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È che si era confuso, povero Carlo Nordio, per un attimo si credeva Presidente della Repubblica e quindi si è messo a distribuir grazie a destra e a manca, compresa quella all’assassino-gioielliere.
Quando ammazzi uno sei un assassino: è una questione di vocabolario non politico-ideologia.
Questa vicenda di Nordio, che è “solo” ministro della giustizia, ci dice tre cose.
La prima è che Carlo Nordio non conosce le prerogative del ministro della giustizia e men che meno quelle invalicabili del Capo dello Stato. Tant’è che Sergio Mattarella gliele ha dovute ricordare.
La seconda è che per Nordio e per gli altri ministri di Giorgia Meloni, ma anche per Giorgia Meloni, è iniziata la campagna elettorale che in questa fase, storica macchiata da Roberto Vannacci, si traduce in una gara a chi è più fascista e a chi fa cose più fasciste.
La terza, più preoccupante, è che se, anche grazie al sistema elettorale truffa ovvero il Melonellum, la destra stravincerà le elezioni per via di quell’antidemocratico premio di maggioranza, avremo come Presidente della Repubblica un Nordio o un La Russa.
Camerati insomma pronti, oggi lo sappiamo con certezza, a distribuire grazie ad assassini dal grilletto facile e ad altri pregiudicati così.
William Beccaro
È tutta feccia criminale che ha logorato il paese, togliendogli l'anima, rubando risorse pubbliche per truffe, appalti con mafiosi, aumenti dei propri stipendi e vitalizi, assunzioni di amici e parenti delinquenti. Fare finta che sia tutto "FANTASTICO" non può che alimentare questo crimine, perpetuandone l'infamia. Sostenere questi sporchi FASCISTI DELINQUENTI significa sostenere il male della propria patria.
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" Abitava col marito vicino al fiume, in una casetta di legno minuscola, dipinta di celeste, con i frontoni delle porte e delle finestre lavorati a intaglio. Davanti c'era un orticello con cavoli verdi, gialli e viola, ed il tutto faceva pensare alla dimora delle fate. L'interno era scrupolosamente pulito. Le finestre, ed anche le porte divisorie, erano riparate da cortine di pizzo a rete, lunghe dal soffitto al pavimento, ma il soffitto non era più alto di due metri. Ad una parete erano appese, fianco a fianco, due icone di cartone e (nello stesso formato) la fotografia di un ragazzo in divisa militare col petto costellato di medaglie. Il tavolo era coperto da una tela incerata, con sopra una zuppiera fumante, un grosso pane di segala dalla crosta scura e rugosa, quattro coperti e quattro uova sode. La nipote era una contadina robusta sulla quarantina, dalle mani rozze e dallo sguardo gentile: portava i capelli bruni coperti da un fazzoletto bianco legato sotto la gola. Accanto a lei sedeva il marito, un uomo anziano, dai corti capelli grigi appiccicati al cranio dal sudore della giornata; aveva il viso scarno ed abbronzato, ma la fronte era pallida. Di fronte, sedevano due bambini biondi, apparentemente gemelli, che sembravano impazienti di dare inizio al pranzo, ma aspettavano che i genitori ingoiassero la prima cucchiaiata; si sono affrettati a disporre altri quattro coperti per noi, di modo che siamo rimasti un po' pigiati. Io non avevo appetito, ma per non apparire scortese ho assaggiato un poco di zuppa; la padrona mi ha rimproverato con severità materna, come si farebbe con un bambino viziato: voleva sapere da me perché «mangiavo male». Faussone, in un rapido a parte, mi ha spiegato che in russo dire mangiare male è tanto come dire mangiare poco, allo stesso modo come da noi si dice mangiare bene invece che mangiare tanto. Io mi sono difeso come potevo, a gesti, smorfie e parole monche, e la signora, più discreta dei nostri due compagni di viaggio, non ha insistito. "
Primo Levi, La chiave a stella, Einaudi (Supercoralli Nuova serie); 1ª ed.ne 1978.
DISTRAZIONE DI MASSA
Avete fatto caso alle guerre? All'aumento del costo della vita? L'inflazione che sale senza soluzione di continuità? Alla benzina che ha superato i due euro al litro? beh, per non farvi angustiare il governo vi pone valide alternative:
- la famiglia nel bosco , un normale caso di cattiva condotta genitoriale,viene trasformatao in un caso che ha diviso l'Italia, fino alla boiata del ricevimento alSENATO di questa gente sicuramente disfunzionale.
- adesso finita l'eco della famiglia, abbiamo il caso ROGGERO.
UN UOMO CHE UCCIDE DUE PERSONE E NE FERISCE UNA TERZA , sparando alle spalle, non sembrandogli sufficiente, vilipende il cadavere. Quest'uomo era già pregiudicato per una minaccia con arma da fuoco.
Cui prodest et cui nocet questa risonanza? Giova al governo che distoglie l'attenzione dagli altri problemi, nuoce alla magistratura che è sempre nel mirino del governo.
Ecco a cosa servono le armi di distrazione di massa.
Mala tempora currunt, sed pecora parantur.
Enrica Perucca
A noi ci hanno insegnato tutto gli americani.
