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«La legalità è diventata una bandiera bianca. Dietro questa bandiera si nascondono segni di malaffare, di collusione, di corruzione, di contiguità. Finché questi segni li sappiamo leggere e finché questi segni continuano a sconcertarci c’è speranza. Con il passare degli anni questa parola, legalità, è diventata solo una parola di cui riempirsi la bocca nei convegni e nelle interviste, spesso per mascherare loschi affari.
Questo in basso, a raso terra, a contatto con le cose vere della vita. Ma quando saliamo e più in alto saliamo – nei palazzi, nei consigli di amministrazione, fra politici e dirigenti – più l’aria diventa rarefatta. Cresce così un muro di gomma contro il quale rimbalza tutto, dignità compresa. Tutto diventa lecito, tutto diventa possibile. Tutto diventa lecito e possibile perché ci si fa drogare dal flusso di denaro che circola e, in un modo o nell’altro, travolge tutto. In primo luogo la capacità di guardare dentro le cose.
[...]La mafia ha una grande capacità di adeguarsi e mutare strategia. Sceglie un campo o l’altro o entrambi, come più le conviene. Dopo il periodo stragista, la mafia ha cambiato pelle. Oggi la mafia non uccide più, è come se con questa strategia comunicasse al senso comune una sorta di idea di pacificazione che non esiste. La mafia è guerra, violenza, anche se questa violenza non assume sempre la forma della violenza manifesta. Il volto dell’assassino viene istintivamente rifiutato. Il volto del manager è il volto del vincente, un modello. La parola legalità l’hanno banalizzata in una maniera tale che è meglio non usarla più.
La parola “legalità” è banale, è diventata banale. L’hanno resa banale.
Se ci vogliamo intendere, dobbiamo usare altre parole. La mafia si impossessa delle parole del linguaggio civile – “uomo d’onore”, “rispetto”, “onorata società”, “famiglia” – e le svuota. La mafia ruba il linguaggio, lo rende schiavo».
- Rita Borsellino (Palermo, 2 giugno 1945 – Palermo, 15 agosto 2018)
"I cespugli divennero rosa, poi rossi, e finalmente spuntò il sole dietro la collina. Una cosa sapevo: che il sole aveva acceso a quel modo anche il mare."
Casare Pavese, Il mare. Da "Feria d'Agosto"
SIAMO NATI TUTTI PREMATURI
Quanto sto per raccontarvi ha dello straordinario e sono sicuro che molti di voi non ne siano a conoscenza.
Hai mai notato quanto siano indifesi i neonati umani rispetto ai cuccioli di molte altre specie? Questa peculiarità ha una spiegazione evolutiva affascinante: in un certo senso, tutti i neonati umani nascono “prematuramente”.
Durante l’evoluzione umana, due caratteristiche fondamentali si sono sviluppate in parallelo. Da un lato, la nostra specie ha evoluto un cervello straordinariamente grande rispetto al corpo, alla base delle nostre capacità cognitive. Dall’altro, la locomozione bipede ha profondamente modificato la struttura del bacino femminile, restringendo il canale del parto per garantire equilibrio ed efficienza nel camminare.
Questi due adattamenti hanno generato un vero e proprio conflitto evolutivo. Un cervello più grande richiede un cranio più voluminoso, ma un bacino più stretto impone limiti severi alle dimensioni che il parto può tollerare. La soluzione trovata dall’evoluzione è stata un compromesso radicale: anticipare la nascita.
Per questo motivo i neonati umani vengono al mondo in uno stato di estrema immaturità rispetto ad altri mammiferi. Alla nascita non sono in grado di camminare, nutrirsi autonomamente né di regolare efficacemente la temperatura corporea. Il loro sviluppo neurologico è ancora in pieno corso e, nei primi anni di vita, il cervello umano cresce a una velocità impressionante, arrivando quasi a raddoppiare di dimensioni.
Una prova anatomica evidente di questa “nascita prematura” è rappresentata dalle fontanelle. Alla nascita, le ossa del cranio umano non sono ancora saldate tra loro e sono separate da ampie aree membranose. Questa struttura rende il cranio flessibile, permettendogli di deformarsi temporaneamente durante il parto e di attraversare il canale pelvico. Ma il loro ruolo più importante viene dopo: le fontanelle consentono al cervello di continuare a espandersi rapidamente senza essere costretto da un involucro osseo rigido.
