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Hanno abboccato alle balle di Berlusconi, poi di Salvini, poi della Meloni, ora a quelle di Vannacci ... è il destino dei cretini
Ma cosa ha prodotto tutto questo? Non siamo diventati stupidi all’improvviso. Questa non è solo una crisi culturale: è un addestramento sistematico che premia l’idiozia ed esalta l’ignoranza.
Io vengo da un tempo in cui le parole pesavano. Prima di parlare si ascoltava, prima di giudicare si cercava di capire. Negli ultimi decenni invece ho assistito a un progressivo imbarbarimento non dirò della cultura, ma proprio dell’essere umano. I social media ne sono l’esempio perfetto. I social non informano: eccitano. Non spiegano: semplificano. Non creano il dialogo: mettono gli uni contro gli altri.
Sono lo specchio di una società che ha reso ridicola la critica, sospetto il dubbio, noiosa la competenza. Ci vuole una resistenza quasi eroica per sottrarsi a tutto questo. In un mondo che ti vuole stupido, pensare è già una forma di disobbedienza. Perché mentre tutto spinge verso l’idiozia, pensare resta l’ultima forma di resistenza.
Umberto Eco
LA RUSSIA NON INVADERA’ L’EUROPA, LA RUSSIA NON INVADERA’ L’EUROPA, LA RUSSIA …..
Magari a forza di ripeterlo quelli che leggono i giornali senza capirci nulla se ne renderanno conto. Certo dipende dai giornali che si leggono perché ci sono alcuni che sono delle vere e proprie “chiaviche” pagati per seminare terrore e giustificare i miliardi tolti agli investimenti per il nostro benessere. Sarebbe di fondamentale importanza che le persone sappiano distinguere, conoscano le direttive di un quotidiano e si rendano conto se una notizia è pura propaganda, verità o propaganda e verità mescolate. Sarebbe anche importante che conoscano i giornalisti e la loro affidabilità ma se uno segue un giornalista prima o poi se ne rende conto. Non è complicato, basta saper usare lo spirito critico. Il problema è sapere se una persona è ancora in grado di porsi le domande e discernere e ce ne sono veramente tante che non lo sono!! Ma i responsabili di partito sanno benissimo chi è affidabile ed eventualmente da chi è pagato. Certo se uno crede ai telegiornali Mediaset ed è convinto che siano affidabili c’è poco da fare!!!
IL CAMPO LADROV
MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 12.07.2026
I soliti idioti parlano di “Campo Lavrov ” perché Conte, dal palco di Napoli, ha osato dire che “stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti, ma persino il comandante delle forze Nato ha detto al FT che la Russia non minaccia l’Europa”. Tutti gli analisti seri sanno che Putin non vuole né potrebbe invadere l’Europa, cioè la Nato (ha invaso l’Ucraina proprio perché non ci entrasse, infatti non se ne parla più). E tantomeno l’Italia, che non ha nemici, salvo quelli che ci impongono di volta in volta gli “amici” yankee. È semmai il fronte più oltranzista della Nato (le repubblichette baltiche e – a giorni alterni – Varsavia, Berlino e Londra) che usa il riarmo per minacciare Putin, così magari agisce prima dell’ “attacco preventivo alla Russia” auspicato da quell’altro genio Nato del generale Cavo Dragone. Siccome ai tossici di Fentanyl bellicista pare brutto dire la verità, Conte s’è beccato del “putiniano” che nega “l’aggressività di Putin, dal fronte orientale alla guerra ibrida che combatte da noi arruolando spioni” (questo è De Angelis, teneramente convinto che in Italia le uniche spie in circolo siano russe). Purtroppo Conte non ha citato né Putin né Lavrov, ma il generale Usa Alexus G. Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, che citando “le informazioni di intelligence” dichiara (e il FT riporta): “La Russia non cerca un conflitto con la Nato. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’, comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. I poveretti del Foglio, affranti, han cercato un portavoce per fargli “smentire le balle di Conte”. Ma invano: Putin non ha interesse ad attaccarci e comunque un conto è battere l’Ucraina armata fino ai denti ma scarsa di soldati, un altro è fronteggiare l’Europa, che spende il triplo della Russia in armamenti ed è alleata con gli Usa che spendono sette volte, senz’alcun bisogno di aumentare le spese militari. Dire poi che da tre anni i russi avanzano e gli ucraini arretrano non è putinismo: è realismo. Sennò dovremmo dare dell’antibrasiliano e antitedesco a chi dice che Brasile e Germania sono fuori dai Mondiali. Può dispiacere, ma è così. Invece pare che la Schlein sia irritata con Conte perché certe cose “non si dicono dal palco”. E dove si dicono? L’analisi del conflitto russo-ucraino, delle cause e delle soluzioni, riguarda il futuro dell’Italia come vettore di una nuova cooperazione euro-russa contro chi fomenta sempre più guerre per comprare sempre più armi. E non è una delle tante questioni: è “la” questione, perché il riarmo – se non viene fermato subito – rapinerà le future generazioni di ogni speranza su una sanità, una scuola, un welfare e un salario decenti. Chi vaneggia di Campo Lavrov sta imbandendo la tavola del Campo Ladrov.