Se non c’erano gli americani… a quest’ora noi eravamo europei.
- Giorgio Gaber

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Se continua questo caldo, dovremo fare come a Coober Pedy nel deserto dell'Australia Meridionale, una città sotterranea dove circa la metà degli abitanti vive nel sottosuolo per sfuggire a temperature estive che superano i 50 °C.
Fondata nel 1915 dopo la scoperta di ricchi giacimenti minerari, è riconosciuta come la capitale mondiale dell'opale.
Il suo nome deriva dal termine aborigeno kupa-piti, comunemente tradotto come "uomo bianco nella fossa".
Le abitazioni sotterranee, chiamate dugouts, sono scavate direttamente nei fianchi delle colline argillose.
Sottoterra la temperatura rimane stabile tutto l'anno tra i 23 °C e i 25 °C, eliminando la necessità di aria condizionata o riscaldamento.
Le case non sono caverne buie, ma appartamenti spaziosi dotati di elettricità, internet, cucine moderne e standard abitativi elevati.
Grandi pozzi verticali collegano le stanze alla superficie per garantire il ricambio naturale dell'aria.
L'intera vita comunitaria ed economica di Coober Pedy si è adattata a questo stile di vita.
In città, cioè sotto la città, si trovano anche chiese, la Serbian Orthodox Church é interamente scolpita nella roccia arenaria con soffitti a volta e bassorilievi.
Ci sono bar, librerie, negozi di souvenir, musei e persino un campeggio al coperto dove piantare le tende.
La città ha fatto da sfondo a film celebri come Mad Max Oltre la sfera del tuono e Pitch Black.
DT Gomez
Sto guardando su RaiPlay “Specchio segreto” un programma degli anni ‘60 di Nanni Loy che riprendeva dí nascosto le reazioni della gente di fronte a delle situazioni inaspettate. Famosa quella dell’uomo che intingeva la brioche nel cappuccino delle vittime ignare. Le reazioni erano nella maggior parte dei casi divertite, tolleranti, curiose, amichevoli. Oggi sarebbe una rissa continua.
« Prima di aprire un cantiere il mio rito personale è di oziare dove esso sorgerà : non ricordo un solo progetto in cui io non sia stato sul posto, persino quando non c’era ancora un sito. È successo in Giappone per l’aeroporto del Kansai: passammo una mattina all’àncora con i giapponesi che avevano il mal di mare, ma io da buon velista no. Quando vai sul luogo capisci tante cose, parli con la gente, costruisci un ologramma mentale dentro il quale lavorare. Devi lasciar uscire dal terreno qualcosa, ti passano davanti dei fantasmi. Misuri cose non misurabili, i desideri, le aspirazioni».
- Renzo Piano
Nel 1960 Buster Keaton pubblicò a New York le sue memorie, che in Italia vennero tradotte da Feltrinelli. In queste memorie ricordò il suo passaggio a Genova come clown del Circo Medrano. Non parlò dell'Italia ricordando la pizza e gli spaghetti, come verrebbe da pensare, bensì la pasta al pesto. Nella descrizione della sua casa "...la nostra piscina è fatta di pietra naturale, decorata nei bordi con pietre che raccogliamo nei vari posti dove andiamo e ha il colore del mare di Genova." E poi un ricordo che lo emozionò, quando nel 1950, ormai attempato, partì in nave dal porto di Genova ed i camalli lo riconobbero, mettendosi ad urlare "Booster, Booster Keaton!!!" erano passati quindici anni dal suo ultimo film e quel momento, con la nave che si allontanava dalla banchina, gli restò nel cuore. Scrisse "Chi non vorrebbe vivere fino a cent'anni in un mondo dove tante persone ricordano con gratitudine ed affetto un ometto con la faccia impassibile che li ha fatti ridere tanti anni prima, quando sia loro sia l'ometto erano giovani?"
Mauro Salucci

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El Pret de Ratanà: il prete che Milano non ha mai dimenticato
Tra i personaggi più curiosi e amati della vecchia Milano c’è sicuramente don Giuseppe Gervasini, passato alla storia come el Pret de Ratanà.
Nato nel 1867, diventò famoso perché la gente comune andava da lui per chiedere consigli, benedizioni e rimedi con le erbe. Contadini, operai, malati e disperati arrivavano da ogni parte della Lombardia convinti che quel prete avesse un dono speciale.
Il soprannome nacque da Retenate, località dove aveva svolto il suo incarico di cappellano: nella pronuncia popolare milanese diventò “Ratanà”, un nome che sarebbe rimasto legato per sempre alla sua figura.
La sua casa a Baggio, in via Fratelli Zoia, diventò una meta di pellegrinaggio popolare. Davanti alla sua porta si radunavano persone in cerca di una cura, di una parola buona o semplicemente di un po’ di speranza.
Amato dalla gente ma anche al centro di discussioni e polemiche, il Pret de Ratanà rappresenta quella Milano di una volta fatta di cortili, cascine, tram affollati e personaggi diventati leggenda.
Ancora oggi il suo nome vive nei racconti dei milanesi: non solo un sacerdote, ma un pezzo della memoria popolare della nostra città.
Adam Basettoni