Il fatto che il cranio umano non sia completamente formato alla nascita dimostra che lo sviluppo cerebrale non è affatto concluso. In molte altre specie, le ossa craniche sono già saldate al momento della nascita; nell’uomo, invece, la chiusura completa delle fontanelle avviene solo mesi o anni dopo, quando la crescita del cervello rallenta. Nasciamo, letteralmente, con un cervello ancora in costruzione.
Se la gravidanza umana durasse abbastanza a lungo da permettere al cervello di completare il suo sviluppo prima della nascita, il parto sarebbe fisicamente impossibile. Il “parto prematuro” umano è quindi un compromesso evolutivo che ha reso possibile sia la crescita di cervelli eccezionali sia il mantenimento della postura eretta.
Siamo una delle specie più vulnerabili alla nascita, ma è proprio questa vulnerabilità iniziale ad aver reso possibile ciò che siamo diventati.
da Nuovi Mondi - Astronomia e Scienza

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L’AMICO DELLE VONGOLE SGUSCIATE
Se vi chiedete come mai anche altri big del giornalismo frequentassero quel lestofante di Valterino Lavitola, perché ne siano diventati amici e abbiano perfino contribuito al suo sondaggio su Ranucci leader del campo largo.
“Vede, io sono uno di quegli amanti degli spaghetti alle vongole che vivono nel tormento interiore del vederseli serviti quasi sempre con tutti i gusci. Col tempo che perdi a sgusciare le vongole, gli spaghetti si freddano e poi diventa complicato assaporarli… Ecco, Lavitola mi fece servire gli spaghetti con le vongole già sgusciate, senza aglio e senza spezie”.
(Paolo Mieli oggi sul Corriere della sera)
«GLI IMBUCATI DELL'ESTATE» DI MARCO TRAVAGLIO
FQ 14 AGO 2026
GRANDE MARCO!... PRECISISSIMO IL SUO INCIPIT!!!
«In questo Paese di vili, forti coi deboli e deboli coi forti, lo sport nazionale è il calcio dell’asino: l’attacco all’avversario a terra che non può difendersi. Ora tocca a Ranucci che, non essendo accusato di nulla, non deve difendersi da nulla (a parte la sciagurata amicizia con Lavitola, che però è affar suo: sono i politici, non i giornalisti, a dover rendere conto delle frequentazioni e comportarsi con “disciplina e onore”). Ogni giorno salta su qualcuno a dare lezioni di giornalismo a Report e/o Ranucci (specie quelli di Ruby nipote di Mubarak) o a fingersene vittima. Di Pietro dà un’intervista al Foglio, che l’ha calunniato per anni, per ricordare che “ciò che sta subendo Ranucci” lo subì lui “proprio da Report”. Vero: nel 2012 uno scombiccherato servizio su case e fondi elettorali segnò la sua fine politica. Peccato che Ranucci non fosse né l’autore né il conduttore, quindi non ci azzecca.
Fra gl’imbucati nel caso dell’estate non poteva mancare Renzi: “Sono stato massacrato per anni da Report sulla storia dell’autogrill, una vicenda allucinante su cui la verità è tutta da scrivere”, e “dopo la confessione di Lavitola potrei dire molto”, ma “preferisco rimanere garantista e lasciare ai bravi magistrati il compito di fare chiarezza”. Finale vittimistico passivo-aggressivo: “Meglio non pensare al metodo Report contro gli avversari, prendere gli occhiali e gustarsi l’eclissi”. Cosa c’entri la confessione di Lavitola con l’incontro fra lui e lo spione Mancini all’autogrill di Fiano il 23.12.20, mentre l’italomorente stava rovesciando il governo Conte-2, non è dato sapere. In effetti fu una “vicenda allucinante” (una delle tante della sua biografia), ma a fare chiarezza hanno già provveduto i “bravi magistrati” di Roma: così bravi da radere al suolo tutti i sospetti complottisti lanciati da Renzi. Il quale denunciò per “spionaggio di pubblici ufficiali” la insegnante che aveva ripreso il summit col telefonino e inviato il video a Report, perseguitandola con l’accusa di essere un’agente segreta inviata da oscure forze antirenziane. Poi denunciò Report per “violazione del segreto di Stato” per aver identificato nel dirigente Dis Mancini (salvato proprio dal segreto di Stato nelle inchieste su sequestro Abu Omar e spionaggio Telecom) il tizio che confabulava con lui. Naturalmente le denunce furono archiviate perché erano tutte fregnacce: la prof era solo una prof che “non risulta aver mai avuto rapporti diretti o indiretti” coi Servizi; e svelare l’identità di Mancini, “pressoché di dominio pubblico”, non violava alcun segreto di Stato. La prof fece il proprio dovere di cittadina e Ranucci di giornalista: l’unico che deve ancora dare spiegazioni, possibilmente un po’ meno ridicole dello scambio di “babbi” natalizi, è Renzi. Quindi sì, meglio guardare l’eclissi: la sua.»