Mauro Coltorti
Caro titolare di uno stabilimento balneare che hai definito "pezzenti" tutti noi che amiamo le spiagge libere,
mi devi perdonare, ma continuo ad avere il dubbio di non aver capito cosa intendessi.
Forse sul concetto di "lusso" abbiamo frequentato scuole diverse.
Perché vedi, mentre tu eri impegnato a calcolare quanti centimetri di spiaggia potevi sottrarre al genere umano per guadagnare ancora di più, forse ti sei perso il mare.
Quello vero.
Quello che non distingue tra chi arriva con una Panda del 2003 e chi con un SUV da centomila euro.
Sai, il mare ha questo difetto terribile: tratta tutti allo stesso modo.
E così ti è sfuggita la bellezza di arrivare al mattino e scegliere dove stendere un asciugamano senza consultare una mappa catastale.
Il privilegio di camminare sulla sabbia senza seguire il corridoio obbligatorio.
Il silenzio, senza l'animatore che alle tre del pomeriggio ti stordisce con la baby dance a volume aeroportuale.
Ci hai chiamati "pezzenti".
Può darsi.
Dopotutto siamo quelli che trovano straordinario qualcosa che non si può comprare.
Però il bello è che dopo le tue parole è successa una cosa curiosa.
Il sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione, ti ha risposto annunciando la volontà di restituire oltre l'80% delle spiagge alla collettività.
Un risultato notevole.
Nel tentativo di difendere le concessioni, hai finito per fare pubblicità alle spiagge libere meglio di qualsiasi ambientalista.
E allora ti ringrazio per averci definito pezzenti.
E colgo l'occasione per rivolgere lo stesso invito a tutti i sindaci d'Italia: ABBIATE IL CORAGGIO DI SEGUIRE QUELLA STRADA. Restituite sempre più spiagge ai cittadini. Perché il mare non è un privilegio da affittare, ma un bene comune da custodire.
Buona estate.
Noi saremo quelli senza braccialetto, senza fila assegnata e senza bisogno che qualcuno ci spieghi dove possiamo guardare il tramonto.
In rappresentanza di tutti noi cittadini liberi
(e fieri di essere PEZZENTI),
Massimiliano Caruso

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Banksy art
Se vuoi farlo, non hai scuse. Se non vuoi, dillo: almeno non avrai illuso nessuno.
Questa street poetry risale al 2020, quando in piena pandemia uscivo con la scusa di andare a fare la spesa per scrivere qualche poesia in giro (o viceversa, chi lo sa) ❤️
Poesia di Strada a Roma, Poeta della Serra, 2020

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Vannacci ha fondato un'associazione chiamata "Generazione Xa", ha creato un centro studi chiamato "Rinascimento Nazionale" e durante la campagna elettorale europea ha invitato gli elettori a segnare "una decima" sulla scheda, spiegando poi che si riferiva alla Decima MAS della Regia Marina, non a quella della Repubblica Sociale Italiana. Una distinzione sottile, se non ipocrita, perché la Decima MAS che tutti conoscono è proprio quella del 1943-1945, l'unica entrata nell'immaginario collettivo.
