più autonomia strategica, più capacità industriale condivisa, meno sprechi. E il Governo Meloni cosa ha fatto in questi anni per costruire davvero una difesa comune europea? Nulla. Ha accettato la logica del 5% congiuntamente al nuovo Patto di Stabilità e al Rearm EU. Ha accettato che la Germania usasse i propri spazi fiscali per correre da sola.
E ieri, al vertice NATO di Ankara, la Presidente del Consiglio riesce perfino a dire che “non si pente di nulla”. Non si pente di nulla? Non si pente di aver costruito una politica estera subalterna? Non si pente di aver accettato una traiettoria di spesa militare gigantesca mentre il Paese è ultimo per crescita? Non si pente di non aver usato il PNRR per cambiare davvero il modello produttivo italiano? Non si pente di lasciare ai giovani un’Italia più povera, più fragile e più vincolata da impegni futuri enormi?
Il risultato, lo dicevamo, è certificato dall’FMI: l’Italia torna ad essere, tristemente, il fanalino di coda della crescita mondiale. Non va tutto benissimo e chi governa un Paese con questi numeri, vantandosi di essere tra i Governi più longevi della storia, un Governo che ha ricevuto 209 miliardi di PNRR, non dovrebbe dire “non mi pento di nulla”. Dovrebbe chiedere scusa.
Stefano Patuanelli