da Assange Libero
" Nonostante le modeste aspettative, la città era riuscita a deluderlo. Qualcuno aveva anche provato a spiegarglielo, però senza successo: mentre altri paesi della zona investivano i proventi del petrolio in armamenti, lí era meglio, gli avevano spiegato, perché puntavano sull'arte e sulla scienza. Erano i sostenitori del MAD, il Modello Abu Dhabi: una schiatta infida di arrampicatori sociali senza scrupoli. Gente qualificata o qualificatissima, con un dottorato, che in cambio di uno stipendio sontuoso, abbondanti fondi per la ricerca, pochi e gratificanti oneri d’insegnamento, servizi perfettamente funzionanti in strutture moderne e razionali era disposta a rinunciare al suo paese, all'Italia! Cioè a decenni di precarietà con stipendi modesti o inesistenti; fondi per la ricerca ridicoli, oppure abbondanti ma divisi fra gli amici degli amici; carichi di insegnamento mostruosi; e quotidiani, umilianti disservizi in edifici fatiscenti, circondati dal disprezzo dei connazionali, accaniti consumatori, questi ultimi, di oroscopi e farmaci omeopatici. Va bene.
Ma Abu Dhabi restava comunque quello che sembrava, quello che in effetti era: un posto fantasma in cui si costruisce a piú non posso; vastissime distese desolate da cui sorgono torri destinate non si capisce bene a chi; imponenti arterie a otto o dieci corsie percorse da macchinoni con i vetri oscurati, e strade frequentate solo da muratori e elettricisti col casco giallo in testa; la piú grande moschea del mondo, al cui interno si trova con buona probabilità anche una delle piú alte concentrazioni mondiali di orologi d’oro, ai polsi dei fedeli e delle loro mogli; ristoranti sul mare dove, al riparo di alte palizzate, scorre a fiumi l’alcool altrove proibito; grattacieli e musei splendidamente disegnati da star dell'architettura; e ancora, reggimenti di condomini in costruzione, in regolare scacchiera, per chilometri in mezzo a un nulla che evidentemente esercita qualche attrattiva su qualcuno, ma su chi, e soprattutto perché? Completava il quadro un campus universitario di americana perfezione nei cui magnifici viali alberati passeggiavano pochi studenti, in compenso popolato da inservienti fulminei nello spazzare via ogni granello di polvere, da uscieri che osservavano h24 usci che si aprivano tre volte al giorno, con sale studio luminose e semideserte, e addirittura una pista di atletica indoor su cui lo scienziato, in una settimana, non ha mai visto allenarsi alcun atleta. "
Guido Barbujani, Soggetti smarriti. Storie di incontri e spaesamenti, Einaudi (collana Super ET Opera Viva), febbraio 2022¹; pp. 44-45.

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Fai una lista delle cose che vuoi.
Bertolt Brecht moriva a Berlino Est il 14 agosto 1956.
Dopo le pressioni di Matteo Salvini contro Sigfrido Ranucci e la richiesta di allontanarlo dalla conduzione di Report, la vicenda arriva anche a Bruxelles.
L’europarlamentare Sandro Ruotolo ha deciso di rivolgersi direttamente alla Commissione europea, chiedendo di verificare se le parole e le iniziative del vicepresidente del Consiglio possano configurare un’interferenza politica sull’indipendenza del servizio pubblico, alla luce dell’European Media Freedom Act.