Quella Decima, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, si schierò con i nazisti e si macchiò di crimini documentati: torture di partigiani con stracci imbevuti di benzina dati fuoco lentamente, fucilazioni sommarie, rastrellamenti di civili, impiccagioni pubbliche con cartelli al collo, stupri, saccheggi. I corpi dei partigiani venivano esposti in piazza con la X incisa sul petto e un cartello: "È passata la Decima."
Questi crimini rimasero sepolti fino al 1994, quando nel cosiddetto "Armadio della vergogna" di palazzo Cesi-Gaddi a Roma furono ritrovati 695 fascicoli su stragi nazifasciste volutamente nascosti per ragioni di "convenienza politica."
Il comandante della Decima, Junio Valerio Borghese, condannato e poi liberato grazie all'amnistia Togliatti, divenne presidente del MSI, il partito da cui discende direttamente Fratelli d'Italia. Nel 1970 tentò un colpo di Stato.
La storia non si dimentica. Si nasconde, si traveste, si riporta in campagna elettorale con un nome leggermente diverso.
Ma è sempre quella roba lì.
La merda non diventa cioccolato.
Cesare Di Trocchio
E se non ti chiama?
Buongiorno a chi c'è ☕️🎶🎷
Perché stiamo assistendo passivamente alla fine dello Stato sociale.
Parto con un po' di storia, e di complottismo.
Nel 1998 con il Decreto Legislativo n. 58, meglio noto come Testo Unico della Finanza (TUF) o "Legge Draghi" (dal nome di Mario Draghi, allora Direttore Generale del Tesoro e principale architetto della riforma), fu introdotto l'obbligo per chi superasse in una società il 30% della proprietà di lanciare un'OPA (Offerta pubblica d'acquisto) sull'intera società. Le motivazioni addotte furono molteplici e tutte riconducibili alla tutela degli azionisti di minoranza.
Ma in realtà l'effetto fu un altro.
Lo Stato italiano aveva avviato con grande lena l'opera di privatizzazione ed era sceso o stava per scendere al di sotto del 30% in quasi tutte le sue società partecipate. Con l'introduzione del vincolo del 30% introdotto da Draghi, in pratica, si rendeva la scelta della privatizzazione definitiva perché dopo essere scesi sotto il 30% non sarebbe stato più possibile, se non a costi folli, ricomprare le quote cedute.
Ciò ha significato che oggi, mentre le partecipate di Stato (Eni, Enel, Terna, italgas) distribuiscono 12/14 miliardi di euro di dividendi, lo Stato italiano ne incassa circa 3. Un po' poco.
Per di più non ha più alcuna possibilità di fare politiche di programmazione in materia energetica, lasciata al 70% degli azionisti privati, in larga parte i grandi fondi Usa.
Ma l'esiguità delle entrate derivanti dai dividendi delle partecipate di Stato si lega alla questione più generale della scarsità delle cosiddette entrate extra tributarie, quelle cioè che non dipendono dalle tasse e dalle imposte.
Il totale nel 2025 è stato di circa 72 miliardi, con una composizione molto particolare.
La parte più consistente sono state le entrate del Pnrr per circa 40 miliardi: un dato, è bene ricordarlo, una tantum perché altrimenti la voce "rimborsi e poste correttive" è decisamente più bassa.
Ci sono poi ben 10 miliardi di euro che derivano dai proventi di Giochi e lotterie; in buona misura da ludopatie
Altri 5 miliardi derivano in larga parte dalle privatizzazioni - in particolare cessione di quote di Mps, Eni e altro - a cui si aggiungono i Diritti per il rilascio di documenti (passaporti, carte d'identità), canoni per le concessioni (frequenze TV, concessioni demaniali).
In merito alle concessioni demaniali è bene ricordare che l'entrate dalle concessioni balneari è di poco inferiore ai 100 milioni, pari a meno dell'1% del fatturato del settore, mentre le concessioni aeroportuali e portuali non arrivano a 300 milioni.