E le sue parole sono chiarissime:
"Abbiamo scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen per richiamare la sua attenzione sulle ripetute dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, storico programma di giornalismo d'inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo italiano, e sulla richiesta rivolta alla Rai di sospenderlo dalla conduzione del programma. È una questione che riguarda direttamente l'indipendenza del servizio pubblico e l'applicazione dell'European Media Freedom Act.
Non può essere il vicepresidente del Consiglio a decidere il futuro professionale di un giornalista della Rai.
E non può essere il Governo a stabilire chi debba o non debba condurre un programma del servizio pubblico.
Sull'attentato subito da Ranucci indaga la magistratura e spetta esclusivamente alla magistratura accertare fatti, movente e responsabilità.
Allo stato degli atti, l'ordinanza del giudice non attribuisce a Ranucci alcuna conoscenza preventiva o partecipazione al piano.
Trasformare la vittima di un attentato nell'imputato politico della vicenda è inaccettabile e altrettanto grave.
Quando uno dei più alti rappresentanti del Governo chiede pubblicamente e ripetutamente alla Rai di sospendere uno specifico giornalista entra direttamente in una sfera che deve rimanere autonoma dal potere politico. L'European Media Freedom Act è molto chiaro: l'articolo 4 tutela l'effettiva libertà e indipendenza editoriale dei media e vieta alle autorità pubbliche di interferire o tentare di influenzarne le politiche e le decisioni editoriali.
L'articolo 5 impone agli Stati membri di garantire l'indipendenza editoriale e funzionale dei media di servizio pubblico. Per questo abbiamo chiesto formalmente alla Commissione europea se le dichiarazioni e le richieste di Salvini alla Rai possano configurare un'interferenza o un tentativo di influenza politica sulle decisioni editoriali del servizio pubblico, in violazione degli articoli 4 e 5 dell'Emfa, e quali iniziative la Commissione intenda assumere per garantirne il pieno rispetto. Report rappresenta l'essenza del servizio pubblico. Il giornalismo d'inchiesta, per sua natura, deve essere libero e indipendente, deve indagare il potere, non stare nella scuderia di Palazzo Chigi. La Rai ha bisogno di Report, ha bisogno del giornalismo d'inchiesta e di giornalisti liberi di fare il proprio mestiere. La politica faccia la politica. La magistratura faccia il proprio lavoro. E la Rai sia finalmente libera e indipendente dal potere politico".
È difficile dirlo meglio.
Il punto è semplice: in una democrazia il potere politico non può scegliere quali giornalisti debbano parlare, quali programmi debbano andare in onda e quali inchieste siano politicamente gradite.
La politica faccia la politica. La magistratura faccia la magistratura. Il giornalismo faccia il giornalismo.
E il servizio pubblico appartenga ai cittadini, non a chi governa.
Bravo Sandro!
Donato Arnesano
Il 23 gennaio 1973 il Movimento studentesco aveva organizzato per la serata un’assemblea all’università Bocconi di Milano. Fino a quel giorno, pur essendo l’accesso alla facoltà consentito solo agli studenti iscritti, le autorità universitarie avevano sempre chiuso un occhio sulla partecipazione degli esterni. Quella sera, senza motivazione alcuna, agenti di polizia chiamati dal rettore Giordano dell’Amore si presentarono all’ingresso e coadiuvarono il personale universitario nel controllo dei libretti. Cominciarono le proteste dei giovani del Movimento, che non servirono però a risolvere la situazione: molti di loro vennero allontanati con durezza dagli agenti. Il clima divenne teso e poco prima delle undici iniziarono gli scontri tra gli studenti e cento agenti di polizia. Quando ormai gli studenti fuggivano in via Sarfatti e Bocconi partirono alcuni spari, che colpirono alle spalle l’operaio Roberto Piacentini e lo studente Roberto Franceschi. Quest’ultimo sarebbe morto dopo una settimana di agonia. Nipote di un esule antifascista, Roberto era uno studente brillante, un ragazzo serio e preparato, e da anni era impegnato nelle battaglie del Movimento studentesco. Il giorno seguente, mentre gli universitari occupavano la Bocconi e nelle fabbriche milanesi veniva dichiarata un’ora di sciopero, la questura prima sostenne che il ragazzo era morto per un sasso lanciato dai suoi colleghi, e poi per un colpo fortuitamente partito all’agente Giovanni Gallo mentre scivolava. La versione apparve subito lacunosa e mendace, e venne smentita da un testimone, l’avvocato Marcello della Valle. A quel punto le pubbliche autorità cambiarono ancora la ricostruzione sostenendo che Gallo, in preda a un raptus, aveva sparato per difendersi da una molotov che avrebbe incendiato un veicolo sul quale si trovava, e a sostegno di tale tesi venne pubblicata una foto che ritraeva il berretto dell’agente in fiamme. Da lì a poco però una perizia psichiatrica dimostrò che Gallo era perfettamente in grado di intendere e volere, e soprattutto si appurò che la foto, scattata un’ora dopo i fatti, era una messinscena. La questura allora partorì l’ennesima versione; Gallo aveva sparato in aria e il proiettile, seguendo traiettorie surreali, aveva colpito Franceschi. Infine le autorità misero in mezzo anche il brigadiere Puglisi, sostenendo che anche lui aveva sparato, e non si poteva dunque stabilire la paternità del colpo. Seguirono svariati processi che interessarono i due agenti e altri colleghi, che si risolsero in una serie di proscioglimenti per "insufficienza di prove". Solo nel 1999 in sede civile venne riconosciuta la responsabilità dello stato per la morte di Franceschi.
Roberto è uno dei 365 morti di stato che raccontiamoi nel nostro almanacco "Morire di stato". Info nel primo commento.
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Ma come mei non ti fidi delle FDO?
𝟏𝟑 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟗𝟔𝟏 - Il Muro di Berlino
Poco dopo la mezzanotte scatta l'Operazione Rose. Migliaia di soldati e operai della Germania Est si riversano nelle strade di Berlino. Non posano subito mattoni, ma srotolano chilometri di filo spinato, scavano l'asfalto e sbarrano gli incroci.
Quando la città si sveglia, famiglie, amici e colleghi si ritrovano divisi. Quello che diventerà il Muro di Berlino nasce come una lacerazione improvvisa del tessuto urbano, simbolo della Guerra Fredda.
da Focus Storia

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Per comprendere l'eccezionalità della Rivoluzione Cubana bisogna guardare alla cartina geografica attraverso le lenti spietate della Dottrina Monroe e del cosiddetto Destino Manifesto. Washington aveva da tempo eletto il Mar dei Caraibi a proprio lago privato, considerandone le isole e le coste come un'appendice naturale del proprio impero, dove installare dittature feroci, sfruttare le risorse e garantire il controllo militare. L'irruzione della guerriglia sulla Sierra Maestra ha rappresentato uno schiaffo in pieno volto a questo ordine neocoloniale. Fidel comprese fin dal principio, studiando le lacerazioni e i tradimenti che avevano affossato le guerre d'indipendenza dell'Ottocento, che la sopravvivenza di un processo rivoluzionario a novanta miglia dalle coste della Florida richiedeva un'arma inedita, ma potente ed efficace. Quell'arma era l'unità. Non una parola d'ordine retorica, ma una ferrea necessità tattica e strategica. La paziente tessitura di alleanze, dal Patto di Miami al fronte comune con le diverse anime della sinistra, ha permesso a un pugno di ribelli di trasformarsi in un esercito di popolo, sventando i tentativi di frammentazione fomentati dall'esterno e gettando le basi per la costruzione di uno Stato sovrano in grado di resistere a decenni di assedio economico, a centinaia di attentati e a un isolamento diplomatico orchestrato dall'Organizzazione degli Stati Americani Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza
Sembra la vetrata di una chiesa, ma queste sono le ali di una libellula fotografate da Kelly J. Rebar.
La libellula è un insetto affascinante noto per le sue ali iridescenti, che possono riflettere la luce e sembrano cambiare colore mentre la libellula si muove.
Muovendo le sue ali leggere e trasparenti, stile elicottero, è in grado di raggiungere una velocità di circa 50km orari! Le altre caratteristiche del suo volo sono di riuscire a battere le ali per venti volte circa al secondo, a stare sospesa a mezz’aria, e addirittura a volare all’indietro. Questo è possibile perché la libellula è dotata di ben quattro ali, che riescono a muoversi indipendentemente l’una dall’altra.
Kelly j Rebar pixpa com