Poco più di 3 miliardi derivano dalle multe, voce nella quali confluiscono le entrate dei condoni.
Ora la domanda finale è semplice, e complottista.
Ma che politica è quella che consente un insieme di entrate per la collettività che si compongono di una sostanziale rinuncia alle entrate da monopoli naturali come quello dell'energia, di un'assenza di gettito sull'utilizzo dei beni comuni, di un cinico sfruttamento di una patologia come quella del gioco, di un continuo ricorso ai condoni e di una adozione di ulteriori privatizzazioni?
Secondo me, la risposta è una sola: si tratta di una politica che vuole demolire il senso di comunità sociale a tutto vantaggio di un insieme di privilegi che il neoliberalismo ha definito mercato.
Alessandro Volpi
Alla cerimonia degli Oscar del 1966, Lee Marvin salì sul palco per ritirare il premio come miglior attore. Guardò il pubblico e disse: "Credo che metà di questo premio appartenga a un cavallo che sta galoppando da qualche parte nel Nevada."
La sala scoppiò a ridere.
Lui era completamente serio.
Quel cavallo era Smoky, un cavallo sordo che con Marvin condivise molte delle scene più memorabili di Cat Ballou. Mentre l'attore interpretava l'eccentrico e apparentemente ubriaco Kid Shelleen, Smoky imitava i suoi movimenti con una precisione sorprendente, barcollando e ondeggiando come se fosse ubriaco anche lui.
La performance dell'animale fu così acclamata che l'American Humane Association gli conferì un premio speciale. Per Lee Marvin, Smoky aveva contribuito così tanto al successo del film da meritarsi di condividere l'Oscar.
Quello era il suo personaggio.
Ciò che pochi presenti quella sera sapevano era la storia dietro quell'attore.
Nel giugno 1944, durante la battaglia di Saipan, Marvin aveva vent'anni e prestava servizio come marine nella 4ª Divisione Marine degli Stati Uniti.
In pieno combattimento fu colpito da una mitragliatrice giapponese e riportò una grave ferita che danneggiò il nervo sciatico. Trascorse più di un anno in ospedali navali per riprendersi, e molti dei suoi commilitoni non fecero ritorno vivi.
Quell'esperienza lo accompagnò per il resto della sua esistenza.
Alla fine, la recitazione arrivò quasi per caso.
Mentre lavorava come assistente idraulico, sostituì un attore malato in una compagnia teatrale locale.
Quando gli chiedevano dove avesse imparato a recitare, rispondeva:
"Ho imparato a recitare in combattimento. A fingere di non avere paura quando in realtà ero terrorizzato."
Quell'esperienza segnò profondamente i loro personaggi.
Gli uomini duri.
Gli antieroi.
I personaggi spezzati in cerca di un'ultima possibilità di redenzione.
Cat Ballou gli permise di interpretare due ruoli molto diversi: Kid Shelleen e Tim Strawn. Quella doppia performance gli valse l'Oscar come miglior attore e rimane una delle interpretazioni più memorabili della sua carriera.
Nonostante il successo, Marvin non diede mai troppa importanza ai riconoscimenti materiali.
Conservò solo pochi oggetti particolarmente significativi: la statuetta dell'Oscar vinto, un riconoscimento del National Cowboy & Western Heritage Museum, un disco d'oro per la canzone "Wand'rin' Star", che fu un grande successo nel Regno Unito, e un tacco alto indossato da Vivien Leigh durante le riprese di un film. Una scena del film che amava particolarmente.
Quando morì, fu sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.
Sulla sua lapide non si fa menzione di film, premi o fama.
Si può leggere solo:
Lee Marvin
PFC
U.S. Marine Corps
Seconda Guerra Mondiale
Era il modo in cui voleva essere ricordato.
E, per lui, da qualche parte nella memoria del cinema, Smoky avrebbe continuato simbolicamente a condividere metà di quell'Oscar e una delle storie più affettuose di Hollywood.
dal web

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